Il Favi compie due anni e gli azzurri regalano gli ottavi a Meleta

Correva il giorno 18 giugno 2014 quando nelle lande di Meleta prendeva forma e vita il blog del Favi che esordiva nella letteratura globale con un articolo dal titolo Da Meleta all’Arena Pantanal di Cuiabà. Era il Mondiale di calcio brasileiro del 2014, Mondiale nefasto per gli azzurri che uscirono senza gloria dopo tre partite avare di italiche emozioni.

Ed il fato ha voluto che proprio oggi (ieri per la precisione) una nuova Italia ha staccato l’accesso agli ottavi di finale dell’Europeo France 2016 grazie ad una rete di Eder (di cui ignoravo il nome Martin fino a ieri pomeriggio siccome non colleziono più le figurine Panini) che ci ha permesso di superare all’utimo tuffo una nazionale scorbutica e fisica come quella svedese. Dopo due gare l’Italia conquista l’accesso agli ottavi di finale e devo proprio dire che al Favi questa nazionale piace davvero tanto.

Non tanto per la bellezza del calcio espresso (anche se contro il Belgio ci sono stati anche sprazzi di bel gioco); non tanto per la presenza di un vero e proprio fantasista come potevano essere Totti, Del Piero, Baggio o Doni (permettetemi quest’ultimo) negli anni indietro; e nemmeno per la presenza di giocatori di altissimo livello internazionale fatta eccezione per il nostro superuomo e superportiere Buffon. Ma per il fatto che questa squadra è stata forgiata da un ottimo allenatore di nome Antonio Conte su alcuni pilastri di fondamentale importanza che nel calcio di oggi, a livello di squadre nazionali, non sono facili da riscontrare.

Questi ragazzi mettono anima e cuore nella loro corsa, nel non mollare mai di un centimetro l’avversario di turno, nel credere fortemente di rappresentare una nazione bella, importante e contradditoria allo stesso tempo come il nostro Bel Paese.

E così, nonostante un fastidioso virus gastrointestinale che ha costretto il Favi alla tribuna in occasione della gara con la Svezia, a Meleta le bandiere tricolore si issano fuori da tutte le finestre della tenuta faviana perchè nella mia indole di romantico calciofilo credo che il calcio non è solo uno sfavillante mondo di soldi e plusvalenze ma anche un sano portatore di valori patriottici: valori che purtroppo oggi in Italia vengono fuori solo in occasione di un gioco come il pallone (o poco più).

Sorseggiando a piccole dosi (vista la precaria condizione fisica de lo Favi e non certo per gusto) un ottimo Bolgheri denominato Il Bruciato prodotto della Tenuta Gualdo al Tasso che si fa molto apprezzare per il gusto pieno e fresco del mix tra uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, il Favi guarda sì circa il 90% delle gare di questo Europeo ma non perde di vista i ballottaggi a Sindaco di alcune grandi città italiane, le stupide ed incomprensibili violenze tra tifosi russi ed inglesi, il nuovo video dell’omicidio di David Rossi (capo della comunicazione di Mps) e l’annosa questione del campo sportivo di Chiusdino, ridente paese metallifero nelle vicinanze di Meleta.

Tante le questioni a risonanza mondiale e locale che aleggiano sul feudo di Meleta e, sebbene tra loro queste questioni pare abbiano poco in comune, è tuttavia possibile trovare un comune denominatore.

Candidati a Sindaco che si scannano in diretta tv e relativi tifosi (pardon, sostenitori) che se si incontrano per strada sono mossi da sentimenti ultrà come succede in alcune città di Francia a causa di delinquenti inglesi e russi. Tifosi della verità contro tifosi dell’omertà come sta succedendo a Siena per il caso di David Rossi e tifosi tutti contro tutti per quanto riguarda lo spinoso caso dell’Arena Bruno Belli di Chiusdino.

In questa epoca di pochi e dimenticati valori di comunità è sempre più semplice tifare gli uni contro gli altri per ogni grande o piccola questione. Così la società moderna sta plasmando gli individui, individui sempre più singoli e sempre meno in comunità reale perchè purtroppo, oggi, la sola comunità che è sempre viva ed in fermento è quella virtuale.

Ecco come Umberto Eco, circa un anno fa, descriveva l’invasione dei social network all’interno della nostra vita e della nostra costruzione virtuale della realtà:
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

Ed il Favi invita tutti i suoi lettori a dedicare dodici minuti all’ascolto dell’intervento integrale di Eco all’Università di Torino (video qui sotto) e relativo a quanto sopra riportato:

Riflettiamo…riflettiamo…e riflettiamo ulteriormente (un pò come Cetto La Qualunque).

E così mentre il cane Ercole sente i primi istinti sessuali della sua vita e si attacca comodamente alla gamba del Favi e mentre l’estate stenta a decollare da un punto di vista metereologico, godiamoci questi Europei di calcio con il messaggio che questa nazionale sta dando a tutta la nazione: lasciando da parte gli istinti personali e facendo squadra vera, comunità vera, tutti noi possiamo fare la nostra parte per risollevare piano piano questo meraviglioso Paese di nome Italia.

Ognuno nel suo piccolo, non guardando solo all’orticello dietro casa ma tendendo sempre orecchio, anima e cuore alla costruzione di comunità basate sul rispetto e sulla voglia del fare insieme.

Perchè questa vita è sì impegnativa (sennò non avrebbe sapore) ma anche meravigliosa e l’istinto di lasciare un mondo in qualche modo migliore a chi verrà dopo di noi non ci deve mai abbandonare.

Tanti auguri Favi con Meleta che si veste a festa facendo del suo meglio giorno dopo giorno.

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Feste, Favi e vissero felici e contenti.

Favi_Natale_2015Aria di Natale nelle campagne di Meleta, una Meleta vestita a festa con piccole ma decoratissime luminarie che accompagnano gli ultimi giorni dell’anno ed al tempo stesso spingono l’arrivo del nuovo come da tradizione calendaristica.

Il Favi ha trascorso le sue feste con la famiglia in atmosfere sempre nuove e ricche di calori e calorie.

Ma la vicenda che desidero trattare in questa fine annua riguarda i giorni che precedono il Natale e che vengono spesso utilizzati per acquistare regali, pensieri e piccoli ricordi da scambiare con le persone più care.

Tengo subito a precisare che non sono un patito dei regali ma mi piace molto, da sempre, pensare alle persone più vicine al Favi e regalare loro un sorriso che spesso si tramuta in un cadeau di poco valore economico ma di grande valore a livello d’impatto umorale.

E proprio in quei giorni il natalizio Favi scollettò Meleta e si diresse verso la Maremma alla ricerca di oggetti per irradiare il sorriso dei suoi cari.

Tante le persone in strada nella media cittadina di Follonica e tutti alla ricerca di regali da mettere sotto l’albero per colorare il casalingo Natale.

Dopo aver percorso le vie dello shopping ed aver acquistato quello che doveva acquistare, il Favi si concesse così una pausa rigenerante in un bar di tendenza per dare il via alla procedura dell’aperitivo.

Tante le persone all’interno ed all’esterno del locale e tutti sorridenti con vini e cocktail alla mano per momenti di relax tra amici, parenti, conoscenti e così via.

Superato senza troppi gradi l’aperitivo time il Favi si reimmette in strada per completare la sua ricerca e d’improvviso cala la sera: i negozi chiudono, i bar dolcemente si svuotano e la strada diventa pian piano deserta (visto che la serata era di quelle infrasettimanali).

Scocca l’ora della cena ed il Favi si ferma a desinare in una pizzeria/paninoteca per un pasto veloce: il locale è molto carino e ben tenuto ed ha una sala con una grande vetrata che da direttamente sul corso della cittadina.

Musica all’interno del locale, sorrisi e luci della sera che accompagnano verso la notte il tram tram giornaliero.

Ad un certo punto, mentre stavo mangiando un discreto hamburger corredato da patatine fritte e birra sempre medio/grande, inizio ad osservare fuori dalla grande vetrata e vedo un signore di una certa età ed il suo cane di una certa età a sedere su una panchina. Davanti a loro una cesta di vimini con una piccola coperta e la scritta “Grazie per il Vostro aiuto”.

Tutto d’un tratto l’atmosfera cambia e non poco.

Questo pensiero, queste parole, non vogliono essere cariche di ipocrisia o di luoghi comuni. Ci tengo a dirlo prima di terminare questo breve racconto di strada.

Ma torniamo, appunto, per la strada.

Finita la cena il Favi si dirige verso la cassa, paga il conto e prende un trancio di pizza ed una bottiglia d’acqua da asporto. Pizza ed acqua sono per quel signore che sta sulla panchina in cerca di aiuto.

Ed è solo questo che voglio puntualizzare e sottolineare.

Nella nostra frenetica era, nelle nostre giornate di rincorsa, nei nostri amletici dubbi esistenziali e nelle nostre certezze, troviamo il tempo, troviamo il modo, troviamo la situazione per dare una mano a chiunque ne abbia bisogno.

E’ più semplice ed immediato di quanto ci si possa immaginare e con piccoli gesti quotidiani possiamo senza dubbio dare una mano a far girare questo mondo per un verso un po’ più umano e vero ed un po’ meno costruito e digitale.

Ed allora il mio pensiero ed i miei auguri per il nuovo anno vanno a tutte quelle persone che vivono a Lampedusa e che ogni giorno aiutano in maniera volontaria i migranti che arrivano stremati sulle nostre coste. Perchè è di questo che si dovrebbe parlare tutti i giorni dando un po’ meno spazio informativo allo smog nelle grandi città che regna sovrano tutto l’anno ma che in questi giorni sembra essere diventato il più grande problema nazionale. Senza nulla togliere al fatto che la qualità della nostra aria è sicuramente un tema di importante rilevanza.

Ma sono proprio loro, gli abitanti di Lampedusa ed i volontari che operano su questa isola l’esempio di tutto quello che avete letto in questo racconto e che rappresentano un mondo che a me piace da impazzire: quello della solidarietà e dell’impegno, di un impegno che si può toccare con mano.

 

Fools will be fools
And wise will be wise
But i will look this world
Straight in the eyes

I pazzi saranno pazzi
e i saggi saranno saggi
ma io guarderò questo mondo
dritto negli occhi

(Ben Harper, Better Way)
Favi di strada, Meleta terra mentale di socialità: tanti auguri per un felice anno nuovo.

Basta poco che ce vo’: parola del Favi.

basta_poco_che_ce_voI primi venti invernali soffiano leggeri sull’altopiano di Meleta facendo cadere, sulla strada provinciale che costeggia la dimora del Favi, foglie dai mille colori autunnali.

Venti di una bruttissima atmosfera soffiano invece su gran parte del nostro mondo e le vicende che hanno scosso e continuano a scuotere Parigi negli ultimi giorni non possono non far riflettere sullo stato di salute del nostro pianeta (ps. un pianeta chiamato Terra che è formato da ben sette continenti: Africa, Sudamerica, Nordamerica, Antartide, Asia, Europa e Oceania secondo il modello a sette continenti). Uno stato di salute che per tanti motivi è minato da un nemico chiamato Isis e da altri nemici interni che a Meleta denominiamo Big Bang della società post moderna. Giusto per dare un appellattivo di poche parole.

Parigi è stata colpita nella maniera più infima e miserabile possibile: singoli pazzi hanno fatto una strage di persone in diversi quartieri della città. Tutto è stato rivendicato dall’Isis e cioè dal nemico della nostra era contemporanea.

Fin da quando il Favi era piccolo, in ogni racconto, in ogni fumetto, in ogni film e cartone c’è sempre stato un eroe ed un nemico. Poi, crescendo, il nemico non è stato più Brunga ma è diventato reale e si è chiamato prima Saddam, poi Bin Laden ed adesso Isis (che se fosse nato in Italia sarebbe forse stato l’acronimo di un pachiderma aziendale pubblico tipo l’Inps o l’Inail ma questa è un’altra storia).

Io, come credo gran parte di voi, non ho nemici e vivo bene lo stesso.

Nella terra di Meleta, dopo tanto pensare ai fatti di Parigi, il Favi ha deciso di analizzare a ruota libera, come è nel suo naturale stile, alcuni argomenti che da giorni girano e scalpitano nella sua testa.

Il meccanismo di tutto è con molta probabilità economico. Il mondo si sta generalmente impoverendo economicamente e le economie che sono state più floride negli ultimi trent’anni (Europa e Stati Uniti) hanno oramai da diversi anni problemi di disoccupazione e nuovi strati di povertà nascono tra la popolazione. In questo scenario si interseca l’immigrazione dagli stati del sud del mondo verso l’Europa con migliaia di persone che ogni giorno tentano di raggiungere una nuova terra promessa che possa in qualche modo migliorare le loro condizioni di vita.
E con molto dispiacere si nota in questi anni che l’integrazione che viene spesso sventolata come l’unica via per un nuovo equilibrio sociale purtroppo non si è mai attuata completamente perchè da sempre la diffidenza ha avuto il sopravvento sui sentimenti di vera creazione di una nuova comunità multirazziale.

E’ da qui che prende linfa vitale l’odio che alimenta lo spirito terroristico di queste bestie, perchè i terroristi a giro per l’umanità non possono che essere definiti bestie (con tutto il rispetto per le bestie animali).

Saint Denis, sobborgo a nord di Parigi, è stato ridefinito Parisistan per il gran numero di persone di religione musulmana che lì vivono, studiano, aprono negozi e si impegnano per migliorare le proprie condizioni di vita anche se questa cittadina alle porte della metropoli francese assomiglia sempre più ad una favelas brasiliana che ad una periferia europea di quelle che noi siamo abituati a conoscere. Naturalmente, come in ogni società ed in maniera indipendente dalla religione, frange di persone integraliste vivono e convivono con la maggior parte, sana, della popolazione.

Queste bestie combattono una specie di guerra santa contro l’Occidente ed i suoi valori. I valori appunto.

E qui entriamo noi in scena. Con la nostra società, la nostra cultura, il nostro senso di civiltà.

Di fronte a fatti tragici come quelli successi a Parigi è facile fare considerazioni a nostra volta integraliste e razziste. Ed allo stesso tempo è facile cavalcare gli eventi da un punto di vista politico e di tornaconto personale (penso qui ai nostri uomini e donne di politica che si trovano a fronteggiare un’epoca di grandi cambiamenti senza purtroppo averne piena coscenza).

A volte, dalle finestre di Meleta, osservo quanto di bello la natura ha donato al nostro mondo e mi chiedo se ci meritiamo tutto questo perchè al Favi questa società lobotomizzata sull’apparire, dove la forma vince sulla sostanza, dove l’immagine sbaraglia la concretezza, fa veramente paura.

Non c’è bandiera da sventolare, non c’è pensiero personale da sputare nell’arena dei social network, non c’è voce da alzare.

C’è solamente da mettere in pratica quei valori che i nostri nonni ci hanno insegnato: l’Italia usciva a brandelli dalla seconda guerra mondiale ed una generazione intera ha sudato e faticato per ricostruire un paese. Affrontando i problemi e confrontandosi anche aspramente ma remando tutti dalla stessa parte.
Oggi siamo dalla parte opposta, siamo alla divisione mentale su ogni situazione come se fosse una partita di calcio. Siamo all’eccesso dell’individualismo d’immagine (magari fosse di pensiero) che crea debolezza nella nostra intera società per la continua ricerca di consenso sociale e questo ci rende vulnerabili ed impauriti di fronte ad un manipolo di pazzi che cavalca le nostre insicurezze. In maniera vile e bastarda ma con piena consapevolezza.

Il Favi non si stancherà mai di dire che è necessario tornare ad avere fiducia nel vicino di casa, aiutare chi ha bisogno senza aver paura di essere “inculati” (permettetemi il termine oxfordiano), ospitare senza pregiudizi persone di etnia e religione differente dalla nostra. Ma occorre farlo con il cuore, non solo a parole.

Ognuno di noi, nel suo quotidiano può dare una grande mano alla nostra umanità, in questo tempo così complicato.

Prendiamo esempio dalle persone più anziane, dai loro occhi e dalle loro storie. E’ il momento di agire, di spengere pc e smartphone e di essere meno social e più sociali. Per davvero.

Basta poco, che ce vo’.

E nella terra di Meleta la serata si fece più tiepida e ricca di speranza.

L’insostenibile leggerezza del Favi che guarda con ammirazione Le Cornate

Foto EnzoTiberi

Gerfalco (GR). Foto EnzoTiberi

Sboccia l’estate nell’altopiano di Meleta e, nonostante le pomeridiane piogge equatoriali di questi giorni, il Favi si gode con sempre rinnovata e fanciullesca meraviglia la stagione più calda e spensierata dell’anno dando il via alla rassegna dei sempre benvenuti mojiti estivi.
Ed il cielo azzurro accompagna i viandanti che attraversano questa terra aiuta a scoprire una Toscana ancora intatta e talmente vera e selvaggia da far rimanere a bocca aperta anche il più esigente dei turisti fai da te.

Nelle vicinanze di Meleta c’è un borgo altrettanto affascinante che si chiama Gerfalco, paese incastonato nel complesso collinare/montuoso de Le Cornate e facente parte del Comune di Montieri, anteposto tra le province di Siena e Grosseto.

Ed è qui che il Favi, ciclista enogastronomico, qualche tempo fa ha fatto tappa in una delle sue escursioni a due ruote.

Appena scollettata la salita che porta al paese, sulla sinistra vedo un piccolo parco pubblico e tre o quattro ragazzi di colore che disquisiscono seduti sulle panche presenti nel parchetto. Faccio ancora un centinaio di metri, supero il ristorante principale del paese ed inizio ad incrociare diverse persone di colore che mi salutano mentre continuo la mia pedalata. A dir la verità un po’ sbigottito dalla variopinta popolazione di questo borgo sperduto tra le colline mi fermo nel centro del villaggio e scorgo più in basso un campo da calcetto dove altri ragazzi di colore stanno giocando a calcio.

Riporto da ilgiunco.net il pezzo (datato aprile 2015) scritto da Barbara Farnetani riguardo a quanto sopra vi ho descritto.

“Otto persone, per lo più giovani, tra chi si occupa della gestione della struttura o della formazione, chi della cucina e chi ancora delle pulizie. A Gerfalco l’accoglienza ai migranti è diventata un’occasione non solo di integrazione, ma anche di lavoro per la gente del comune.

Lo conferma il sindaco, Nicola Verruzzi, che con Luciano Fedeli, responsabile per la nostra zona dell’associazione “Partecipazione e Sviluppo Onlus” ha fatto un bilancio della situazione ad un anno dall’inizio dell’attività.

«Sono già un paio di anni che l’ex colonia di Gerfalco è stata individuata come sede per l’accoglienza ai migranti – afferma il sindaco – per questo già la precedente amministrazione aveva avviato un dialogo con la Prefettura per porre alcune richieste specifiche e stipulare una convenzione». Una delle prime richieste è stata quella di coinvolgere il territorio. Nella convenzione si obbliga l’associazione che gestisce la struttura ad assumere gente proveniente dal comune di Montieri. La seconda è che gli approvvigionamenti, per quanto possibile, avvenissero da esercizi del territorio. Il Comune aveva poi chiesto l’apertura di uno sportello informativo per immigrati in ausilio alle attività comunali, visto che il 20% della popolazione residente è straniera, e di avviare un percorso, per gli ospiti stranieri, non solo di assistenza, ma anche di formazione, mappando le abilità e le inclinazioni di ciascuno e pensando a tirocini ad hoc finanziati dalla regione».

«Non abbiamo avuto mai problematiche di ordine pubblico – precisa Verruzzi – nonostante si parli di 25 richiedenti asilo in un paese, Gerfalco, di 120 persone. Il principio da cui siamo partiti era che, in caso di necessità, la Prefettura può scegliere di mandarti i migranti anche se il Comune si oppone. Quindi dire no, avrebbe avuto una pura valenza politica, ma di fatto i richiedenti asilo sarebbero stati comunque inviati. Per questo abbiamo preferito dare la nostra disponibilità ma dando noi le regole e chiedendo che ci fossero ricadute positive sul territorio. Inoltre abbiamo chiesto la massima trasparenza nelle spese e in come saranno spesi i soldi».

La struttura, una ex colonia di proprietà dell’istituto Sant’Anna, è gestita dall’associazione “Partecipazione e Sviluppo Onlus”, che opera in tutta la Toscana. Parla di bilancio positivo anche Luciano Fedeli, responsabile dell’associazione che in Maremma gestisce un’analoga struttura a Ribolla, nel comune di Roccastrada, e una alla Castellaccia, nel comune di Gavorrano. «Questo – prosegue Fedeli – è un progetto che va oltre la pura assistenza. Quello che vogliamo è che ne escano cittadini proiettati verso l’esterno. Cittadini non solo italiani ma europei. Per questo si punta su formazione e conoscenza territorio». Anche per loro la permanenza nella struttura sarà occasione di lavoro visto che due di loro saranno assunti con il ruolo di mediatore culturale per aiutare l’associazione all’arrivo dei nuovi profughi.

«Abbiamo interesse nel promuovere l’occupazione a livello locale – afferma Fedeli – abbiamo fatto otto assunzioni grazie all’accoglienza, e vogliamo valorizzare l’idea di trasparenza per sfatare i luoghi comuni sul giro d’affari che c’è in questo settore. Per questo pubblicheremo i dati e le spese sul nostro sito».

«Problemi non ce ne sono. Le uniche tensioni vengono dall’incertezza della situazione e dei tempi: anche un anno per sapere se la domanda di asilo è stata accolta. Ecco, se proprio devo individuare il momento più critico – precisa Luciano Fedeli – è il momento del pasto. Le tradizioni culinarie sono diverse (abbiamo gente del Gambia, del Senegal, della Costa D’Avorio, della Guinea, ma anche alcuni cristiani), si tratta di persone moderate, non abbiamo mai avuto problemi legati alla religione, ma sul cibo si. Ma con un bel piatto di spaghetti al pomodoro in genere si mettono tutti d’accordo»” (fonte ilgiunco.net)

E così un piccolissimo borgo toscano apre le proprie porte a persone molto meno fortunate di noi: dettando delle regole ma allo stesso tempo accogliendo persone bisognose innanzitutto di cibo e di un alloggio che seppur provvisiorio, può dare una qualche speranza per il futuro.

Sviluppando un progetto che crea ricchezza culturale, crea opportunità, crea socialità, crea vita.

E questo è un passo importantissimo verso un’integrazione che oggi dovrebbe essere ai primissimi posti nell’agenda dei nostri uomini politicanti: ed invece sentiamo parlare ancora di stati che chiudono le frontiere o che bloccano l’accesso ai migranti.
Tutto questo inserito poi all’interno del sentimento europeo che per anni ci è stato proposto come l’ottimo per il futuro delle singole nazioni e dei relativi abitanti: ma di fronte ad una situazione drammatica come il flusso migratorio di centinaia di migliaia di persone che dal sud del mondo arrivano in Europa, il grande sentimento del sentirsi europei viene clamorosamente a mancare ed ogni stato fa ciò che vuole riguardo ad una situazione che sta letteralmente scappando di mano a chi deve decidere e confrontarsi al riguardo.

E’ vero, noi siamo un paese ricco di contraddizioni ma il Favi è fiero di essere italiano: perchè la nostra ospitalità è unica nel mondo, perché la nostra ospitalità sono i due giovani di Ventimiglia che hanno portato nella notte coperte ai migranti stoppati alla frontiera dalla gendarmeria francese.

E perché l’Italia non è il tipo che attacca pubblicamente in tv, sui giornali o sui social la povera gente che arriva nelle nostre coste per giocarsi una speranza di una vita più dignitosa per sé e la sua famiglia cercando solamente di alimentare paure e disintegrazione del civile vivere.

L’Italia non è chi diffida dello straniero, del diverso per razza, pelle o religione ancora prima di conoscere la persona che sta dietro ad una razza, una pelle o una religione.

Ma questo dipende da ognuno di noi: ognuno di noi dovrebbe sviluppare un sentimento di integrazione, integrazione che è fonte di arricchimento continuo e che passa dal conoscere persone, usi, costumi ed usanze che provengono da paesi e mondi diversi dal nostro.

Meleta libera da ogni turbamento, Favi all over the world.

La coscienza del Favi: popolare ma anti social (e).

street-art-farhan-siki-2(Farhan Siki, Noam, Screaming isn’t enough, 2011, vernice spray su tela, cm 200×230)

Arriva il mese di dicembre anche nelle valli che circondano la terra di Meleta e l’atmosfera ancora non troppo fredda si mischia con il bianco tepore delle giornate che precedono il Natale dell’anno domini 2014.
Tante le vicende che in queste ultime settimane stanno scuotendo la testa e l’anima del Favi che fatica a trovare la giusta serenità dell’osservatore asettico.

Ma proprio in questi giorni nella capitale del nostro bel Paese è scoppiato un pandemonio. L’operazione Mondo di Mezzo ha portato a “ben trentasette arresti nell’inchiesta portata avanti dai Ros. In manette Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana. Agli indagati gli inquirenti, coordinati di Giuseppe Pignatone, contestano a vario titolo anche estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio” (da ilfattoquotidiano.it).

Un bailamme insomma, un caos organizzato.

Giusto più o meno un paio di settimane fa la trasmissione di RaiTre Report non faceva altro che indagare in maniera un pò più profonda rispetto alla Questura di Siena sul Monte dei Paschi di Siena ed alzava un polverone di indignazione anche nei più integerrimi difensori del lavoro dei magistrati. Ed in chi crede fermamente nella giustizia.

In entrambe le situazioni è stata più volte chiamata in causa la parola mafia.

Nel caso senese una mafia elegante che grazie al denaro ed a forti commistioni politiche gestiva e gestisce tutt’ora una città, un territorio e nel frattempo movimenta interessi a livello nazionale ed internazionale.
A Roma il gruppo denominato Mafia Capitale era addirittura “capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, tramite la Fondazione Nuova Italia di cui l’esponente di Fratelli d’Italia è presidente. Ma anche di coinvolgere nella loro rete politici di destra e di sinistra” (da ilfattoquotidiano.it).

Storie e vicende incredibili?

Secondo il Favi manco più di tanto visto che purtroppo l’Italia ha questa grande peculiarità: magari tra privati o tra pubbliche amministrazioni è difficile fare sistema per cercare nuove opportunità, nuovi mercati o attrarre nuove clienti. Ma nella ormai purtroppo famosa coppia di fatto Stato-Mafia tutto è possibile: si riesce benissimo a fare sistema, a fare impresa, a far sì che questo connubio diventi sempre più forte e sempre più economicamente rilevante. Con il benestare del politico di turno o grazie all’amico influente dell’amico altrettanto influente che fa il favore o riceve il beneficio.

E io mi domando: ma l’attenzione popolare dove è?
Forse nella preoccupazione che Schettino possa essere uno dei prossimi partecipanti all’Isola dei Famosi.
O forse nella discussione sulla Goal-line Technology che viene rimessa sul banco calcistico ogni volta che c’è un goal fantasma.
O forse nel vivere la quotidianità più nei social che per la strada.

Sarò sincero.

A me un po’ spaventa il mondo virtuale dove la bellezza, la perfezione ed il “yeah! oggi sono in posa nel ristorante all’ultima moda” e domani “yeah! mi trovo alle pendici del Monte Everest con uno spritz in mano” creano l’effimera sensazione di stare al passo con i tempi.

E’ chiaro, se tutti noi avessimo oltre al lavoro, alla famiglia, alla fidanzata, agli hobbies il tempo per valutare con attenzione tutte le malsane cose che capitano ogni giorno sotto i nostri occhi passeremo 24 ore su 24 a fare e disfare senza mai avere la possibilità di un minimo minutaggio dedicato al riposo dell’anima e del corpo.

Ma rimane il fatto che questi tempi sono veramente saturi e maturi di indicibili prese per il culo popolari senza le giuste conseguenze per gli attori che alimentano il malaffare.

Meleta vigila scrivendo, vigila denunciando e mette in guardia: Favi baluardo di coscienza popolare ma al tempo stesso anti social (e) ed amante della street philosophy.

Palleggiando al mare con il Favi senza gli ottavi di finale (bah ed ancora bah)

calcio_oldstyle2Sinceramente lo devo confessare: fino a che i Mondiali di Brasile 2014 non saranno terminati io non avrò pace.
Mi piace il calcio emergente del Costa Rica e dell’Algeria ma non poter respirare l’atmosfera del pre, durante e post gara degli azzurri mi rende irrequieto in queste serate estive di Coppa del Mondo.

Ed è per questo che da buon Favi, nel weekend appena trascorso, mi sono regalato una bella giornata di relax al mare. In particolare ho visitato in dolce compagnia le bellezze naturalistiche del Parco della Sterpaia che fa parte del più ampio sistema dei Parchi della Val di Cornia e che si trova nel golfo che da Follonica porta i bagnanti a sconfinare nel livornese nel comune di Piombino. Un oasi di pace con un bel mare, un’ottima pineta per il dopo pranzo e servizi niente male seppur costosissimi a mio parere (parcheggio a tariffe da multipiano situato a La Rascasse ma sorvoliamo…)
L’aria di mare e la succulenta ombra della pineta hanno così sfumato la mia delusione calcistica, resa ancora più lontana dagli splendidi mojiti trangugiati nell’ora (o meglio nelle ore) dell’aperitivo.

E qui casca l’asino. Durante l’aperitivo gustato in un locale del lungomare la tv del locale stesso è sintonizzata sul primo ottavo di finale di Brasile 2014. I padroni di casa del Brasile sfidano il Cile e la formazione andina mette alle corde i verdeoro: dopo una clamorosa traversa colpita dal cileno-cagliaritano Pinilla si va ai rigori. Pian piano molti avventori del locale lasciano le comode postazioni aperitiveggianti e si spostano all’interno per assistere alla lotteria dei calci di rigore. Poco prima dell’inizio dei penalty il locale è inaccessibile dall’esterno perché i tifosi si sistemano anche sulla porta d’ingresso rendendo difficoltoso il passaggio di spaghetti all’astice e fritture di paranza.
Il primo pensiero che mi balza alla testa è “che sport fantastico è questo!” mentre il secondo è “xxxxx xxxxxx noi dobbiamo aspettare altri quattro anni prima di rivivere questi momenti!”.
Come la maggior parte del pubblico presente anche io spero nella vittoria del piccolo Cile contro i pentacampeon ma Julio Cesar è in serata strepitosa ed il piccolo grande Neymar è freddissimo dal dischetto. Onore al Cile (giustamente festeggiato in pompa magna al rientro in patria) e festa brasiliana al Mineirão di Belo Horizonte ed in tutta la nazione brasileira.

Dopo Brasile-Cile è la volta della Colombia che fa un sol boccone dell’Uruguay privo del simpatico addentatore Suarez mentre ieri l’Olanda ha tenuto a galla l’Europa calcistica sconfiggendo in extremis il Messico (Robben è si fenomeno ma anche un po’ furbetto…). Nel dopo cena in programma un gustoso ed inedito mach tra Costa Rica e Grecia. La romanticità calcistica della Grecia è enorme e gli Ellenici riagguantano la gara al 91′ costringendo i Costaricani, passati in vantaggio con un chirurgico Ruiz, ai rigori. Alla fine sorride il Costa Rica ed io maledico il temporale che ieri sera si è abbattuto su Meleta e mi ha impedito di vedere gli ultimi venti minuti regolamentari, supplementari e rigori!

Tra pochi minuti in campo Francia-Nigeria ed a seguire  Germania-Algeria: pronostici in favore delle formazioni europee ma il Mondiale è bello perché è vario e mai scontato.

Ed anche se guardarlo non è come viverlo con la propria nazionale il Favi non si perde d’animo perché alla fine “ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio” (Jorge Luis Borges).