Lo Stato di felicità, John Lennon e Stefano

Senza nomeSarà perché in questi giorni la canzone Alice di Francesco De Gregori ri-arrangiata da Francè insieme a Luciano Ligabue risuona con infinita dolcezza in tutta Meleta.
O forse sarà perché amo talmente la natìa Italia che mai mi vorrei privare delle atmosfere uniche che il Bel Paese sa regalare in ogni angolo della penisola.
O forse sarà solamente un modo di esprimere la vicinanza e la solidarietà ad una famiglia che non conosco personalmente ma che sta vivendo da troppo tempo una situazione da non augurare nemmeno al tuo peggior nemico.

Sta di fatto che ho sempre nutrito un immenso sentimento di ammirazione verso le persone che sognano e si attivano per creare un mondo migliore, grande o piccolo che sia ma un mondo dove viene data una chance di sviluppo a sentimenti di pace ed armonia.

John Lennon è conosciuto in tutto il mondo e generazioni di persone hanno sognato con lui, riconoscendogli doti artistiche di altissimo spessore ed un impegno sociale veramente rilevante.
Erano gli anni ’70, c’era una inutile  guerra in Vietnam (inutile come tutte le guerre di armi e distruzione) ed il Beatle, insieme alla compagna Yoko Ono, gira il mondo per veicolare a suo modo un messaggio di pace universale, un messaggio nel quale si afferma con grande coraggio e determinazione che la creazione di un altro mondo è possibile: un mondo da vivere in armonia dove compito primario di ogni Stato è quello di rispettare le persone ed opinioni, un mondo dove lo Stato si impegna e cerca di perseguire la felicità.

Felicità intesa come bene collettivo e non come bene personale.

Lennon si è così presto scontrato contro le lobby di potere dell’epoca ma la cosa che per me risulta incredibile è che si è scontrato con i poteri forti per il solo fatto di irradiare un messaggio tanto semplice quanto immortale che dovrebbe essere alla base della costituzione di ogni civiltà: all we are saying is give peace a chance, e cioè tutto quello che stiamo dicendo è date una possibilità alla pace.

Una pace di cui è stata privata qualche anno fa la famiglia Cucchi: ed il nostro Stato sta a guardare, non sta facendo il suo dovere.

La triste vicenda legata a Stefano Cucchi in questi giorni ha nuovamente indignato un Paese intero: un’immensa omertà all’interno di frange di persone che lavorano per il bene pubblico, il bene comune, sta avendo la meglio sulla dignità di una persona, della sua famiglia, dei suoi cari. Anche il presidente del Senato Italiano, Aldo Grasso, è intervenuto sulla sentenza di assoluzione in secondo grado per i medici, gli infermieri e gli agenti penitenziari coinvolti nel caso di Stefano Cucchi. “Ci sono dei rappresentanti delle Istituzioni che sono certamente coinvolti in questo caso – ha detto Grasso – chi sa parli, abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, perché lo Stato non può sopportare una violenza impunita di questo tipo”.

Una nazione come la nostra, che è sempre in prima linea quando ci sono missioni estere per sostenere la pace nel mondo.
Una nazione come la nostra che sventola civiltà e si propone di insegnare ai più sfortunati come si vive nel bel primo mondo.
Una nazione come la nostra che si infanga in un modo tanto incredibile quanto assurdo lasciando in balìa di alcune bestie di Stato prima una persona e poi una famiglia che con grande dignità lotta per la far emergere la verità.

E per dare alla pace una possibilità.

Meleta sempre terra di pensieri liberi.

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