Vegan Meleta: dalla Russia a Siena con la promessa più bella che stoppa (finalmente) Baby K.

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Scorre l’estate 2018 nella terra di Meleta, la notte di luna piena è piacevole ma l’accordatore della chitarra faviana s’è impallato e quindi, nonostante le note nelle corde corrano veloci, questa sera la mano del Favi viaggia in modalità vegan 2.0.

E così, nonostante l’Italia calcistica sia fuori dal Mondiale di Russia 2018 e la Svezia vinca il proprio raggruppamento eliminatorio, il Favi si consola con le uniche certezze ancora in auge come la Birra Moretti da 66cl, Lo Squalo2 ed il Busty Giusty che muove i suoi tentacoli verso la turca Istanbul (città meravigliosa e ricca di veramente di tutto quello che può allietare lo spirito umano) nonostante sia nativo di Ankara.

Vigila la luna nella fertile Meleta, il Franco abbia con moderazione ed intuito ed il Favi si gongola nella dolce Maremma insieme al canto delle cicale brindando al Nuovo Mondo.

Un Nuovo Mondo che ha fatto sì che la natìa terra di Siena abbia spodestato la vecchia e desueta nomenclatura politica per andare incontro a nuovi anni di, auspicato, cambiamento.

Ma questo non basta, ci sono ancora troppe cose che agitano i pensieri del Favi.

Nel Nuovo Mondo del Favi la classe dirigente dovrebbe far sì che Baby K smettesse di cantare ed incidere dischi; che Neymar venisse definitivamente etichettato come giocatore privo di spirito di squadra ed invitato solo a partecipare a torneini paulisti di beach soccer; infine, che venisse riesumato il genio dei Beatles e proclamato lo stato indipendente di Meleta.

Ma ancora non è tempo della definitiva illuminazione.

Ed allora lo stato attuale delle cose vede un politico rampante come Salvini fomentare le folle e ricevere consensi più o meno giustificati ed il nostro Bel Paese traghettato da nuove figure verso politiche più coraggiose che speriamo portino l’Italia all’attracco in porti quantomeno tranquilli, non certo sicuri.

Il Favi si sveglia di soprassalto nella notte, non comprende ancora a pieno la portata di tutti questi cambiamenti, ma spera con tutto il cuore che Baby K smetta di cantare. Davanti ad un qualsiasi pubblico dico, a casa sotto la doccia può continuare.

Perchè chi cavalca le mode ed il business del momento talvolta non crea cultura e vorrei proprio che i figli di Meleta un giorno mi parlassero di Ticket To Ride o di People Are Strange.

Fermo restando Buffalo soldier.

Ma questa notte è diversa dalle altre e la contea di Meleta è in fermento perchè domani, anzi, oggi, anzi, tra poche ore, un amico di Meleta diventerà sposo e, nonostante per i Meletiani il matrimonio religioso non sia del tutto comprensibile, la contea ti fa e vi fa un grande in bocca al lupo.

Perchè promettere amore, rispetto e fedeltà non è cosa da tutti i giorni in questo nostro pazzo e veloce tempo.
Perchè questa promessa è quanto di più meraviglioso ci possa essere al mondo.

Meleta during the night, Favi stranger in the night.

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Incredibile a Meleta: tutte le forza politiche sono d’accordo, il Favi e la Dea annunciano il loro matrimonio (civile, sia chiaro).

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Oggi 23 febbraio seduto in quel caffè io non pensavo a te.

Mattina fresca in quel di Meleta, la neve ha imbiancato tutta la zona di competenza del Favi anche se la dolce collina che dirada verso la Maremma fa presagire ad una splendida e spensierata primavera.

E’ un periodo di riflessioni sociali, politiche e culturali per il Favi che guarda con sospetto alle elezioni politiche del 4 marzo.

E visto che anche “Baggio non gioca più” come dice anche il buon Cesare nella sua Marmellata#25, Meleta si trova un po’ spiazzata visto che ieri sera, in uno storico giovedì di Europa League, la Dea ha dovuto abbandonare la vecchia Coppa Uefa per mano dell’esperta formazione tedesca del Borussia Dortmund.

La Dea, l’Atalanta per tradurre dal magico alla classifica del televideo, è la squadra, l’anima della città di Bergamo. Una città bellissima, gente tagliata grossa, gente di cuore e di sudore.

La favola europea della Dea inizia durante questa fine estate, un po’ come il solstizio, dopo che la squadra di Mister Gasperini aveva conquistato la partecipazione a questa coppa con un brillante campionato 2016/2017.

I giocatori neroazzurri hanno schiantato squadre più o meno blasonate nella fase a gironi per poi scontrarsi andata e ritorno contro il Borussia Dortmund, gloriosa squadra tedesca che porta con sé successi nazionali, internazionali e mondiali.

Il Favi è da sempre simpatizzante della Dea, vuoi perché è sempre stata una squadra ricca di giocatori estrosi e di classe passando da Strömberg a Doni fino all’attuale stella argentina Papu Gomez.

Perché l’Atalanta è una bella società, fiore all’occhiello del calcio italiano: ha un ottimo settore giovanile, è una società economicamente e finanziariamente sana, un’azienda virtuosa e sa cosa significa essere espressione di una comunità, di una città.

Probabilmente l’ho amata da sempre e sicuramente da quando il Presidente Percassi si inventò quell’idea di portare ad ogni nato negli ospedali di Bergamo e provincia la maglia dell’Atalanta.

Una squadra, una società, una comunità ed una città che vivono di calcio. Di quello vero, dove anche gli ultras sono veramente un valore aggiunto. Magari si menano e cercano gli scontri come da loro mentalità ma sono portatori di valori veri, sinceri ed autentici, in primis l’appartenenza.

Insomma, merce rara.

La Dea è uscita dalla Coppa Uefa, la favola si è conclusa ma suo il ricordo strappa un sorriso e tante emozioni alla gente di Meleta. Grazie Gasp, grazie Atalanta.

E non finisce qui perché il volo pindarico del Favi collega in maniera stretta la favola della Dea alle prossime e fortunatamente adesso vicine elezioni politiche 2018.

Non scriverò qui nessun commento di destra, di sinistra, di centro o di nord, sud, ovest ed est.

Perché tutto quello che scorre sui giornali, nelle radio, in tv e nei famigerati social non rappresenta quello che è la valenza della parola politica.

Politica è pensare al bene del prossimo, politica è organizzare lo stato al meglio per il bene delle persone più in difficoltà, politica è godere del bene del prossimo.

Roba che probabilmente io non ho manco mai né visto né assaporato.

Sento parlare di neofascismo, di comunismo, di antagonisti, di razzismo, di immigrazione e di tanti altri temi che giorno dopo giorno vengono puntualmente portati all’esasperazione per accaparrarsi un voto in più e per non far pensare a come veramente governare in maniera illuminata la nostra meravigliosa e stanca Italia.

Tambureggianti slogan, massacranti e continui video, maree di promesse che mirano solamente a creare una grandissima confusione in un paese nel quale i nostri futuri governanti pensano tanto alla forma e molto poco, troppo poco alla sostanza.

Spesso irradio a manetta i video di Cetto La Qualunque e mi impressiona quanto siano stupefacenti ed al tempo stesso profetici.

Ho bisogno di prendere una boccata d’aria.

Mi dirigo verso la veranda della meletiana dimora, respiro a pieni polmoni sorseggiando un giovane Montecucco 2016 dell’azienda Le Querciolaie di Montenero d’Orcia che si merita un bel sei e mezzo per la piacevolezza del residuo papillo-gustativo.

Ed è qui che magicamente si incontrano la Dea ed il nostro Bel Paese.

La Dea è una sintesi dei veri valori che uno sport malato come il calcio riesce ancora a trasmettere.

Il nostro Bel Paese si trova davanti ad un nuovo (ma vecchio nella sostanza) bivio di organizzazione e gestione politica.

Si scontrano quindi il bene ed il male, il bene silenzioso che lavora, suda e si impegna tutti i giorni ed il male che vive di slogan, di fango da sparare, di mediocrità a basso costo.

Sinceramente non ho idea di come andranno le elezioni e la cosa che mi dispiace maggiormente è che nel mio profondo ho la piena consapevolezza che non me ne frega proprio nulla.

Andrò a votare, quello sì perché anche il Favi ha diritto a dire la sua in questa pochezza culturale.

Non faccio propaganda, non sono migliore di nessuno ma una cosa è certa: il Favi sposerà la Dea.

Say Favi, Stay Meleta: Dea dreamin’ every day & every night.

Le Colonne d’Ercole, gli aperitivi al Var e la metafisica sociale: dribbling secco de Il Favi tra le colline di Meleta.

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Probabilmente non troppe persone sono a conoscenza che nella notte tra il 17 ed il 18 gennaio scorso si è manifestato un grandissimo e spettacolare show lunare: il novilunio.
Il novilunio (o Luna nuova) è la fase della Luna in cui il suo emisfero visibile risulta completamente in ombra e regala un cielo talmente stellato da togliere il fiato (fonte: WikiFavi).

Il Favi, proprio in quella nottata, era sceso dalle colline di Meleta in direzione del mare e con fantasiosa e delicata compagnia si era gustato questa nottata ricca di stelle e sogni.

Inebriato dal sapore di una sempre ottima Falanghina del Sannio della cantina Feudi di San Giorgio (vino ottimo nel rapporto qualità/prezzo e facilmente reperibile in tantissimi supermarket), il Favi si ritrova così catapultato lontano dai luoghi della familiare Meleta e con il bagnoasciuga a meno di un metro inizia a volteggiare guardando le fasi del novilunio.

Sì perchè proprio in una di quelle stelle si è adagiato un amico di quelli veri, quelli che magari non parlano tanto ma che sono sempre, e dico sempre, al tuo fianco.
L’emozione spezza la voce ed anche le dita scrivono tentennando ma oggi era proprio il momento di cantarti un ode, scriverti in maniera schietta e diretta quanto sei stato prezioso per me, per tutta la contea di Meleta che ti ricorda sorridendo e che non ti scorderà mai.
Così, una volta arrivato al mare e superate le Colonne d’Ercole, il Favi si dirige verso lo sconosciuto.

Improvvisamente un fascio di luce calamita la mia attenzione ed il mio sguardo sterza non verso quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno ma verso un antico borgo che sinceramente non avevo mai notato: era il primo nucleo abitativo del mondo sconosciuto.

Tentenno un pò e poi con passo deciso mi incammino verso le prime case del borgo.

L’atmosfera è serena e si respira bene nonostante la salita che porta in paese sia tutt’altro che adatta allo scarso allenamento messo in campo dal Favi.

Credo che saranno state più o meno le ore 19 quando incontro le prime persone che amabilmente mi salutano e mi chiedono da dove vengo.

E così inizio il mio racconto.

“Mi chiamo Favi e vengo dalla contea di Meleta, una contea che sta a mezz’aria tra il cielo ed il mare”.

Rimangono a bocca aperta.

“Se volete vi faccio vedere una foto di Meleta” – continua il Favi e mostra al pubblico presente il suo smartphone.

D’improvviso una folla di gente mi si avvicina chiedendomi cosa sia quell’aggeggio (tra l’altro tutto sbezzicato in seguito ad una rovinosa caduta avvenuta in quel di Sassofortino) ed io gli spiego che serve per chattare, uozzappare, fotografare, immortalare, cazzeggiare, bifolcare, spiare, gestire, dire, fare, baciare, lettera, testamento ed infine telefonare.

Oh.

“Mai vista una cosa del genere!”, risponde qualcuno; “boia, bello” dice qualcun’altro; “ma ce l’hai solo te nel mondo conosciuto?” chiede un altro.
“No, ce l’abbiamo tutti e ci sono anche persone che ne possiedono più di uno”, risponde solerte il Favi.
A questo punto non so se continuare il racconto visto che che potrebbe essere di difficile comprensione per il lettore. Ma come cantavano i CSI “M’importa ‘na sega” e quindi lo farò.

Dopo aver ammaliato i miei primi amici del mondo sconosciuto ci sediamo tutti insieme in una taverna e sono tante le domande che mi vengono rivolte: la cosa sbalorditiva è che anche qui conoscono il calcio e la politica.

Allora spiego loro il VAR, li informo sulle prossime elezioni politiche che si terranno in Italia il prossimo 4 marzo e racconto il nauseante confronto che c’è tutti i giorni da noi su questi argomenti.

Improvvisamente si incazzano di brutto.

In un secondo capisco come mai.

Ho pronunciato in rapida sequenza le parole Clemente Mastella, Pier Ferdinando Casini e Mario Borghezio. Inoltre gli ho detto che Totti ha smesso di giocare a calcio.

Il mondo sconosciuto non era al corrente di queste cose qua e quindi lo scompenso passionale è stato forte.

Loro sono sociali veramente, fisicamente e quindi la reazione è più che logica.
Loro riescono a mantenere qualsiasi tipo di rapporto basandolo sulla fiducia e la pazienza.
Loro sono più lenti di noi.
Loro non hanno lo smartphone ed il Var, ma vivono al di là delle colonne d’Ercole.
Loro sono di una semplicità disarmante.
Loro vengono con me a Meleta.

Favi d’Ercole, una NeverEnding Story che va oltre quello che siamo abituati a definire “conosciuto”.

Ciao bestiaccia.

 

 

 

Il risveglio del Favi e la stella di Al-Owairan.

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Arriva la primavera nelle terre del Favi….mmm, no.
Sboccia la primavera nel countryside di Meleta….mmm, no.

Il Favi si risveglia (ora sì) dal torpore invernale, stappa un Albola datato 2013 (uno dei migliori Chianti Classici per reperibilità, prezzo e piacevolezza del palato) e mentre ascolta Magpies on fire dei Red Hot (Chili Peppers) sente che è arrivato il momento di andare a letto.

Ma non stanotte. Di un blu primaverile si tinge la terra di Meleta: il primo fresco dell’anno arriva fino alla sera e le notti si fanno più miti e ricche di passeggiate notturne.
Il fido Ercole passeggia a qualche metro da me e tutto sembra scorrere tranquillamente all’interno della zona vecchia (ztl) del borgo antico.

Quand’ecco che ad un tratto il Favi volge lo sguardo a nord ed una stella si illumina.

Un bagliore mi acceca e dopo qualche secondo svanisce nella notte.

Dè, una bella botta direbbe il fido amico che apre tutte le vocali a manetta mentre sorseggia un drink in un locale del quartiere Venezia a Livorno, ma non in questo caso.

Il Favi e tutta Meleta vengono irradiati dalla stella di Al-Owairan.

E voi, cari lettori, direte: “Ma che diavolo è sto’ Owairan???”

“Ci sono anche giocatori che oltre ad essere poco conosciuti, trovano il loro momento storico andando a segnare un gol particolare o molto importante per la propria nazione.

Tutto ciò accadde all’Arabia Saudita durante il mondiale americano del 1994 e più precisamente a quello che è definito, ad oggi, il miglior attaccante dei Figli del Deserto. Stiamo parlando di Saeed Al-Owairan, attaccante classe 1967 autentica bandiera dell’Al Shabab Riyadh con cui ha giocato dal 1988 al 2001.
Al-Owairan diventa famoso per un gol assolutamente incredibile segnato al Belgio al 5° minuto dell’ultima partita del girone. Gol che è valso, alla nazionale saudita, il secondo posto nel girone e la storica qualificazione agli ottavi di finale.

A molti potrebbe ricordare il gol di George Weah al Verona, segnato però 2 anni più tardi. Una clamorosa sgroppata che termina con un potente tiro che si insacca alle spalle di Preud’homme” (non uno a caso aggiungo io).
fonte: (http://allafacciadelcalcio.blogspot.it)

E così il Maradona del Golfo (quello Persico, tanto per capirsi e tanto interessante per le nazioni del cosiddetto Primo Mondo) suscita talmente tanta ammirazione e la simpatia che scaturisce dal Davide contro Golia da far sembrare il mondo del calcio un possibile, vero strumento di universalità.

Un mondo che invece oggi, a distanza di ventitré anni dal goal di Al-Owairan al Belgio, si ritrova destabilizzato da una feroce crisi morale che poi sfocia in tante altre tipologie di crisi e crisette.

E’ questa la stagione dello scatenato e scriteriato Donald Trump che tra bene e picchi di male fa traballare lo stanco equilibrio mondiale; della resa del primo ministro italiano Renzi che ha lasciato l’Italia praticamente senza quel poco di guida che gli rimaneva; dell’indecente non gestione e non interesse da parte dell’Europa delle migliaia di disperati che arrivano ogni giorno nelle coste del sud Italia; del nuovo stadio della Roma che riempie le agende delle priorità italiane e dei vili attacchi di bestie automunite.

E nella terra di Meleta, oltre che nella testa del Favi, le digressioni sul mondo si rincorrono tipo guardie e ladri.

Così, mentre la puntina del giradischi fa le bizze e la notte meletiana rassicura ancora un po’ di più, il Favi non prende sonno all’idea di un popolo sempre più digitale, sempre più partecipe e condiviso che però non si incazza mai.

O per lo meno troppo poco.

Giri per strada, ti fermi a guardare chi ti passa accanto e noti sempre quello strumento (denominato in antichità cellulare ed evolutosi in smartphone) in bella evidenza ma soprattutto in continuo utilizzo.

Perché c’è da pensare ai like di facebook o ai continui rumori di whattsup mentre magari fotografo una piazza o una pizza, un cane o un gatto, un bianco o un nero tanto oramai niente differisce da niente.

Neppure un colore.

E se non guardiamo alle sfumature, alla ricchezza che crea la differenza, alla passione che deve guidare il nostro essere ed aiutare la ragione, ci ritroveremo ben presto ad essere sempre più connessi al mondo ma allo stesso tempo sempre più isolati dal mondo.

Ed allora ben venga la Repubblica di Tonni ma il nostro vicino di casa sarà straniero, il nostro quartiere sarà un bel po’ straniero, la nostra città sarà straniera tantissimo.

Straniero, cioè a noi sconosciuto.

Perché magari stiamo con la testa bassa perché sta cazzo di tastiera è troppo piccola ed al tempo stesso ci perdiamo le sfumature del mondo.

Quelle che sono per strada, quelle che ci fanno amare, quelle che ci aiutano ad essere migliori.

Meleta on the streets, where the streets have no name.

 

I funghi, I cardi e la sottile linea rossa tra informazione e stragossip

Arriva l’autunno estivo nella contea di Meleta ed il Favi si divide tra la pulizia dei funghi (pupole, cucchi e Re porcino), faccende di casa e tortuose vicende di lavoro.

Dalla veranda della sua abitazione, assaporando un piacevole pinot nero della terra di Sicilia dell’azienda Cusumano (ottimo per accompagnare carni giovani con le sue intense note fruttate), il buon Favi si è regalato domenica scorsa una mattinata e tarda mattinata di relax ed alle ore 15, puntuale come un abbaio del cane Ercole quando passa l’ape del giardiniere Carlo sotto l’abitazione, la radio nazionale 102.5 ha iniziato a fare collegamenti con gli stadi di tutta Italia per seguire l’ottava giornata del campionato di Serie A.

Inviato dal Meazza di Milano, il giornalista Paolo Pacchioni, voce sportiva di RTL e professionista di indubbie qualità.  La partita in questione è il match tra l’Inter di Frank De Boer ed il Cagliari guidato da Massimo Rastelli. Fischio di inizio e si parte.

Ma non si parla della gara.

Il giornalista della radio nazionale (con oltre sei milioni e mezzo di ascoltatori giornalieri, così recita più o meno il loro slogan) non segue le vicende del campo a parte schieramenti tattici e formazione, bensì rivolge l’attenzione praticamente per tutto l’arco del collegamento alla lite tra la curva dell’Inter ed il capitano della Beneamata, l’argentino ventitreenne (particolare di grande importanza in questo racconto surrealistico) Mauro Icardi.

Occorre quindi fare un passo indietro sennò non ci si capisce nulla.

Nei giorni scorsi il giocatore dell’Inter ha presentato la sua autobiografia ed ha anche parlato di un episodio che lo vide, al termine della gara Sassuolo vs Inter dello scorso anno, togliersi la maglia e gettarla ai tifosi in malo modo. Cosa che i tifosi dell’Inter non gradirono mica tanto, soprattutto la frangia più calda del tifo neroazzurro.

Interessante che un ventitreenne pubblichi un’autobiografia nel senso che una persona a quell’età dovrebbe viverla la vita e non raccontarla visto che di strada ce n’è ancora tanta da fare ed altrettanto interessante che un bravo giornalista come Pacchioni parli con grande enfasi di tutta questa piccola ed a mio modo di vedere, insignificante situazione che sportiva non è ma rende solo onore al gossip alimentando un’informazione di bassa lega.

Questo porta il Favi ad una doppia considerazione: troppo calcio fa male e siccome di calcio vero ce n’è sempre meno nel nostro Belpaese, allora benzina sul fuoco a tutte quelle caratteristiche accessorie che sono tanto futili ma che tanto interessano la nostra popolazione.

Seguo praticamente da quando sono nato il calcio italiano ed ho avuto la fortuna di vedere all’opera giocatori del calibro di Van Basten, Ronaldo e Baggio tanto per citarne alcuni.

E scusate se è poco.

Ed oggi mi trovo a leggere sui giornali di carta e su quelli on line della lite tra Icardi ed i tifosi dell’Inter, delle diatribe tra Totti e la sua collocazione spazio/temporale nella Roma, di una Nazionale italiana che, del tutto rinnovata, se perde e gioca bene viene criticata e se vince e gioca male va criticata lo stesso.

Ma che gioco è diventato il calcio???
Ma che business è diventato il calcio???
Perché c’è sempre la tendenza ad alimentare il gossip sportivo invece delle prodezze che vengono create nel rettangolo di gioco???

Non ho risposta a tutti questi interrogativi ma dalla rocca di Meleta il Favi non si scompone ed accende il videoregistratore: questa sera va in onda la videocassetta del campionato di Serie A stagione 94/95 con tanto di Pippero a cura della Gialappa’s Band.

Non chiamatelo amarcord ma, utilizzando un hashtag di grande moda, #solocosebelle.

Buon campionato a tutti dal prode Favi.

 

Socialità estrema e mai doma: webEbeti e TheMenti 2.0 toccando Meleta, Rimini e la Campania.

L’estate sta finendo e un anno se ne va cantavano i Righeira nel 1985 ed è proprio questa l’atmosfera che in questi giorni si vive non tanto da un punto di vista climatico (perchè è sempre un caldo che si bolle) ma sicuramente da un punto di vista di cultura e sensibilità sociale.

E così il Favi, dalla sempre verde terra di Meleta, gestisce con un pò di apprensione le sue ultime giornate di questa seconda decade di settembre, vuoi per il pre-rintontimento autunnale, vuoi per alcune delle ultime agghiaccianti notizie che provengono dalla nostra penisola.

Guardando dalla finestra del mio soggiorno verso lo spigoloso lembo di terra su cui è arroccato il paese di Roccatederighi (scusate il roccioso gioco di parole) e sorseggiando un vino prodotto nella zona che risponde al nome di Alicante (della casa vinicola Ampeleia: un vino che fa letteralmente innamorare, decisamente delizioso ed a mio giudizio imperdibile), la mia attenzione si incanala verso la parte più vecchia del paese che è adagiata su uno sperone di roccia a picco sulla vallata maremmana sottostante.

La parte più estrema di questo borgo di origine medioevale (reso particolarissimo dalla struttura e composizione delle abitazioni ricavate da rocce di trachite) cioè la cima, presenta i caratteristici massi di riolite che sovrastano il paese: sembra quasi di essere arrivati alla fine di un mondo.

Ed è proprio questo il pensiero che mi fa collegare Meleta alla Rocca, passando per Rimini fino ad arrivare alla periferia di Napoli e precisamente a Mugnano.

E sinceramente uno stato di profondo smarrimento tocca il Favi.

Ieri si è tolta la vita una ragazza di 31 anni che non riusciva più a sopportare la gogna mediatica all’interno della quale è stata travolta per la diffusione di un video nel quale lei ed un ragazzo facevano sesso.

Tra le tante cose lette al riguardo sembra che il ragazzo abbia girato il video d’accordo con la ragazza che voleva far masticare amaro un suo ex o giù di lì. Ma il video è stato poi condiviso ed ha iniziato a girare liberamente in rete, sul web: insomma, ovunque.

E così l’utilizzo estremo della rete, che ci fa sentire tutti più al passo con i tempi e quella parola CONDIVISIONE che ne è logica conseguenza, da essere un concetto meraviglioso sta diventando sempre più un mezzo di deriva sociale generando, in questo caso, addirittura un suicidio.

Perchè questa ragazza si è suicidata non riuscendo più a sostenere la morbosa ed indecente attenzione data a queste immagini dal popolo della rete.

E tutti siamo colpevoli di questo.

Nelle stesse ore a qualche centinaio di chilometri di distanza si consumava una serata brava nella riviera romagnola. Amiche che vanno a ballare in discoteca, una di queste si ubriaca talmente tanto da non sapere manco dove si trova e l’animale di turno approfitta di lei all’interno di un bagno della discoteca. Le amiche della vittima si prodigano non per darle una mano a liberarsi da questo scarto di uomo ma per riprendere la scena e condividere le immagini su uozzap (mi sembra si chiami così quello strumento, scusate, quella app, che brucia più neuroni di un LSD).

E tutti siamo colpevoli di questo.

Siamo colpevoli perchè la rete è lo strumento ma siamo poi noi, ognuno di noi a decidere quali contenuti mettere lì dentro.

Qualsiasi foto, video, commento personale riguardante i più disparati campi di interesse una volta inserito on line e condiviso, diventa di pubblico dominio e la vita privata viene automaticamente vìolata.

E così la vita privata diventa pubblica con un click e conseguentemente la vita pubblica perde il senso stesso della sua essenza perchè tutto diventa (o rischia di diventare) pubblico.
Al tempo stesso la bramosia di essere sempre YEAH, di essere promotori di contenuti di successo per avere consenso pubblico spinge sempre più persone a vendere l’anima al diavolo del poveretto o della poveretta di turno che in qualche modo subiscono una pericolosissima vìolazione della propria vita privata per mani altrui.

E’ questo uno dei paradossi più assurdi della nostra vita moderna: il voler essere al centro del mondo utilizzando 140 caratteri per esprimere concetti addirittura di rilevanza politica per il nostro paese (vedi i tweet del nostro capo del governo) e lanciare slogan su slogan che mangiano altri slogan o che smentiscono lo slogan precedente. Oppure intasare facebook di foto di ogni tipo per far vedere di essere sempre presente ad ogni cosa, in ogni dove, in ogni mare ed in ogni lago. E così via, sulla via dello YEAH.

Ho quasi smesso di utilizzare facebook. E non mi è venuta l’orticaria.
Non ho traffico internet sul cellulare mobile di decima generazione. E non mi suona continuamente.
Leggo il più possibile. Grazie soprattutto alla rete.
Dico e scrivo quello che penso ed ho piacere quando vengo letto. Grazie alla rete.
Rimango in contatto con le migliaia di persone che ho conosciuto, incontrato per caso, parlato una sola volta di persona nella vita. Grazie alla rete.

Ho una vita privata che non metterò mai a repentaglio e che difenderò come se mi trovassi in un campo di battaglia accanto a William Wallace.

Meleta terra 2.0, Favi di guardia nella torre di avvistamento digitale.

 

Favix: quando Meleta rischiò l’isolamento

Meleta festeggia l’arrivo dell’asfissiante caldo estivo preparando dosi su dosi di ghiaccio, etti ed etti di menta fresca, chili di zucchero di canna e di lime in attesa di un paio di bilici che consegneranno tra poche ore casse di soda, acqua frizzante e rum silver dry.

Grazie agli accordi internazionali stipulati da Meleta direttamente con Cuba, anche il più assetato viandante che passa nei dintorni della dimora del Favi, può ingurgitare un bel Mojito producto de Meleta ad un prezzo accessibile, prezzo che è solamente un’offerta libera che servirà per la gestione e la manutenzione del verde della contea.

Ma qualche anno fa tutto questo sarebbe potuto cambiare drasticamente.

Era il lontano 2006 quando l’Italia guidata da Cannavaro e Pirlo trionfò ai Mondiali di Germania e proprio per questa super cavalcata azzurra, il famoso Favix passò in secondo piano.

Gli abitanti di Meleta (25 per la precisione) furono chiamati alle urne per decidere se rimanere o uscire dalla Comunità delle Colline Metallifere (CCM).
Aspra fu la campagna elettorale e politica riguardo al tema del leave or remain e, tumultuoso come un lampo, il Favi si schierò subito per rimanere all’interno della comunità.

Ricordo ancora molto bene quel 10 di luglio 2006 quando gli exit poll (alla lettera, dati approssimativi per polli e gente scriteriatamente sensazionalista) dettero per certa l’uscita di Meleta dalla comunità metallifera con la fazione del leave guidata da slogan del tipo: Favi non ci rappresenti oppure Meglio fave che Favi ed ancora Sfaviamoci dai metalliferi.

Notti insonni, pensieri preoccupanti che aleggiavano nei corridoi della Borsa di Roccastrada e veglie notturne da parte di importanti esponenti politici per convincere gli indecisi (che erano circa 5 e quindi pari al 20% della popolazione) a schierarsi.

E quando tutto ormai faceva presagire alla vittoria del leave, il Favi tenne un grande comizio proprio nella sua dimora di Meleta offrendo a tutti gli avventori il suo famoso Mojito.

“Se usciamo dalla comunità metallifera – esordì il Favi – questo Mojito ce lo sogneremo per molti anni perchè dovremmo rinegoziare tutti i nostri rapporti con il mondo esterno e chi lo sa se lo potremmo produrre in una situazione vantaggiosa oppure no. Per non parlare dei nostri competitor e cioè dei due miliardi di persone che formano il mercato cinese e quello indiano”.

“Inoltre – continuò il Favi – in un mondo sempre più globale dove è fondamentale avere rapporti di buona collaborazione con popoli che possono innamorarsi di Meleta ed aiutarci a sviluppare il nostro piccolo sistema locale, se facciamo da soli rischiamo di essere anacronistici e di andare sì in controtendenza che di per sè può anche avere degli effetti positivi, ma troppo alto è il rischio di andare controsenso”.

Tante le domande che il pubblico presente rivolse al Favi e le due anime del referendum si confrontarono su tutti i punti possibili ed immaginabili.

Il resto è storia, con Meleta che riuscì faticosamente a rimanere all’interno della comunità grazie alla vittoria del remain che si attestò su circa il 70% di voti favorevoli.

Oggi, venerdì 24 giugno 2016, ci risiamo: alle urne non è andato però il Favi ma un’intero popolo, quello inglese, che ha deciso di uscire dall’Unione Europea.
Sacrosanto il diritto di decisione dal basso e sacrosanto il risultato: ma cari i miei inglesi (ed il Favi non è nè un economista e nè un politologo) oggi l’avete fatta grossa.

Massimo rispetto per la dignità ed i forti sentimenti nazionalisti di un popolo da sempre isolazionista (rimangono pur sempre degli isolani) ma pensare di fare da soli in un mondo globale come questo è veramente scellerato.
Ma questa è la protesta contro un sistema europeo che fa acqua da tutte le parti: da un punto di vista di illogiche azioni economiche comunitarie, una politica estera comune che non esiste (vedi l’immigrazione che colpisce le nostre coste meridionali), lungaggini burocratiche immense ed istituzioni che rappresentano poco tutti.

Ma un voto di protesta (così per lo meno lo legge il Favi), non può trasformarsi in un isolazionismo che oggi non ha senso di esistere.

Perchè tutti vorremmo delle istituzioni europee a misura d’uomo e che siano efficaci ed efficenti nel loro lavoro soprattutto se allarghiamo l’orizzonte e vediamo il mondo contemporaneo guidato anche da colossi senza regole come Cina (soprattutto) ed India.

Il processo di BRexit sarà lungo qualche anno: nel frattempo cari inglesi, pensate alla grandissima stronzata che avete partorito.

E se dovesse accadere l’opposto, canterò God save the Queen dal balcone di Meleta.