I funghi, I cardi e la sottile linea rossa tra informazione e stragossip

Arriva l’autunno estivo nella contea di Meleta ed il Favi si divide tra la pulizia dei funghi (pupole, cucchi e Re porcino), faccende di casa e tortuose vicende di lavoro.

Dalla veranda della sua abitazione, assaporando un piacevole pinot nero della terra di Sicilia dell’azienda Cusumano (ottimo per accompagnare carni giovani con le sue intense note fruttate), il buon Favi si è regalato domenica scorsa una mattinata e tarda mattinata di relax ed alle ore 15, puntuale come un abbaio del cane Ercole quando passa l’ape del giardiniere Carlo sotto l’abitazione, la radio nazionale 102.5 ha iniziato a fare collegamenti con gli stadi di tutta Italia per seguire l’ottava giornata del campionato di Serie A.

Inviato dal Meazza di Milano, il giornalista Paolo Pacchioni, voce sportiva di RTL e professionista di indubbie qualità.  La partita in questione è il match tra l’Inter di Frank De Boer ed il Cagliari guidato da Massimo Rastelli. Fischio di inizio e si parte.

Ma non si parla della gara.

Il giornalista della radio nazionale (con oltre sei milioni e mezzo di ascoltatori giornalieri, così recita più o meno il loro slogan) non segue le vicende del campo a parte schieramenti tattici e formazione, bensì rivolge l’attenzione praticamente per tutto l’arco del collegamento alla lite tra la curva dell’Inter ed il capitano della Beneamata, l’argentino ventitreenne (particolare di grande importanza in questo racconto surrealistico) Mauro Icardi.

Occorre quindi fare un passo indietro sennò non ci si capisce nulla.

Nei giorni scorsi il giocatore dell’Inter ha presentato la sua autobiografia ed ha anche parlato di un episodio che lo vide, al termine della gara Sassuolo vs Inter dello scorso anno, togliersi la maglia e gettarla ai tifosi in malo modo. Cosa che i tifosi dell’Inter non gradirono mica tanto, soprattutto la frangia più calda del tifo neroazzurro.

Interessante che un ventitreenne pubblichi un’autobiografia nel senso che una persona a quell’età dovrebbe viverla la vita e non raccontarla visto che di strada ce n’è ancora tanta da fare ed altrettanto interessante che un bravo giornalista come Pacchioni parli con grande enfasi di tutta questa piccola ed a mio modo di vedere, insignificante situazione che sportiva non è ma rende solo onore al gossip alimentando un’informazione di bassa lega.

Questo porta il Favi ad una doppia considerazione: troppo calcio fa male e siccome di calcio vero ce n’è sempre meno nel nostro Belpaese, allora benzina sul fuoco a tutte quelle caratteristiche accessorie che sono tanto futili ma che tanto interessano la nostra popolazione.

Seguo praticamente da quando sono nato il calcio italiano ed ho avuto la fortuna di vedere all’opera giocatori del calibro di Van Basten, Ronaldo e Baggio tanto per citarne alcuni.

E scusate se è poco.

Ed oggi mi trovo a leggere sui giornali di carta e su quelli on line della lite tra Icardi ed i tifosi dell’Inter, delle diatribe tra Totti e la sua collocazione spazio/temporale nella Roma, di una Nazionale italiana che, del tutto rinnovata, se perde e gioca bene viene criticata e se vince e gioca male va criticata lo stesso.

Ma che gioco è diventato il calcio???
Ma che business è diventato il calcio???
Perché c’è sempre la tendenza ad alimentare il gossip sportivo invece delle prodezze che vengono create nel rettangolo di gioco???

Non ho risposta a tutti questi interrogativi ma dalla rocca di Meleta il Favi non si scompone ed accende il videoregistratore: questa sera va in onda la videocassetta del campionato di Serie A stagione 94/95 con tanto di Pippero a cura della Gialappa’s Band.

Non chiamatelo amarcord ma, utilizzando un hashtag di grande moda, #solocosebelle.

Buon campionato a tutti dal prode Favi.

 

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Il calcio estetico degli anni ’90 e la bellezza di Ferrero il blucerchiato

massimo-ferrero-sampdoria-sotto-la-curvaFavi in cucina in questa serata di metà dicembre: nella ridente Meleta è infatti arrivata una super sogliola di quasi 1kg ed il cuciniere Favi ha prestato molta attenzione alla cottura non stando però vigile sul contorno (purè ricco) che puntualmente non si è cotto a dovere.

In questa parentesi degna di MasterChef Suriname ho però pensato e riflettuto riguardo alla giornata della Serie A che si sta completando proprio in queste ore. Alle ore 19 di questo pomeriggio le tv hanno infatti regalato allo sportivo da divano un succulento Empoli-Chievo: non me ne vogliano i tifosi empolesi e quelli granata ma mi chiedo se veramente “non c’era niente di meglio di questo scialbo 0-0”, visto che anche il Televideo credo che abbia fatto fatica ha riempire la pagina dedicata al match. Adesso un’ulteriore pietanza calcistica: al Bentegodi di Verona il sempre spumeggiante Chievo affronta l’Inter di Mancini. Credo che la migliore soluzione sia quella di sintonizzarsi su RaiCinema.

Favi polemico, senza dubbio, ma quando torno ad occuparmi di calcio non posso non essere nostalgico della Serie A degli anni ’90. La Sampdoria di Vialli e Mancini, l’Inter di Ronaldo, la Juventus di Zidane ed il Milan di Shevchenko. Altri tempi, altre disponibilità finanziarie ed altri giocatori: giocatori di spessore mondiale tutti “al lavoro” nella nostra penisola.

E proprio pensando alla Doria non posso non soffermarmi sulla figura di Massimo Ferrero, presidente della Samp. Ferrero, “nato a Roma il 5 agosto 1951, è un produttore cinematografico, imprenditore e dirigente sportivo italiano, proprietario della Sampdoria dal giugno 2014” (da Wikipedia).

Ferrero ha ben presto calamitato su di sé l’attenzione degli sportivi italiani e dei media calcistici e non: il suo carattere esuberante e fuori dagli schemi è carne fresca per le televisioni che in questo caso si sono trovate un prodotto mediatico già pronto per essere venduto al pubblico. Esternazioni al limite del grottesco, atteggiamenti da tifoso ed uscite degne veramente del suo soprannome, “er viperetta”.

A Meleta in questo periodo fa freschino ed i pensieri viaggiano veloci e romantici: Ferrero sa giocare con le televisioni, con i giornali, con le radio e con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Appena il giornalista o conduttore di turno cerca di stabilizzarlo in un cliché lui se ne esce con originalità e spigliatezza ed è per questo che il Favi è senza dubbio ammiratore der viperetta.
Perchè non sarà certo elegante come Mantovani o silente come Garrone (storici ex presidenti della Sampdoria) ma la sua figura mi riporta alla Doria di Vialli, Mancini, Cerezo, Mannini ecc.: uomini di calcio che magari si prendevano non troppo sul serio vivendo questo sport dall’alto della loro classe innata ma che la domenica in campo davano spettacolo prima per i propri tifosi e dopo, in maniera riflessa, per gli addetti ai lavori della comunicazione sportiva.

Non so (e sinceramente non fa parte dello spirito del Favi saperlo) quali potranno essere i suoi risultati a fine stagione a livello societario e di squadra ma certo è che Ferrero sta avendo quella fortuna che solo chi sa essere sfrontato può cavalcare: una squadra coesa formata da giocatori operai e giocatori di classe ed un condottiero di quelli veri come Sinisa Mihajlovic.

Dal Favi e dalla terra di Meleta si alza un coro: Ferrero grazie per essere entrato a gamba tesa nel dormiente calcio italiano.