L’insostenibile leggerezza del Favi che guarda con ammirazione Le Cornate

Foto EnzoTiberi

Gerfalco (GR). Foto EnzoTiberi

Sboccia l’estate nell’altopiano di Meleta e, nonostante le pomeridiane piogge equatoriali di questi giorni, il Favi si gode con sempre rinnovata e fanciullesca meraviglia la stagione più calda e spensierata dell’anno dando il via alla rassegna dei sempre benvenuti mojiti estivi.
Ed il cielo azzurro accompagna i viandanti che attraversano questa terra aiuta a scoprire una Toscana ancora intatta e talmente vera e selvaggia da far rimanere a bocca aperta anche il più esigente dei turisti fai da te.

Nelle vicinanze di Meleta c’è un borgo altrettanto affascinante che si chiama Gerfalco, paese incastonato nel complesso collinare/montuoso de Le Cornate e facente parte del Comune di Montieri, anteposto tra le province di Siena e Grosseto.

Ed è qui che il Favi, ciclista enogastronomico, qualche tempo fa ha fatto tappa in una delle sue escursioni a due ruote.

Appena scollettata la salita che porta al paese, sulla sinistra vedo un piccolo parco pubblico e tre o quattro ragazzi di colore che disquisiscono seduti sulle panche presenti nel parchetto. Faccio ancora un centinaio di metri, supero il ristorante principale del paese ed inizio ad incrociare diverse persone di colore che mi salutano mentre continuo la mia pedalata. A dir la verità un po’ sbigottito dalla variopinta popolazione di questo borgo sperduto tra le colline mi fermo nel centro del villaggio e scorgo più in basso un campo da calcetto dove altri ragazzi di colore stanno giocando a calcio.

Riporto da ilgiunco.net il pezzo (datato aprile 2015) scritto da Barbara Farnetani riguardo a quanto sopra vi ho descritto.

“Otto persone, per lo più giovani, tra chi si occupa della gestione della struttura o della formazione, chi della cucina e chi ancora delle pulizie. A Gerfalco l’accoglienza ai migranti è diventata un’occasione non solo di integrazione, ma anche di lavoro per la gente del comune.

Lo conferma il sindaco, Nicola Verruzzi, che con Luciano Fedeli, responsabile per la nostra zona dell’associazione “Partecipazione e Sviluppo Onlus” ha fatto un bilancio della situazione ad un anno dall’inizio dell’attività.

«Sono già un paio di anni che l’ex colonia di Gerfalco è stata individuata come sede per l’accoglienza ai migranti – afferma il sindaco – per questo già la precedente amministrazione aveva avviato un dialogo con la Prefettura per porre alcune richieste specifiche e stipulare una convenzione». Una delle prime richieste è stata quella di coinvolgere il territorio. Nella convenzione si obbliga l’associazione che gestisce la struttura ad assumere gente proveniente dal comune di Montieri. La seconda è che gli approvvigionamenti, per quanto possibile, avvenissero da esercizi del territorio. Il Comune aveva poi chiesto l’apertura di uno sportello informativo per immigrati in ausilio alle attività comunali, visto che il 20% della popolazione residente è straniera, e di avviare un percorso, per gli ospiti stranieri, non solo di assistenza, ma anche di formazione, mappando le abilità e le inclinazioni di ciascuno e pensando a tirocini ad hoc finanziati dalla regione».

«Non abbiamo avuto mai problematiche di ordine pubblico – precisa Verruzzi – nonostante si parli di 25 richiedenti asilo in un paese, Gerfalco, di 120 persone. Il principio da cui siamo partiti era che, in caso di necessità, la Prefettura può scegliere di mandarti i migranti anche se il Comune si oppone. Quindi dire no, avrebbe avuto una pura valenza politica, ma di fatto i richiedenti asilo sarebbero stati comunque inviati. Per questo abbiamo preferito dare la nostra disponibilità ma dando noi le regole e chiedendo che ci fossero ricadute positive sul territorio. Inoltre abbiamo chiesto la massima trasparenza nelle spese e in come saranno spesi i soldi».

La struttura, una ex colonia di proprietà dell’istituto Sant’Anna, è gestita dall’associazione “Partecipazione e Sviluppo Onlus”, che opera in tutta la Toscana. Parla di bilancio positivo anche Luciano Fedeli, responsabile dell’associazione che in Maremma gestisce un’analoga struttura a Ribolla, nel comune di Roccastrada, e una alla Castellaccia, nel comune di Gavorrano. «Questo – prosegue Fedeli – è un progetto che va oltre la pura assistenza. Quello che vogliamo è che ne escano cittadini proiettati verso l’esterno. Cittadini non solo italiani ma europei. Per questo si punta su formazione e conoscenza territorio». Anche per loro la permanenza nella struttura sarà occasione di lavoro visto che due di loro saranno assunti con il ruolo di mediatore culturale per aiutare l’associazione all’arrivo dei nuovi profughi.

«Abbiamo interesse nel promuovere l’occupazione a livello locale – afferma Fedeli – abbiamo fatto otto assunzioni grazie all’accoglienza, e vogliamo valorizzare l’idea di trasparenza per sfatare i luoghi comuni sul giro d’affari che c’è in questo settore. Per questo pubblicheremo i dati e le spese sul nostro sito».

«Problemi non ce ne sono. Le uniche tensioni vengono dall’incertezza della situazione e dei tempi: anche un anno per sapere se la domanda di asilo è stata accolta. Ecco, se proprio devo individuare il momento più critico – precisa Luciano Fedeli – è il momento del pasto. Le tradizioni culinarie sono diverse (abbiamo gente del Gambia, del Senegal, della Costa D’Avorio, della Guinea, ma anche alcuni cristiani), si tratta di persone moderate, non abbiamo mai avuto problemi legati alla religione, ma sul cibo si. Ma con un bel piatto di spaghetti al pomodoro in genere si mettono tutti d’accordo»” (fonte ilgiunco.net)

E così un piccolissimo borgo toscano apre le proprie porte a persone molto meno fortunate di noi: dettando delle regole ma allo stesso tempo accogliendo persone bisognose innanzitutto di cibo e di un alloggio che seppur provvisiorio, può dare una qualche speranza per il futuro.

Sviluppando un progetto che crea ricchezza culturale, crea opportunità, crea socialità, crea vita.

E questo è un passo importantissimo verso un’integrazione che oggi dovrebbe essere ai primissimi posti nell’agenda dei nostri uomini politicanti: ed invece sentiamo parlare ancora di stati che chiudono le frontiere o che bloccano l’accesso ai migranti.
Tutto questo inserito poi all’interno del sentimento europeo che per anni ci è stato proposto come l’ottimo per il futuro delle singole nazioni e dei relativi abitanti: ma di fronte ad una situazione drammatica come il flusso migratorio di centinaia di migliaia di persone che dal sud del mondo arrivano in Europa, il grande sentimento del sentirsi europei viene clamorosamente a mancare ed ogni stato fa ciò che vuole riguardo ad una situazione che sta letteralmente scappando di mano a chi deve decidere e confrontarsi al riguardo.

E’ vero, noi siamo un paese ricco di contraddizioni ma il Favi è fiero di essere italiano: perchè la nostra ospitalità è unica nel mondo, perché la nostra ospitalità sono i due giovani di Ventimiglia che hanno portato nella notte coperte ai migranti stoppati alla frontiera dalla gendarmeria francese.

E perché l’Italia non è il tipo che attacca pubblicamente in tv, sui giornali o sui social la povera gente che arriva nelle nostre coste per giocarsi una speranza di una vita più dignitosa per sé e la sua famiglia cercando solamente di alimentare paure e disintegrazione del civile vivere.

L’Italia non è chi diffida dello straniero, del diverso per razza, pelle o religione ancora prima di conoscere la persona che sta dietro ad una razza, una pelle o una religione.

Ma questo dipende da ognuno di noi: ognuno di noi dovrebbe sviluppare un sentimento di integrazione, integrazione che è fonte di arricchimento continuo e che passa dal conoscere persone, usi, costumi ed usanze che provengono da paesi e mondi diversi dal nostro.

Meleta libera da ogni turbamento, Favi all over the world.

L’uomo civile sta al di là delle barricate. Meleta terra di liberi pensieri.

dangerProprio ieri sera, durante le ore notturne, stavo percorrendo la strada che dalla Val di Merse porta nella contea di Meleta: una di quelle sere che grazie ai Led Zeppelin le curvose strade di questa zona diventano le lunghe highway americane dove la strada non finisce mai ed è fedele compagna del viaggio.
Durante il viaggio il Favi ha avuto modo di pensare e vedere molte cose ma certo il più persistente pensiero si è concentrato su taluni interrogativi.
Sono ormai anni che migliaia ed ancora migliaia di persone lasciano la propria terra in cerca di un barlume di terra promessa e sono ormai anni che tante, troppe persone si arricchiscono di fronte a questo dramma che spesso è volentieri rende certe zone del Mare Mediterraneo quasi un cimitero marino.
Non starò certo qui a dilungarmi sulle mosse di quel governo lì, di quella Comunità Europea là o delle mille salse che vengono utilizzate per meglio far digerire una situazione drammatica e per tanti versi paradossale. Ed il Favi non è certo un Nobel per la pace ma certe domande da bambino se le fa.
La prima cosa che mi viene in mente è come non riuscire a controllare le coste del mediterraneo per impedire a mercanti del mare senza scrupoli di imbastire questi viaggi della (poca) speranza. Naturale, ogni paese dovrebbe fare il suo dovere.

Ma l’interrogativo centrale non è questo.

I Led Zeppelin continuano a suonare ed il secondo interrogativo del Favi volge l’attenzione verso il tema centrale di questo pensieroso pensiero.
Possibile che di questa situazione non importi niente a nessuno di coloro che dovrebbero e potrebbero fare? Possibile che un abitante di un qualsiasi stato africano o mediorientale in guerra che mette in mano a trafficanti di persone i risparmi di una vita abbia come risultato quello di essere zeppato in un centro di accoglienza se gli va bene e non possa andare in un qualsiasi aeroporto ed acquistare un biglietto per  viaggiare in Italia, Francia, Germania e così via?

Per andare, insomma, a vedere come vive l’uomo civile.

Caro Favi, la risposta te la da Assenzio: “Perché per entrare regolarmente in Unione Europea uno straniero proveniente da certe zone del mondo ha bisogno di un visto ed un visto non è cosa facile da ottenere. Un visto presuppone una chiamata lavorativa (o un ricongiungimento familiare) e con questa, se si entra nella graduatoria flussi e si ottiene il benestare (spesso molto difficile da ottenere) dal proprio paese si può partire per l’U.E. Così però si diventa un immigrato.
Ad uno scafista bastano i soldi e poi sono fatti tuoi. Così però si diventa un clandestino. 
Non si sale su un aereo senza i documenti in regola, ed un aereo atterra in genere in un aeroporto con regolare dogana/frontiera mentre sul barcone sono meno esigenti e se ti portano in un CPT (Centro di Permanenza Temporanea) basta scavalcare la rete…

Perché un visto non te lo danno. Puoi averlo se hai già un lavoro che ti aspetta nell’U.E., se hai parenti stretti (coniuge, genitore se sei minorenne) che ti aspettano là e ti possono mantenere o se hai redditi e denaro tali da dimostrare che sei in viaggio d’affari o di piacere ma non per cercare lavoro.

L’uomo civile, in poche parole, ha alzato le barricate, ma lui era di là dalle barricate.

Quell’uomo che nel frattempo è diventato sempre più civile, talmente civile che non si cura più di tanto se ci sono delle persone che gli muoiono sotto gli occhi ma sempre collegato con il mondo civile per seguire tendenze e non rimare indietro nel tempo. Talmente civile che la strage di disperati diventa troppo spesso solo un titolo sensazionale di un giornale o una notizia da sparare all’inizio di un telegiornale o peggio ancora all’interno di una di quelle arene televisive dove si parla, nell’arco di una quarantina di minuti, di gastronomia e criminalità, di equitazione ed immigrazione come se dall’altra parte, nel pubblico, lo spettatore fosse visto e considerato solo come un grande bidone dell’indifferenziato.

E poi c’è l’astuzia. Quell’astuzia che gioca sempre alla creazione due schieramenti: la mia geniale idea per risolvere problemi contro la tua geniale idea per risolvere problemi che per il bene del civil format crea una divisione insormontabile ma poi il ristorante dove mangiare lo scegliamo insieme.

Ed ecco il terzo interrogativo: come mai a Meleta in una notte di un settembre di fine estate volano questi pensieri? Perché l’uomo civile sta sempre più alimentando l’inciviltà, quella dei pensieri prima e quella dei comportamenti poi.

Favi schierato contro il ritmo sordo ed incessante della modernità.