Tutte le strade portano a Meleta ovvero #Connect

Una nuova primavera veleggia nell’aria ed abbraccia tutta la valle di Meleta mentre il Favi si risveglia dal torpore invernale con uno scatto degno del miglior centometrista finlandese. Il verdeggiante territorio della mia terra natìa non smette mai di regalare emozioni al viandante che si trova o si perde per le strade di queste zone e proprio ieri ha stregato nuovamente il Favi. Mi trovavo per motivi ludici e di lavoro nella zona di Siena e, dovendo raggiungere nella tarda mattinata la località balneare di Follonica, decido di percorrere la famigerata Siena-Grosseto. Non appena arrivato nelle vicinanze della provincia di Meleta inizio ad incontrare sulla mia strada i cantieri creati per realizzare la doppia corsia di una strada infinita ma che attraversa, nel suo percorso, paesaggi di una bellezza veramente impressionante. In particolar modo, all’altezza del Ponte di Petriolo, rimango affascinato dall’opera umana di raddoppiamento del ponte: un nuovo ponte sta infatti sorgendo accanto a quello vecchio ed è veramente mastodontica l’opera di edilizia stradale messa in campo da ingegneri, operai ecc. Siamo d’accordo, i lavori su questa strada sono andati a rilento per tanti, troppi anni ma adesso devo constatare che la nuova strada è veramente a buon punto. Per fortuna. Superato l’affascinante cantiere del ponte continuo il mio road trip verso il mare e non avendo particolarmente fretta, caratteristica peculiare del Favi, esco a Civitella Paganico per poi proseguire verso Roccastrada fino a scendere a Braccagni ed imboccare quindi la Nuova Aurelia che mi permetterà di raggiungere Follonica. Ma non è questo il punto, non mi voglio sostituire al navigatore satellitare che meglio di me vi potrebbe descrivere il percorso. Il punto sono le strade. Eccezionali arterie di comunicazione per veicoli, merci, persone, sogni e pellegrinaggi notturni degni della tante volte citata provincia italiana. Strade che attraversano luoghi meravigliosi della nostra penisola, strade che collegano gli estremi dell’Italia passando attraverso culture millenarie fatte di arte, storia, gastronomia, dialetti e vere e proprie lingue, modi di vivere e di pensare. Sarà che sono da sempre innamorato delle strade che portano e girano intorno alla mia Meleta ma certo è che i nostri avi romani hanno veramente avuto delle lungimiranze eccezionali creando le varie Via Aurelia, Via Cassia, Via Flaminia ecc. permettendo alla Roma antica di essere un vero e proprio centro del mondo (anche se tuttavia alcune strade furono ereditate dagli Etruschi). Ed ancora oggi si continuano a costruire nuove strade, a migliorare in sicurezza e comfort le strade già esistenti ed in paesi più agli antipodi rispetto ai nostri la costruzione di una strada rappresenta senza alcun dubbio un fattore di giusta modernità per avvicinare popoli, culture, sogni e speranze. Ma altre strade hanno preso piede negli ultimi venti anni e cioè le infinite strade del web, le famose information highways. Strade digitali che collegano in maniera estremamente veloce tutti gli angoli del nostro mondo, che permettono scambi e condivisioni di esperienze, lo sviluppo di nuovi modi di fare commercio e più in generale nuove modalità di vita. Nuove modalità di vita. Personal computer, mini computer, tablet, cellulari, smartphone sempre collegati ad internet che hanno invaso e cambiato per sempre il nostro modo di comunicare. E quindi di vivere. Ed è qui che entrano in gioco le strade, quelle sterrate, quelle asfaltate, quelle che ci hanno lasciato in eredità i nostri antenati. Ed è qui che si mischiano con le highway digitali, quelle che noi lasceremo in eredità ai nostri figli. Il Favi utilizza e non condanna di certo la tecnologia che tanto ci da tutti i giorni ma certo è che si trova meglio a viaggiare in auto in una strada fisica, reale, rispetto al viaggiare in maniera digitale in tutti i luoghi dell’universo. In tutti i luoghi dell’universo ma al tempo stesso in nessun luogo. Ed è proprio qui che entra in gioco la nostra responsabilità di essere umani per dare un contributo importante alle generazioni che seguiranno le nostre. E’ fondamentale, vitale e sempre emozionante continuare a sbagliare strada per arrivare in un certo posto invece di essere sempre tutelati da un navigatore satellitare; oppure padellare clamorosamente una cena e mangiare male in un ristorante o in una taverna invece di consultare Trip Advisor e leggere centinaia di recensioni prima di scegliere un posto dove passare la serata. E’ necessario limitare la nostra dipendenza da internet come è assolutamente necessario limitare la dipendenza da social network &co che troppo spesso sostituiscono i nostri rapporti personali trasformandoli in rapporti digitali. E ripeto, badate bene che il Favi non è integralista riguardo alle nuove tecnologie che tanto bene producono alla nostra umanità: ma il percorso di democratizzazione e libertà che è insito nella natura del web, spazio dove chiunque può far sentire la propria voce ed il proprio pensiero a tutto il mondo, non deve essere rovesciato in uno spazio dove voler farsi per forza vedere e sentire in ogni modo possibile per ricevere in cambio consensi e gratificazione. Rovesciato nel senso che le nostre vite sono troppo intrise di socialità digitale, perdiamo troppo tempo a consultare e parlare con i vari facebook, twitter, instagram ecc. E questo non va bene, questo non è quello che voglio lasciare in eredità a chi un giorno vivrà in questo mondo. Un mondo troppo veloce e troppo sociale-digitale ma dove ognuno è comunque libero di decidere a quale velocità muoversi. Torniamo a respirare di più la strada e ad avere voglia di conoscere sempre nuove persone. Compriamo un libro e sfogliamo le pagine invece di leggere tutto on line. Acquistiamo un disco o un cd ogni tanto invece di limitarsi a scaricare le canzoni da internet e creare una playlist di tremila canzoni. E quando siamo a casa, con la ragazza, con la famiglia, oppure con gli amici al bar o a mangiare una pizza, dedichiamo tempo alle parole, quelle vere, quelle che escono dalla bocca e non a quelle prodotte da un dito che pigia lettere per scrive un sms, uno stato su facebook o un tweet parole#ashtag. E’ chiaro, siamo immersi nei social e pieni zeppi di cultura internet ed è giusto che ognuno abbia il suo spazio per rimanere in contatto con amici vicini e lontani, per lavoro, per hobby e per mille altre motivazioni. Ma ognuno, nel suo piccolo, può tranquillamente limitare la propria vita digitale per ritrovare quella che il Favi considera “la giusta dimensione”: una dimensione che ti fa guardare dritto negli occhi la persona che ti sta davanti o a fianco invece di chinare la testa con lo sguardo fisso su uno smartphone. Meleta free zone e da sempre terra di liberi pensieri. Pensieri tanto analogici e poco digitali. #Connect

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