L’incoerente giungla del mondo mobile lascia il Favi di stucco. @tratto da una storia vera.

tariffe_cellulariE’ tutto vero. E lo devo anche ammettere. Il Favi ritorna dopo qualche mese di assenza e dopo aver abusato dell’estate, dei suoi colori e delle sue intense emozioni di libertà e spensieratezza.
Adesso è però arrivato il momento di nuovi appuntamenti: nuove sfide e nuove storie attendono di essere raccontate dalla Terra di Meleta che volge verso una Maremma oramai autunnale e carica di funghi e castagne.

Ma bando alle ciance, entriamo a gamba tesa a sviscerare un argomento che mi ha toccato da vicino, direi quasi tamponato, durante la scorsa settimana o giù di lì.

Durante un pellegrinaggio nella zona artigianale commerciale di Siena denominata Via Massetana Romana, mi imbatto in un grande negozio di apparecchiature elettroniche e decido di entrare per fare una cosa molto semplice: cambiare la tariffa telefonica del mio cellulare. Per anni sono stato legato alle vecchie tariffe TIM gialla, arancione, rossa e verde (rimembranze di fine millennio) e non sono mai stato tentato di approfondire il mondo delle offerte mobile anche perchè, utilizzando spesso un cellulare aziendale, non avevo troppe necessità di tendere l’orecchio verso questo tipo di offerte.

Premesso che non voglio fare alcun tipo pubblicità nè in senso negativo nè in positivo, dovete sapere che il Favi di Meleta è cliente Tim da circa quindici anni e cioè dal suo primo cellulare che fu, lo Startac della Motorola.

Devo dire che qualche mese fa avevo iniziato ad interessarmi alle opportunità di risparmio mobile e così ho chiamato il call center del mio operatore per conoscere le offerte a me riservate. Vista la grande fedeltà dimostrata nell’arco di questo quindicennio, già mi immaginavo una super offerta nei confronti del Favi cliente con centinaia di variegate possibilità di scelta e combinazione in attesa di un mio cenno di intesa con l’operatore/operatrice del call center.

Ed invece niente. Ma proprio niente di niente.

In poche parole mi viene detto con algido tono che sul mio numero non è attiva nessuna promozione e se lo desidero posso approfittare di alcune offerte standard che mi peleranno dai 15 ai 20 €uro mensilmente.

Ma come è possibile??? Basta dare uno sguardo sul web o parlare con gli amici che escono fuori tariffe super vantaggiose e super economiche a disposizione di chiunque. Tutti spendono pochissimo per la gestione del proprio cellulare ed io invece non ho alcuna possibilità di accesso a tale cuccagna.

E qui salta fuori la vera sorpresa.

Sono sempre stato convinto, e tutti i miei studi mi hanno ancora più convinto di questo, che un cliente fedele va in qualche modo premiato, ammaliato con nuove offerte, ringraziato per la fiducia nei confronti di un determinato brand/azienda. Mi sembra una filosofia talmente scontata e banale (ma sempre molto complicata da mettere in atto per avere dei buoni risultati di customer care) che si sposa con naturalezza anche con la Favi philosophy. E non solo: ogni azienda, ogni negozio, ogni singola persona che riceve la fiducia di un altro essere umano deve in qualche modo meritarsi questa fiducia giorno dopo giorno. Un pò come in un rapporto di coppia, con le dovute proporzioni.

Ma rientriamo, questa volta con una scivolata degna di Pasquale Bruno ai bei tempi del Toro, nel megashop. Supero la cassa e mi dirigo verso il reparto cellulari deciso a cambiare la mia tariffa telefonica: voglio fortemente un’offerta che mi soddisfi. Me la merito, non posso credere alle parole del call center.
L’addetto che mi segue in questa trattativa è molto chiaro fin dalle prime parole: “Per lei, caro Favi, non c’è nessuna offerta particolare. Le uniche offerte che ci sono sono queste qua”. E mi presenta il depliant delle offerte che rientrano nel range di spesa di cui sopra: le stesse che mi aveva paventato il call center.
“Però possiamo fare così. Lei cambia operatore telefonico e dopo qualche giorno verrà contattato da Tim che sicuramente, per riaverLa come cliente, Le farà un’offerta vantaggiosissima e personalizzata”.

Sti cazzi.

In queste due sole righe di parole si capovolge una delle mie certezze economico-sociale. Non che non ne avessi mai sentito parlare di questo modus operandi all’interno della giungla delle tariffe mobile (e non solo, vedi anche il funzionamento commerciale del settore tv a pagamento) ma certo è che il cliente Favi viene abbandonato a se stesso fino a che non decide di cambiare azienda e solo a quel punto diventa interessante per la vecchia azienda di cui era fedelmente cliente. Incredibile. Disdicevole. Ma vero.

Non pretendo di essere uno specialista del mercato mobile nè tantomeno un super marketing manager ma proprio questa cura e gestione del cliente non la capisco.

Ma sono sportivo, non mi disunisco e vado avanti. Dovrò presto abbandonare Tim e cambiare operatore per poi ritornare Tim (con buona probabilità): per il momento accetto questa possibilità ma in modalità Favi e cioè stappando un ottimo Montecucco Colle Massari (un rosso che non ti aspetti, davvero da consigliare), girando la rotella del mio telefono fisso Sip e facendo il prefisso di Meleta.

Favi mobile a modo suo.

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