Le Colonne d’Ercole, gli aperitivi al Var e la metafisica sociale: dribbling secco de Il Favi tra le colline di Meleta.

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Probabilmente non troppe persone sono a conoscenza che nella notte tra il 17 ed il 18 gennaio scorso si è manifestato un grandissimo e spettacolare show lunare: il novilunio.
Il novilunio (o Luna nuova) è la fase della Luna in cui il suo emisfero visibile risulta completamente in ombra e regala un cielo talmente stellato da togliere il fiato (fonte: WikiFavi).

Il Favi, proprio in quella nottata, era sceso dalle colline di Meleta in direzione del mare e con fantasiosa e delicata compagnia si era gustato questa nottata ricca di stelle e sogni.

Inebriato dal sapore di una sempre ottima Falanghina del Sannio della cantina Feudi di San Giorgio (vino ottimo nel rapporto qualità/prezzo e facilmente reperibile in tantissimi supermarket), il Favi si ritrova così catapultato lontano dai luoghi della familiare Meleta e con il bagnoasciuga a meno di un metro inizia a volteggiare guardando le fasi del novilunio.

Sì perchè proprio in una di quelle stelle si è adagiato un amico di quelli veri, quelli che magari non parlano tanto ma che sono sempre, e dico sempre, al tuo fianco.
L’emozione spezza la voce ed anche le dita scrivono tentennando ma oggi era proprio il momento di cantarti un ode, scriverti in maniera schietta e diretta quanto sei stato prezioso per me, per tutta la contea di Meleta che ti ricorda sorridendo e che non ti scorderà mai.
Così, una volta arrivato al mare e superate le Colonne d’Ercole, il Favi si dirige verso lo sconosciuto.

Improvvisamente un fascio di luce calamita la mia attenzione ed il mio sguardo sterza non verso quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno ma verso un antico borgo che sinceramente non avevo mai notato: era il primo nucleo abitativo del mondo sconosciuto.

Tentenno un pò e poi con passo deciso mi incammino verso le prime case del borgo.

L’atmosfera è serena e si respira bene nonostante la salita che porta in paese sia tutt’altro che adatta allo scarso allenamento messo in campo dal Favi.

Credo che saranno state più o meno le ore 19 quando incontro le prime persone che amabilmente mi salutano e mi chiedono da dove vengo.

E così inizio il mio racconto.

“Mi chiamo Favi e vengo dalla contea di Meleta, una contea che sta a mezz’aria tra il cielo ed il mare”.

Rimangono a bocca aperta.

“Se volete vi faccio vedere una foto di Meleta” – continua il Favi e mostra al pubblico presente il suo smartphone.

D’improvviso una folla di gente mi si avvicina chiedendomi cosa sia quell’aggeggio (tra l’altro tutto sbezzicato in seguito ad una rovinosa caduta avvenuta in quel di Sassofortino) ed io gli spiego che serve per chattare, uozzappare, fotografare, immortalare, cazzeggiare, bifolcare, spiare, gestire, dire, fare, baciare, lettera, testamento ed infine telefonare.

Oh.

“Mai vista una cosa del genere!”, risponde qualcuno; “boia, bello” dice qualcun’altro; “ma ce l’hai solo te nel mondo conosciuto?” chiede un altro.
“No, ce l’abbiamo tutti e ci sono anche persone che ne possiedono più di uno”, risponde solerte il Favi.
A questo punto non so se continuare il racconto visto che che potrebbe essere di difficile comprensione per il lettore. Ma come cantavano i CSI “M’importa ‘na sega” e quindi lo farò.

Dopo aver ammaliato i miei primi amici del mondo sconosciuto ci sediamo tutti insieme in una taverna e sono tante le domande che mi vengono rivolte: la cosa sbalorditiva è che anche qui conoscono il calcio e la politica.

Allora spiego loro il VAR, li informo sulle prossime elezioni politiche che si terranno in Italia il prossimo 4 marzo e racconto il nauseante confronto che c’è tutti i giorni da noi su questi argomenti.

Improvvisamente si incazzano di brutto.

In un secondo capisco come mai.

Ho pronunciato in rapida sequenza le parole Clemente Mastella, Pier Ferdinando Casini e Mario Borghezio. Inoltre gli ho detto che Totti ha smesso di giocare a calcio.

Il mondo sconosciuto non era al corrente di queste cose qua e quindi lo scompenso passionale è stato forte.

Loro sono sociali veramente, fisicamente e quindi la reazione è più che logica.
Loro riescono a mantenere qualsiasi tipo di rapporto basandolo sulla fiducia e la pazienza.
Loro sono più lenti di noi.
Loro non hanno lo smartphone ed il Var, ma vivono al di là delle colonne d’Ercole.
Loro sono di una semplicità disarmante.
Loro vengono con me a Meleta.

Favi d’Ercole, una NeverEnding Story che va oltre quello che siamo abituati a definire “conosciuto”.

Ciao bestiaccia.

 

 

 

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