Incredibile a Meleta: tutte le forza politiche sono d’accordo, il Favi e la Dea annunciano il loro matrimonio (civile, sia chiaro).

dea

Oggi 23 febbraio seduto in quel caffè io non pensavo a te.

Mattina fresca in quel di Meleta, la neve ha imbiancato tutta la zona di competenza del Favi anche se la dolce collina che dirada verso la Maremma fa presagire ad una splendida e spensierata primavera.

E’ un periodo di riflessioni sociali, politiche e culturali per il Favi che guarda con sospetto alle elezioni politiche del 4 marzo.

E visto che anche “Baggio non gioca più” come dice anche il buon Cesare nella sua Marmellata#25, Meleta si trova un po’ spiazzata visto che ieri sera, in uno storico giovedì di Europa League, la Dea ha dovuto abbandonare la vecchia Coppa Uefa per mano dell’esperta formazione tedesca del Borussia Dortmund.

La Dea, l’Atalanta per tradurre dal magico alla classifica del televideo, è la squadra, l’anima della città di Bergamo. Una città bellissima, gente tagliata grossa, gente di cuore e di sudore.

La favola europea della Dea inizia durante questa fine estate, un po’ come il solstizio, dopo che la squadra di Mister Gasperini aveva conquistato la partecipazione a questa coppa con un brillante campionato 2016/2017.

I giocatori neroazzurri hanno schiantato squadre più o meno blasonate nella fase a gironi per poi scontrarsi andata e ritorno contro il Borussia Dortmund, gloriosa squadra tedesca che porta con sé successi nazionali, internazionali e mondiali.

Il Favi è da sempre simpatizzante della Dea, vuoi perché è sempre stata una squadra ricca di giocatori estrosi e di classe passando da Strömberg a Doni fino all’attuale stella argentina Papu Gomez.

Perché l’Atalanta è una bella società, fiore all’occhiello del calcio italiano: ha un ottimo settore giovanile, è una società economicamente e finanziariamente sana, un’azienda virtuosa e sa cosa significa essere espressione di una comunità, di una città.

Probabilmente l’ho amata da sempre e sicuramente da quando il Presidente Percassi si inventò quell’idea di portare ad ogni nato negli ospedali di Bergamo e provincia la maglia dell’Atalanta.

Una squadra, una società, una comunità ed una città che vivono di calcio. Di quello vero, dove anche gli ultras sono veramente un valore aggiunto. Magari si menano e cercano gli scontri come da loro mentalità ma sono portatori di valori veri, sinceri ed autentici, in primis l’appartenenza.

Insomma, merce rara.

La Dea è uscita dalla Coppa Uefa, la favola si è conclusa ma suo il ricordo strappa un sorriso e tante emozioni alla gente di Meleta. Grazie Gasp, grazie Atalanta.

E non finisce qui perché il volo pindarico del Favi collega in maniera stretta la favola della Dea alle prossime e fortunatamente adesso vicine elezioni politiche 2018.

Non scriverò qui nessun commento di destra, di sinistra, di centro o di nord, sud, ovest ed est.

Perché tutto quello che scorre sui giornali, nelle radio, in tv e nei famigerati social non rappresenta quello che è la valenza della parola politica.

Politica è pensare al bene del prossimo, politica è organizzare lo stato al meglio per il bene delle persone più in difficoltà, politica è godere del bene del prossimo.

Roba che probabilmente io non ho manco mai né visto né assaporato.

Sento parlare di neofascismo, di comunismo, di antagonisti, di razzismo, di immigrazione e di tanti altri temi che giorno dopo giorno vengono puntualmente portati all’esasperazione per accaparrarsi un voto in più e per non far pensare a come veramente governare in maniera illuminata la nostra meravigliosa e stanca Italia.

Tambureggianti slogan, massacranti e continui video, maree di promesse che mirano solamente a creare una grandissima confusione in un paese nel quale i nostri futuri governanti pensano tanto alla forma e molto poco, troppo poco alla sostanza.

Spesso irradio a manetta i video di Cetto La Qualunque e mi impressiona quanto siano stupefacenti ed al tempo stesso profetici.

Ho bisogno di prendere una boccata d’aria.

Mi dirigo verso la veranda della meletiana dimora, respiro a pieni polmoni sorseggiando un giovane Montecucco 2016 dell’azienda Le Querciolaie di Montenero d’Orcia che si merita un bel sei e mezzo per la piacevolezza del residuo papillo-gustativo.

Ed è qui che magicamente si incontrano la Dea ed il nostro Bel Paese.

La Dea è una sintesi dei veri valori che uno sport malato come il calcio riesce ancora a trasmettere.

Il nostro Bel Paese si trova davanti ad un nuovo (ma vecchio nella sostanza) bivio di organizzazione e gestione politica.

Si scontrano quindi il bene ed il male, il bene silenzioso che lavora, suda e si impegna tutti i giorni ed il male che vive di slogan, di fango da sparare, di mediocrità a basso costo.

Sinceramente non ho idea di come andranno le elezioni e la cosa che mi dispiace maggiormente è che nel mio profondo ho la piena consapevolezza che non me ne frega proprio nulla.

Andrò a votare, quello sì perché anche il Favi ha diritto a dire la sua in questa pochezza culturale.

Non faccio propaganda, non sono migliore di nessuno ma una cosa è certa: il Favi sposerà la Dea.

Say Favi, Stay Meleta: Dea dreamin’ every day & every night.

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I funghi, I cardi e la sottile linea rossa tra informazione e stragossip

Arriva l’autunno estivo nella contea di Meleta ed il Favi si divide tra la pulizia dei funghi (pupole, cucchi e Re porcino), faccende di casa e tortuose vicende di lavoro.

Dalla veranda della sua abitazione, assaporando un piacevole pinot nero della terra di Sicilia dell’azienda Cusumano (ottimo per accompagnare carni giovani con le sue intense note fruttate), il buon Favi si è regalato domenica scorsa una mattinata e tarda mattinata di relax ed alle ore 15, puntuale come un abbaio del cane Ercole quando passa l’ape del giardiniere Carlo sotto l’abitazione, la radio nazionale 102.5 ha iniziato a fare collegamenti con gli stadi di tutta Italia per seguire l’ottava giornata del campionato di Serie A.

Inviato dal Meazza di Milano, il giornalista Paolo Pacchioni, voce sportiva di RTL e professionista di indubbie qualità.  La partita in questione è il match tra l’Inter di Frank De Boer ed il Cagliari guidato da Massimo Rastelli. Fischio di inizio e si parte.

Ma non si parla della gara.

Il giornalista della radio nazionale (con oltre sei milioni e mezzo di ascoltatori giornalieri, così recita più o meno il loro slogan) non segue le vicende del campo a parte schieramenti tattici e formazione, bensì rivolge l’attenzione praticamente per tutto l’arco del collegamento alla lite tra la curva dell’Inter ed il capitano della Beneamata, l’argentino ventitreenne (particolare di grande importanza in questo racconto surrealistico) Mauro Icardi.

Occorre quindi fare un passo indietro sennò non ci si capisce nulla.

Nei giorni scorsi il giocatore dell’Inter ha presentato la sua autobiografia ed ha anche parlato di un episodio che lo vide, al termine della gara Sassuolo vs Inter dello scorso anno, togliersi la maglia e gettarla ai tifosi in malo modo. Cosa che i tifosi dell’Inter non gradirono mica tanto, soprattutto la frangia più calda del tifo neroazzurro.

Interessante che un ventitreenne pubblichi un’autobiografia nel senso che una persona a quell’età dovrebbe viverla la vita e non raccontarla visto che di strada ce n’è ancora tanta da fare ed altrettanto interessante che un bravo giornalista come Pacchioni parli con grande enfasi di tutta questa piccola ed a mio modo di vedere, insignificante situazione che sportiva non è ma rende solo onore al gossip alimentando un’informazione di bassa lega.

Questo porta il Favi ad una doppia considerazione: troppo calcio fa male e siccome di calcio vero ce n’è sempre meno nel nostro Belpaese, allora benzina sul fuoco a tutte quelle caratteristiche accessorie che sono tanto futili ma che tanto interessano la nostra popolazione.

Seguo praticamente da quando sono nato il calcio italiano ed ho avuto la fortuna di vedere all’opera giocatori del calibro di Van Basten, Ronaldo e Baggio tanto per citarne alcuni.

E scusate se è poco.

Ed oggi mi trovo a leggere sui giornali di carta e su quelli on line della lite tra Icardi ed i tifosi dell’Inter, delle diatribe tra Totti e la sua collocazione spazio/temporale nella Roma, di una Nazionale italiana che, del tutto rinnovata, se perde e gioca bene viene criticata e se vince e gioca male va criticata lo stesso.

Ma che gioco è diventato il calcio???
Ma che business è diventato il calcio???
Perché c’è sempre la tendenza ad alimentare il gossip sportivo invece delle prodezze che vengono create nel rettangolo di gioco???

Non ho risposta a tutti questi interrogativi ma dalla rocca di Meleta il Favi non si scompone ed accende il videoregistratore: questa sera va in onda la videocassetta del campionato di Serie A stagione 94/95 con tanto di Pippero a cura della Gialappa’s Band.

Non chiamatelo amarcord ma, utilizzando un hashtag di grande moda, #solocosebelle.

Buon campionato a tutti dal prode Favi.

 

Il Favi compie due anni e gli azzurri regalano gli ottavi a Meleta

Correva il giorno 18 giugno 2014 quando nelle lande di Meleta prendeva forma e vita il blog del Favi che esordiva nella letteratura globale con un articolo dal titolo Da Meleta all’Arena Pantanal di Cuiabà. Era il Mondiale di calcio brasileiro del 2014, Mondiale nefasto per gli azzurri che uscirono senza gloria dopo tre partite avare di italiche emozioni.

Ed il fato ha voluto che proprio oggi (ieri per la precisione) una nuova Italia ha staccato l’accesso agli ottavi di finale dell’Europeo France 2016 grazie ad una rete di Eder (di cui ignoravo il nome Martin fino a ieri pomeriggio siccome non colleziono più le figurine Panini) che ci ha permesso di superare all’utimo tuffo una nazionale scorbutica e fisica come quella svedese. Dopo due gare l’Italia conquista l’accesso agli ottavi di finale e devo proprio dire che al Favi questa nazionale piace davvero tanto.

Non tanto per la bellezza del calcio espresso (anche se contro il Belgio ci sono stati anche sprazzi di bel gioco); non tanto per la presenza di un vero e proprio fantasista come potevano essere Totti, Del Piero, Baggio o Doni (permettetemi quest’ultimo) negli anni indietro; e nemmeno per la presenza di giocatori di altissimo livello internazionale fatta eccezione per il nostro superuomo e superportiere Buffon. Ma per il fatto che questa squadra è stata forgiata da un ottimo allenatore di nome Antonio Conte su alcuni pilastri di fondamentale importanza che nel calcio di oggi, a livello di squadre nazionali, non sono facili da riscontrare.

Questi ragazzi mettono anima e cuore nella loro corsa, nel non mollare mai di un centimetro l’avversario di turno, nel credere fortemente di rappresentare una nazione bella, importante e contradditoria allo stesso tempo come il nostro Bel Paese.

E così, nonostante un fastidioso virus gastrointestinale che ha costretto il Favi alla tribuna in occasione della gara con la Svezia, a Meleta le bandiere tricolore si issano fuori da tutte le finestre della tenuta faviana perchè nella mia indole di romantico calciofilo credo che il calcio non è solo uno sfavillante mondo di soldi e plusvalenze ma anche un sano portatore di valori patriottici: valori che purtroppo oggi in Italia vengono fuori solo in occasione di un gioco come il pallone (o poco più).

Sorseggiando a piccole dosi (vista la precaria condizione fisica de lo Favi e non certo per gusto) un ottimo Bolgheri denominato Il Bruciato prodotto della Tenuta Gualdo al Tasso che si fa molto apprezzare per il gusto pieno e fresco del mix tra uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, il Favi guarda sì circa il 90% delle gare di questo Europeo ma non perde di vista i ballottaggi a Sindaco di alcune grandi città italiane, le stupide ed incomprensibili violenze tra tifosi russi ed inglesi, il nuovo video dell’omicidio di David Rossi (capo della comunicazione di Mps) e l’annosa questione del campo sportivo di Chiusdino, ridente paese metallifero nelle vicinanze di Meleta.

Tante le questioni a risonanza mondiale e locale che aleggiano sul feudo di Meleta e, sebbene tra loro queste questioni pare abbiano poco in comune, è tuttavia possibile trovare un comune denominatore.

Candidati a Sindaco che si scannano in diretta tv e relativi tifosi (pardon, sostenitori) che se si incontrano per strada sono mossi da sentimenti ultrà come succede in alcune città di Francia a causa di delinquenti inglesi e russi. Tifosi della verità contro tifosi dell’omertà come sta succedendo a Siena per il caso di David Rossi e tifosi tutti contro tutti per quanto riguarda lo spinoso caso dell’Arena Bruno Belli di Chiusdino.

In questa epoca di pochi e dimenticati valori di comunità è sempre più semplice tifare gli uni contro gli altri per ogni grande o piccola questione. Così la società moderna sta plasmando gli individui, individui sempre più singoli e sempre meno in comunità reale perchè purtroppo, oggi, la sola comunità che è sempre viva ed in fermento è quella virtuale.

Ecco come Umberto Eco, circa un anno fa, descriveva l’invasione dei social network all’interno della nostra vita e della nostra costruzione virtuale della realtà:
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

Ed il Favi invita tutti i suoi lettori a dedicare dodici minuti all’ascolto dell’intervento integrale di Eco all’Università di Torino (video qui sotto) e relativo a quanto sopra riportato:

Riflettiamo…riflettiamo…e riflettiamo ulteriormente (un pò come Cetto La Qualunque).

E così mentre il cane Ercole sente i primi istinti sessuali della sua vita e si attacca comodamente alla gamba del Favi e mentre l’estate stenta a decollare da un punto di vista metereologico, godiamoci questi Europei di calcio con il messaggio che questa nazionale sta dando a tutta la nazione: lasciando da parte gli istinti personali e facendo squadra vera, comunità vera, tutti noi possiamo fare la nostra parte per risollevare piano piano questo meraviglioso Paese di nome Italia.

Ognuno nel suo piccolo, non guardando solo all’orticello dietro casa ma tendendo sempre orecchio, anima e cuore alla costruzione di comunità basate sul rispetto e sulla voglia del fare insieme.

Perchè questa vita è sì impegnativa (sennò non avrebbe sapore) ma anche meravigliosa e l’istinto di lasciare un mondo in qualche modo migliore a chi verrà dopo di noi non ci deve mai abbandonare.

Tanti auguri Favi con Meleta che si veste a festa facendo del suo meglio giorno dopo giorno.

Il calcio estetico degli anni ’90 e la bellezza di Ferrero il blucerchiato

massimo-ferrero-sampdoria-sotto-la-curvaFavi in cucina in questa serata di metà dicembre: nella ridente Meleta è infatti arrivata una super sogliola di quasi 1kg ed il cuciniere Favi ha prestato molta attenzione alla cottura non stando però vigile sul contorno (purè ricco) che puntualmente non si è cotto a dovere.

In questa parentesi degna di MasterChef Suriname ho però pensato e riflettuto riguardo alla giornata della Serie A che si sta completando proprio in queste ore. Alle ore 19 di questo pomeriggio le tv hanno infatti regalato allo sportivo da divano un succulento Empoli-Chievo: non me ne vogliano i tifosi empolesi e quelli granata ma mi chiedo se veramente “non c’era niente di meglio di questo scialbo 0-0”, visto che anche il Televideo credo che abbia fatto fatica ha riempire la pagina dedicata al match. Adesso un’ulteriore pietanza calcistica: al Bentegodi di Verona il sempre spumeggiante Chievo affronta l’Inter di Mancini. Credo che la migliore soluzione sia quella di sintonizzarsi su RaiCinema.

Favi polemico, senza dubbio, ma quando torno ad occuparmi di calcio non posso non essere nostalgico della Serie A degli anni ’90. La Sampdoria di Vialli e Mancini, l’Inter di Ronaldo, la Juventus di Zidane ed il Milan di Shevchenko. Altri tempi, altre disponibilità finanziarie ed altri giocatori: giocatori di spessore mondiale tutti “al lavoro” nella nostra penisola.

E proprio pensando alla Doria non posso non soffermarmi sulla figura di Massimo Ferrero, presidente della Samp. Ferrero, “nato a Roma il 5 agosto 1951, è un produttore cinematografico, imprenditore e dirigente sportivo italiano, proprietario della Sampdoria dal giugno 2014” (da Wikipedia).

Ferrero ha ben presto calamitato su di sé l’attenzione degli sportivi italiani e dei media calcistici e non: il suo carattere esuberante e fuori dagli schemi è carne fresca per le televisioni che in questo caso si sono trovate un prodotto mediatico già pronto per essere venduto al pubblico. Esternazioni al limite del grottesco, atteggiamenti da tifoso ed uscite degne veramente del suo soprannome, “er viperetta”.

A Meleta in questo periodo fa freschino ed i pensieri viaggiano veloci e romantici: Ferrero sa giocare con le televisioni, con i giornali, con le radio e con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Appena il giornalista o conduttore di turno cerca di stabilizzarlo in un cliché lui se ne esce con originalità e spigliatezza ed è per questo che il Favi è senza dubbio ammiratore der viperetta.
Perchè non sarà certo elegante come Mantovani o silente come Garrone (storici ex presidenti della Sampdoria) ma la sua figura mi riporta alla Doria di Vialli, Mancini, Cerezo, Mannini ecc.: uomini di calcio che magari si prendevano non troppo sul serio vivendo questo sport dall’alto della loro classe innata ma che la domenica in campo davano spettacolo prima per i propri tifosi e dopo, in maniera riflessa, per gli addetti ai lavori della comunicazione sportiva.

Non so (e sinceramente non fa parte dello spirito del Favi saperlo) quali potranno essere i suoi risultati a fine stagione a livello societario e di squadra ma certo è che Ferrero sta avendo quella fortuna che solo chi sa essere sfrontato può cavalcare: una squadra coesa formata da giocatori operai e giocatori di classe ed un condottiero di quelli veri come Sinisa Mihajlovic.

Dal Favi e dalla terra di Meleta si alza un coro: Ferrero grazie per essere entrato a gamba tesa nel dormiente calcio italiano.

Juventus-Roma dodici giorni dopo: determinante la scivolata dell’Homo water in the house

oldstylerightParadossalmente ed inaspettatamente sono diversi giorni che per motivi di lavoro sono lontano dalla natìa Meleta e certo è che la quiete della Val di Merse un po’ mi manca.
Ma niente accade per caso o comunque non tutto il caso è totalmente casuale: infatti nelle ultime settimane ho avuto modo di approfondire la conoscenza di una nuova razza umana che sembra stia prendendo piede all’interno della nostra civiltà postmoderna. Ma andiamo con ordine, o per lo meno proviamoci.

Tutto ha avuto inizio da un evento calcistico e più precisamente dal big match di campionato giocato a Torino che ha visto di fronte la Juventus di Allegri e l’armata giallorossa del simpatico guaglione Garcia.
Ma più che concentrare la mia attenzione sul mero evento sportivo, sono rimasto sorpreso (in verità nemmeno più di tanto) dalla bagarre che si è scatenata contro il poveretto che ha arbitrato questa gara: il Sig. Rocchi le ha combinate, come si suol dire, da lavare e mettere al sole ma pensare che dopo questa partita le migliaia di nuvole polemiche abbiano addirittura portato il match in parlamentaro mi fa letteralmente impallidire. Direi agghiacciande.

Riprendo da ilfattoquotidiano.it: “Iniziative bipartisan, dal Pd a Fratelli d’Italia-An. Sul fronte democratico è il deputato del Pd Marco Miccoli ad annunciare l’interrogazione parlamentare a Pier Carlo Padoan ed un esposto alla Commissione nazionale per le Società e la Borsa dopo i fatti che si sono registrati ieri sera durante Juventus-Roma. Durante la partita, oltre ai penalty e ai cartellini rossi, ha fatto discutere la posizione di Vidal sul terzo goal di Bonucci, quello che ha deciso il match. “Ricordo – dice Miccoli – che Roma e Juventus sono società quotate in borsa, e quindi gli incredibili errori arbitrali (oltre a falsare il campionato e minare la credibilità del Paese) incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche. Per questo, con i miei atti parlamentari ispettivi, sollecito il Ministro Padoan e la Consob a chiarire se ci possono essere stati atti che ledono le normative vigenti, svantaggiando e penalizzando gli incolpevoli azionisti”.

Mah.

Non capisco, stiamo ancora parlando di calcio oppure tutto è legato esclusivamente al fattore economico che questo comporta? Le società di calcio sono vere e proprie aziende che muovono grandi capitali, ci mancherebbe altro, ma anche le aziende tradizionali risentono di fattori estemporanei e del tutto particolari come per esempio mercati bloccati a causa di guerre e rivoluzioni, situazioni metereologiche pazzesche che possono stoppare importanti transazioni commerciali e così via. Rischi d’impresa più o meno calcolabili insomma. Nel calcio però il fattore arbitro, siccome essere umano, viene sempre visto per prima cosa come elemento protagonista di possibile corruzione per favorire sempre la stessa squadra o le medesime persone.

E poi diciamoci la verità: chi vince spesso è automaticamente antipatico ed il sospetto inizia a prendere campo.

Cammino lungo la strada del Monteregio e penso e ripenso…se una serata storta di un bipede chiamato arbitro, che deve tenere testa a 22 giocatori/attori di calcio, può scatenare tutto questo (oltre alle sempre più normali social risse ed al mondo mediatico sportivo che oramai si alimenta quasi esclusivamente di polemiche&gossip), proviamo a giocare la gara cosiddetta ZERO. Una gara senza arbitro, magari con un drone (senza bandiere) provvisto di fischietto e pistola laser che irradi un frizzino elettrico ai giocatori che simulano un fallo oppure che cadono in area di rigore senza il benché minimo contatto. Ve lo immaginate…designazioni arbitrali della quinta giornata di Serie A, “il match tra Sassuolo e Cagliari sarà diretto da Sergio Drone della sezione di Roma1, assistenti non ce n’è bisogno. Quarto uomo D.R. srl Assistenza Droni per Cuneo e provincia”.

Ma la strada del Monteregio è lunga e bellissima e mentre il Favi continua a vagare, il pensiero divaga e si eleva verso un’inaspettata correlazione. Si accende la luce e Meleta e dichiaro che questo bailame calcistico è la conseguenza di quella nuova razza umana di cui all’inizio vi ho accennato e dai più conosciuta con l’appellativo di Homo water in the house.

Capita (e capiterà – cit. Cetto LaQualunque) infatti sempre più spesso di imbattersi, girovagando per città, mari e monti, in giovani e meno giovani abbigliati di tutto punto ma con un particolare antropologico interessante. Devo altresì dichiarare che noi giovani e meno giovani di Meleta non seguiamo ormai da anni le mode e quindi possiamo anche essere considerati come degli ortodossi demodè ma credo fermamente che il nostro parlamento, più che soffermarsi sulla direzione arbitrale di Juventus-Roma, dovrebbe porre l’attenzione su un fenomeno di costume che potrebbe costare caro al Bel Paese calcistico e non solo.

L’Homo water in the house frequenta solitamente locali, piazze e vie bene delle città non curante che il suo abbigliamento sia dannoso per l’umana civilità e passeggia baldanzoso con sguardi ammiccanti e rapidi cambiamenti di direzione. L’articolo che lo contraddistingue è il cosiddetto pantalone alla pescatore, degno successore del pantalone alla zuava: un pantalone elegante e casual quanto basta, che arriva fino alla metà del polpaccio spesso abbinato a calza lungimirante e mocassino variopinto o comunque scarpa more than elegance.

L’Homo water in the house ricorda quindi lo stile tipico dell’abbigliamento calcistico e questa confusione di generi ha senza dubbio determinato la conduzione di gara dell’arbitro Rocchi in occasione Juventus-Roma: ed essendo i colori bianconeri più abbinabili rispetto al giallorosso ecco spiegato come mai la Juventus ha avuto dalla sua una, diciamo, sorte favorevole ai fini del risultato finale.

Il Favi ha prontamente deciso di denunciare questa situazione per fare in modo che in occasione della gara di ritorno che si giocherà all’Olimpico le due squadre ed i tifosi, scusate, gli azionisti, siano più tutelati. In poche parole Favi ha inviato una raccomandata (con ricevuta di ritorno) a tutti i Ministri del governo Renzi denunciando che se il potere dell’Homo water in the house non verrà limitato della giurisdizione italiana potremmo assistere ad un’altra gara difficile da gestire e probabilmente ancora più ricca di umani errori arbitrali.

Meleta Old Fashioned Lifestyle è in trepida attesa delle ricevute di ritorno.

Bentornato Fantacalcio. E bentornato al Giorgione FC del Presidente Favi.

Senza titolo-2Oggi 9 settembre, seduto in quel caffè io non pensavo a te. E fantasticavo sulla nostra bella Italia così bistrattata perché non si sa gestire o meglio: perché chi la deve gestire fa tanta tanta fatica e perché chi la vive quotidianamente dovrebbe sempre avere un pensiero di miglioramento continuo del proprio senso e dovere civico.

Nel regno incantato di Meleta, dove il Favi si prodiga nella costruzione di una sorta di Buon Governo, queste giornate settembrine scorrono tranquille ed il sole allieta la vista che dalla Rocca si spinge fino al Mar Tirreno in un’esplosione di colori pastello. Ed è in questo contesto che la popolazione dei Proci si sta preparando ad una delle serate più coinvolgenti di tutto l’anno solare ed anche di quello polare.

Domani sera infatti è stato convocato il Gran Consiglio Procio: nella regale dimora di Fleocifero si incontreranno alcuni tra i giovani Proci più in vista del nostro territorio tra cui il qui scrivente Favi, il Grand Duca Papa, Chapeau, Rondejo Medina Bejo, Sir Carcavello e Jean De La Feccia.
La serata, come detto, è uno di quegli appuntamenti che vengono aspettati con grande bramosia ed impazienza: domani sera infatti avrà luogo l’asta del Fantacalcio valido per la Val Di Merse Championship 2014/15.
Per chi non ne sa niente di questo rituale tribale-calcistico è difficile anche solo immaginare l’adrenalina che farà da scenario all’asta per accaparrarsi i migliori giocatori della Serie A, le migliori nuove proposte, il portiere pararigori oppure l’esterno di difesa dal goal facile.
Ci sarà chi spenderà una fortuna puntando tutto su difesa e centrocampo, chi invece acquisterà solo attaccanti e chi a fine serata non avrà ben chiara la squadra che ha formato con i suoi fantamilioni (gli euro virtuali dell’asta).

Ed è così che per una sera i Proci si trasformeranno in Presidenti: Presidenti delle migliori squadre pronte a darsi battaglia per la conquista dell’ambito scudetto della Val Di Merse.

Solo per dovere di cronaca c’è da segnalare che purtroppo nella Championship della scorsa stagione, vinta da Rondejo Medina Bejo (trionfatore nella classifica a scontri diretti) e da Fleocifero (primo nella classifica a punti e conquistatore della relativa maglia a pois), sono stati innumerevoli i casi di tentata combine delle gare e manipolazione delle stesse. In particolar modo i Nas di Poggio al Gallo, coordinati dalla gendarmeria di Ponte del Saio, stanno indagando su alcuni match e non è escluso che lo scudetto 2013/14 venga revocato.
Medina Bejo e Fleocifero si sono dichiarati innocenti ed hanno più volte dichiarato di non temere l’azione della magistratura della Val Di Merse.

Ma questa è un’altra storia perché domani sera ci sarà spazio solo per penna (o lapis), taccuino, lista giocatori e calcolatrice alla mano insieme all’immancabile rito di iniziazione della vecchioccina che avrà il doveroso spazio all’inizio dell’asta.

Il Favi è sicuro di due cose: la prima è che ne vedremo e ne sentiremo delle belle, la seconda è che come al solito la sua squadra, il Giorgione FC, non vincerà nulla ma farà un gran bel calcio.

Adeus Brasil: Germani (reali) in finale e Favi sbalordito dallo sportically correct made in Germany

felipaoProbabilmente c’erano tutti i presupposti per una semifinale Mundial fuori dagli schemi. Certo è che l’organizzazione tedesca era favorita sullo spirito nazionale brasiliano di squadra, per di più orfano di due pezzi da novanta come Thiago Silva e Neymar. Ma quello che è successo ieri sera nella prima semifinale di Brasile 2014 ha veramente dell’incredibile.
I padroni di casa partono col piede giusto: baldanzosi ed agguerriti per cercare di avere la meglio sulla germana formazione che però, sullo 0-0, non fa una piega. Poi fu il primo goal e quindi in rapida successione avvenne la seconda, la terza, la quarta e la quinta rete che già dopo i primi quarantacinque minuti spingono la Germania in finale a suon di goals.

Ma facciamo un passo indietro.
Il Favi, ieri sera, ha fatto uno strappo alla regola ed invece di sistemarsi sul comodo divano di Meleta, decide di spostare la sua persona presso il Parco de La Capannina per una serata all’insegna del cibo tradizionalmete toscano, del vino, anch’esso tradizionalmente toscano, e di una semifinale in allegra compagnia all’ombra del possente proiettore su telo piazzato nel parco.

Durante la cena ho piacevolmente colloquiato con una coppia tedesca di una località non ben specificata (dal nome credo complicato ma posizionata vicino al Mare del Nord ed in particolare nei dintorni di Amburgo) e subito ho notato la loro effettiva e reale tranquillità germanica, per me alquanto strana, prima di una semifinale di World Cup. Ma ognuno vive il calcio e queste emozioni a modo suo e quindi non ho fatto più di tanto caso al comportamento non troppo sportically correct della mia nuova coppia amica.

La gara inizia ed il Parco de La Capannina pian piano si riempie di germanici che dagli agriturismi della zona si riversano nelle panche messe nel giusto ordine per gustare al meglio l’evento sportivo: facendo una sommaria e veloce statistica durante la gara il popolo italico era probabilmente in minoranza rispetto agli alemanni, diciamo possesso palla 40% Italia e 60% Germania.

Visto l’evolversi trionfale della gara pensavo che l’euforia per la schiacciante vittoria portasse qualche amico tedesco ad una sana esagerazione nel post goals ed invece sono qui a documentarvi una cosa, a mio modo di vedere, alquanto particolare. Nel susseguirsi delle prime cinque reti gli amici tedeschi hanno sì esultato ma in maniera molto pacata, quasi insonorizzata se paragonata al grido di un qualsiasi goal dell’Italia. Ebbene i froilen teutonici hanno esultato in maniera più convinta solamente alla sesta ed alla settima rete in un clima di grande rispetto e cordialità proprio di quel profondo senso civico che in Germania è spiccato e che da noi oramai in troppe occasioni è uno sbiadito ricordo.

Ma l’italianità non può passare in secondo piano anche se in campo ci sono solo Germania ed un pò di Brasile (molto poco in verità) ed allora lo spettatore italiano affonda il suo colpo da maestro: prima chiede il risultato della gara perchè aveva perso il conto dei goals e poi, rivolgendosi ad un gruppetto di tifosi tedeschi in festa dopo la settima rete, intona Sono un ragazzo fortunato di Lorenzo Jovanotti e così anche il cielo di Belo Horizonte si colora improvvisamente di azzurro.

Cari brasiliani avrei desiderato vedere una bella finale tutta sudamericana tra verde oro ed Argentina ma lasciatemelo dire: la Germania è sì molto forte ed organizzata ma voi…ma come diavolo avete fatto ad arrivare in semifinale??? La traversa colpita al 120′ dal cileno cagliaritano Pinilla negli ottavi di finale ha avuto la sua dolce vendetta ed a Meleta si alza prorompente l’alba del giorno che stasera renderà eroi olandesi o argentini.

P.S. E nel caso il risultato fosse troppo avverso ad una delle due squadre in lizza…spegnere e riaccendere la Playstation è la miglior cosa da fare.