Socialità estrema e mai doma: webEbeti e TheMenti 2.0 toccando Meleta, Rimini e la Campania.

L’estate sta finendo e un anno se ne va cantavano i Righeira nel 1985 ed è proprio questa l’atmosfera che in questi giorni si vive non tanto da un punto di vista climatico (perchè è sempre un caldo che si bolle) ma sicuramente da un punto di vista di cultura e sensibilità sociale.

E così il Favi, dalla sempre verde terra di Meleta, gestisce con un pò di apprensione le sue ultime giornate di questa seconda decade di settembre, vuoi per il pre-rintontimento autunnale, vuoi per alcune delle ultime agghiaccianti notizie che provengono dalla nostra penisola.

Guardando dalla finestra del mio soggiorno verso lo spigoloso lembo di terra su cui è arroccato il paese di Roccatederighi (scusate il roccioso gioco di parole) e sorseggiando un vino prodotto nella zona che risponde al nome di Alicante (della casa vinicola Ampeleia: un vino che fa letteralmente innamorare, decisamente delizioso ed a mio giudizio imperdibile), la mia attenzione si incanala verso la parte più vecchia del paese che è adagiata su uno sperone di roccia a picco sulla vallata maremmana sottostante.

La parte più estrema di questo borgo di origine medioevale (reso particolarissimo dalla struttura e composizione delle abitazioni ricavate da rocce di trachite) cioè la cima, presenta i caratteristici massi di riolite che sovrastano il paese: sembra quasi di essere arrivati alla fine di un mondo.

Ed è proprio questo il pensiero che mi fa collegare Meleta alla Rocca, passando per Rimini fino ad arrivare alla periferia di Napoli e precisamente a Mugnano.

E sinceramente uno stato di profondo smarrimento tocca il Favi.

Ieri si è tolta la vita una ragazza di 31 anni che non riusciva più a sopportare la gogna mediatica all’interno della quale è stata travolta per la diffusione di un video nel quale lei ed un ragazzo facevano sesso.

Tra le tante cose lette al riguardo sembra che il ragazzo abbia girato il video d’accordo con la ragazza che voleva far masticare amaro un suo ex o giù di lì. Ma il video è stato poi condiviso ed ha iniziato a girare liberamente in rete, sul web: insomma, ovunque.

E così l’utilizzo estremo della rete, che ci fa sentire tutti più al passo con i tempi e quella parola CONDIVISIONE che ne è logica conseguenza, da essere un concetto meraviglioso sta diventando sempre più un mezzo di deriva sociale generando, in questo caso, addirittura un suicidio.

Perchè questa ragazza si è suicidata non riuscendo più a sostenere la morbosa ed indecente attenzione data a queste immagini dal popolo della rete.

E tutti siamo colpevoli di questo.

Nelle stesse ore a qualche centinaio di chilometri di distanza si consumava una serata brava nella riviera romagnola. Amiche che vanno a ballare in discoteca, una di queste si ubriaca talmente tanto da non sapere manco dove si trova e l’animale di turno approfitta di lei all’interno di un bagno della discoteca. Le amiche della vittima si prodigano non per darle una mano a liberarsi da questo scarto di uomo ma per riprendere la scena e condividere le immagini su uozzap (mi sembra si chiami così quello strumento, scusate, quella app, che brucia più neuroni di un LSD).

E tutti siamo colpevoli di questo.

Siamo colpevoli perchè la rete è lo strumento ma siamo poi noi, ognuno di noi a decidere quali contenuti mettere lì dentro.

Qualsiasi foto, video, commento personale riguardante i più disparati campi di interesse una volta inserito on line e condiviso, diventa di pubblico dominio e la vita privata viene automaticamente vìolata.

E così la vita privata diventa pubblica con un click e conseguentemente la vita pubblica perde il senso stesso della sua essenza perchè tutto diventa (o rischia di diventare) pubblico.
Al tempo stesso la bramosia di essere sempre YEAH, di essere promotori di contenuti di successo per avere consenso pubblico spinge sempre più persone a vendere l’anima al diavolo del poveretto o della poveretta di turno che in qualche modo subiscono una pericolosissima vìolazione della propria vita privata per mani altrui.

E’ questo uno dei paradossi più assurdi della nostra vita moderna: il voler essere al centro del mondo utilizzando 140 caratteri per esprimere concetti addirittura di rilevanza politica per il nostro paese (vedi i tweet del nostro capo del governo) e lanciare slogan su slogan che mangiano altri slogan o che smentiscono lo slogan precedente. Oppure intasare facebook di foto di ogni tipo per far vedere di essere sempre presente ad ogni cosa, in ogni dove, in ogni mare ed in ogni lago. E così via, sulla via dello YEAH.

Ho quasi smesso di utilizzare facebook. E non mi è venuta l’orticaria.
Non ho traffico internet sul cellulare mobile di decima generazione. E non mi suona continuamente.
Leggo il più possibile. Grazie soprattutto alla rete.
Dico e scrivo quello che penso ed ho piacere quando vengo letto. Grazie alla rete.
Rimango in contatto con le migliaia di persone che ho conosciuto, incontrato per caso, parlato una sola volta di persona nella vita. Grazie alla rete.

Ho una vita privata che non metterò mai a repentaglio e che difenderò come se mi trovassi in un campo di battaglia accanto a William Wallace.

Meleta terra 2.0, Favi di guardia nella torre di avvistamento digitale.

 

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