Favi summer 2016: e che qualcuno ce la mandi buona (e magari per la strada)

Dopo alcuni mesi di meritato riposo, ho deciso oggi di re-indossare i panni un pò sgualciti ma sempre colorati de Il Favi di Meleta mentre osservo una vegetazione talmente verdeggiante che si slancia dal torrione di Meleta deragliando veloce verso la Maremma, Maremma che si fa trovare dormiente in attesa dell’hard caldo estivo.

Ed anche in queste ultime settimane, approfondendo la conoscenza di un ottimo rosso di Montepulciano denominato Salcheto (sangiovese, canaiolo e merlot mixati in maniera armoniosa e amabile fin dal primo sorso), Meleta ed il Favi sono stati scossi da innumerevoli vicende di cronaca.

Venerdì scorso a Roma si sono svolti i funerali di Sara Di Pietrantonio, una ragazza di 22 anni orribilmente uccisa da un fidanzato malato e da quel sentimento di paura talmente sviluppato nella nostra società odierna da creare diffidenza cronica e limitato senso di comune civiltà.

Infatti, secondo la ricostruzione degli investigatori almeno due auto avrebbero visto la ragazza, probabilmente già cosparsa di alcol, chiedere aiuto mentre il suo ex stava dando alle fiamme la sua auto. Ma nessuno si è fermato. Il Pm: “Se qualcuno si fosse fermato sarebbe ancora viva” così recita Il Fatto Quotidiano in apertura di un pezzo relativo a questa tristissima vicenda.

Paura, pericoli dietro ogni angolo, diffidenza verso le persone che non conosciamo e soprattutto verso persone di altre etnie e religioni, spesso dipinte come i nostri nemici in casa. Un senso di non comunità che va a braccetto oggi con il proliferare delle comunità virtuali, le piazze social di facebook, twitter & co. e la messaggistica di whatsup rispetto ad una telefonata. Tutto è così rarefatto da sembrare manco vero.

Ed il Favi naturalmente si interroga. Ed il punto interrogativo si fa sempre più ingombrante (ed interrogante).

Sara è stata uccisa a Roma, una città metropolitana che fatica a divenire cosmopolita proprio per la sua natura di italianità che l’ha sempre contraddistinta: un’oasi di tradizioni popolari e di senso di comunità che a mio avviso poche grandi città hanno.

Ma a Roma si è sempre respirata un’aria diversa, ottimamente descritta da un grande cantautore giallorosso come Antonello Venditti:
Dimmi cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo
Dimmi cos’è che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani.
Dimmi cos’è, cos’è che batte forte, forte, forte in fondo al cuore,
che ci toglie il respiro e ci parla d’amore.
Grazie Roma,
che ci fai piangere e abbracciarci ancora.
Grazie Roma, grazie Roma,
che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova…

Era il 1983 quando Venditti ha pubblicato questo omaggio alla città eterna (pezzo inedito eseguito live in occasione del concerto al Circo Massimo per festeggiare il secondo scudetto della Roma), una città eterna che oggi si ritrova male amministrata (male comune per gran parte del nostro paese) ed impaurita dal melting pot che invece di essere risorsa è diventato minaccia.

E’ difficile prestare soccorso o comunque interessarsi ad una persona che chiede aiuto anche se si è in una strada di periferia di una grande città?
E’ difficile pensare anche agli altri e solo in un secondo momento a noi stessi quando capita l’occasione di prestare aiuto a sconosciuti?

Probabilmente oggi è così ed è veramente devastante la ricostruzione della polizia riguardo alla vicenda di questa ragazza.

E così nell’epoca del condividiamo tutto siamo probabilmente disposti a condividere solo le cose più belle mentre quelle che ci spaventano e ci fanno paura vengono chiuse a doppia mandata in un cassetto.

E tutto quello che ci gira intorno oggi ci mette in una posizione di “non prenderle”: il terrorismo dell’Isis che spaventa le città e le manifestazioni sportive che hanno da poco preso il via in Francia (Europei) e che inizieranno in piena estate in Brasile (Olimpiadi), la crisi economica che piega gran parte del nostro mondo continentale (del resto del mondo tanto non ce ne siamo mai interessati più di tanto), gli immigrati del “che cosa ci vengono a fare qua” e “io li rimaderei tutti a casa”, fino ai femminicidi che avvengono un giorno sì e l’altro pure, e così via.

La nostra cronaca oggi parla spesso e volentieri solo di cose negative o per lo meno di notizie che possono creare giornalieri stati di ansie e preoccupazione: poi è normale, ognuno vive la sua quotidianità e la propria dimensione ma se c’è una sovra-dimensione (e c’è sicuramente e fortunatamente), questa sovra-dimensione ha tinte grige e talvolta noir.

Ma il mondo siamo noi e saremo sempre noi fino a quando non arriverà sulla Terra un caldo boia che ci spazzerà via tutti o quando arriveranno delle super navicelle dallo spazio che trasporteranno dei super uomini e che conquisteranno in diretta facebook il nostro pianeta.

Sarà bello condividere l’arrivo dei super-uomini a Meleta e magari con un selfie insieme a loro, ma nel frattempo il Favi se ne sta sulla strada provinciale che porta alla Rocca confidando sempre nella bontà umana dello sconosciuto che è sì sconosciuto ma fonte inesauribile di conoscenza e nuova ricchezza.

Ricchezza reale e non virtuale.

Favi d’inizio giugno, Favi tutto l’anno.

La coscienza del Favi: popolare ma anti social (e).

street-art-farhan-siki-2(Farhan Siki, Noam, Screaming isn’t enough, 2011, vernice spray su tela, cm 200×230)

Arriva il mese di dicembre anche nelle valli che circondano la terra di Meleta e l’atmosfera ancora non troppo fredda si mischia con il bianco tepore delle giornate che precedono il Natale dell’anno domini 2014.
Tante le vicende che in queste ultime settimane stanno scuotendo la testa e l’anima del Favi che fatica a trovare la giusta serenità dell’osservatore asettico.

Ma proprio in questi giorni nella capitale del nostro bel Paese è scoppiato un pandemonio. L’operazione Mondo di Mezzo ha portato a “ben trentasette arresti nell’inchiesta portata avanti dai Ros. In manette Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana. Agli indagati gli inquirenti, coordinati di Giuseppe Pignatone, contestano a vario titolo anche estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio” (da ilfattoquotidiano.it).

Un bailamme insomma, un caos organizzato.

Giusto più o meno un paio di settimane fa la trasmissione di RaiTre Report non faceva altro che indagare in maniera un pò più profonda rispetto alla Questura di Siena sul Monte dei Paschi di Siena ed alzava un polverone di indignazione anche nei più integerrimi difensori del lavoro dei magistrati. Ed in chi crede fermamente nella giustizia.

In entrambe le situazioni è stata più volte chiamata in causa la parola mafia.

Nel caso senese una mafia elegante che grazie al denaro ed a forti commistioni politiche gestiva e gestisce tutt’ora una città, un territorio e nel frattempo movimenta interessi a livello nazionale ed internazionale.
A Roma il gruppo denominato Mafia Capitale era addirittura “capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, tramite la Fondazione Nuova Italia di cui l’esponente di Fratelli d’Italia è presidente. Ma anche di coinvolgere nella loro rete politici di destra e di sinistra” (da ilfattoquotidiano.it).

Storie e vicende incredibili?

Secondo il Favi manco più di tanto visto che purtroppo l’Italia ha questa grande peculiarità: magari tra privati o tra pubbliche amministrazioni è difficile fare sistema per cercare nuove opportunità, nuovi mercati o attrarre nuove clienti. Ma nella ormai purtroppo famosa coppia di fatto Stato-Mafia tutto è possibile: si riesce benissimo a fare sistema, a fare impresa, a far sì che questo connubio diventi sempre più forte e sempre più economicamente rilevante. Con il benestare del politico di turno o grazie all’amico influente dell’amico altrettanto influente che fa il favore o riceve il beneficio.

E io mi domando: ma l’attenzione popolare dove è?
Forse nella preoccupazione che Schettino possa essere uno dei prossimi partecipanti all’Isola dei Famosi.
O forse nella discussione sulla Goal-line Technology che viene rimessa sul banco calcistico ogni volta che c’è un goal fantasma.
O forse nel vivere la quotidianità più nei social che per la strada.

Sarò sincero.

A me un po’ spaventa il mondo virtuale dove la bellezza, la perfezione ed il “yeah! oggi sono in posa nel ristorante all’ultima moda” e domani “yeah! mi trovo alle pendici del Monte Everest con uno spritz in mano” creano l’effimera sensazione di stare al passo con i tempi.

E’ chiaro, se tutti noi avessimo oltre al lavoro, alla famiglia, alla fidanzata, agli hobbies il tempo per valutare con attenzione tutte le malsane cose che capitano ogni giorno sotto i nostri occhi passeremo 24 ore su 24 a fare e disfare senza mai avere la possibilità di un minimo minutaggio dedicato al riposo dell’anima e del corpo.

Ma rimane il fatto che questi tempi sono veramente saturi e maturi di indicibili prese per il culo popolari senza le giuste conseguenze per gli attori che alimentano il malaffare.

Meleta vigila scrivendo, vigila denunciando e mette in guardia: Favi baluardo di coscienza popolare ma al tempo stesso anti social (e) ed amante della street philosophy.

Juventus-Roma dodici giorni dopo: determinante la scivolata dell’Homo water in the house

oldstylerightParadossalmente ed inaspettatamente sono diversi giorni che per motivi di lavoro sono lontano dalla natìa Meleta e certo è che la quiete della Val di Merse un po’ mi manca.
Ma niente accade per caso o comunque non tutto il caso è totalmente casuale: infatti nelle ultime settimane ho avuto modo di approfondire la conoscenza di una nuova razza umana che sembra stia prendendo piede all’interno della nostra civiltà postmoderna. Ma andiamo con ordine, o per lo meno proviamoci.

Tutto ha avuto inizio da un evento calcistico e più precisamente dal big match di campionato giocato a Torino che ha visto di fronte la Juventus di Allegri e l’armata giallorossa del simpatico guaglione Garcia.
Ma più che concentrare la mia attenzione sul mero evento sportivo, sono rimasto sorpreso (in verità nemmeno più di tanto) dalla bagarre che si è scatenata contro il poveretto che ha arbitrato questa gara: il Sig. Rocchi le ha combinate, come si suol dire, da lavare e mettere al sole ma pensare che dopo questa partita le migliaia di nuvole polemiche abbiano addirittura portato il match in parlamentaro mi fa letteralmente impallidire. Direi agghiacciande.

Riprendo da ilfattoquotidiano.it: “Iniziative bipartisan, dal Pd a Fratelli d’Italia-An. Sul fronte democratico è il deputato del Pd Marco Miccoli ad annunciare l’interrogazione parlamentare a Pier Carlo Padoan ed un esposto alla Commissione nazionale per le Società e la Borsa dopo i fatti che si sono registrati ieri sera durante Juventus-Roma. Durante la partita, oltre ai penalty e ai cartellini rossi, ha fatto discutere la posizione di Vidal sul terzo goal di Bonucci, quello che ha deciso il match. “Ricordo – dice Miccoli – che Roma e Juventus sono società quotate in borsa, e quindi gli incredibili errori arbitrali (oltre a falsare il campionato e minare la credibilità del Paese) incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche. Per questo, con i miei atti parlamentari ispettivi, sollecito il Ministro Padoan e la Consob a chiarire se ci possono essere stati atti che ledono le normative vigenti, svantaggiando e penalizzando gli incolpevoli azionisti”.

Mah.

Non capisco, stiamo ancora parlando di calcio oppure tutto è legato esclusivamente al fattore economico che questo comporta? Le società di calcio sono vere e proprie aziende che muovono grandi capitali, ci mancherebbe altro, ma anche le aziende tradizionali risentono di fattori estemporanei e del tutto particolari come per esempio mercati bloccati a causa di guerre e rivoluzioni, situazioni metereologiche pazzesche che possono stoppare importanti transazioni commerciali e così via. Rischi d’impresa più o meno calcolabili insomma. Nel calcio però il fattore arbitro, siccome essere umano, viene sempre visto per prima cosa come elemento protagonista di possibile corruzione per favorire sempre la stessa squadra o le medesime persone.

E poi diciamoci la verità: chi vince spesso è automaticamente antipatico ed il sospetto inizia a prendere campo.

Cammino lungo la strada del Monteregio e penso e ripenso…se una serata storta di un bipede chiamato arbitro, che deve tenere testa a 22 giocatori/attori di calcio, può scatenare tutto questo (oltre alle sempre più normali social risse ed al mondo mediatico sportivo che oramai si alimenta quasi esclusivamente di polemiche&gossip), proviamo a giocare la gara cosiddetta ZERO. Una gara senza arbitro, magari con un drone (senza bandiere) provvisto di fischietto e pistola laser che irradi un frizzino elettrico ai giocatori che simulano un fallo oppure che cadono in area di rigore senza il benché minimo contatto. Ve lo immaginate…designazioni arbitrali della quinta giornata di Serie A, “il match tra Sassuolo e Cagliari sarà diretto da Sergio Drone della sezione di Roma1, assistenti non ce n’è bisogno. Quarto uomo D.R. srl Assistenza Droni per Cuneo e provincia”.

Ma la strada del Monteregio è lunga e bellissima e mentre il Favi continua a vagare, il pensiero divaga e si eleva verso un’inaspettata correlazione. Si accende la luce e Meleta e dichiaro che questo bailame calcistico è la conseguenza di quella nuova razza umana di cui all’inizio vi ho accennato e dai più conosciuta con l’appellativo di Homo water in the house.

Capita (e capiterà – cit. Cetto LaQualunque) infatti sempre più spesso di imbattersi, girovagando per città, mari e monti, in giovani e meno giovani abbigliati di tutto punto ma con un particolare antropologico interessante. Devo altresì dichiarare che noi giovani e meno giovani di Meleta non seguiamo ormai da anni le mode e quindi possiamo anche essere considerati come degli ortodossi demodè ma credo fermamente che il nostro parlamento, più che soffermarsi sulla direzione arbitrale di Juventus-Roma, dovrebbe porre l’attenzione su un fenomeno di costume che potrebbe costare caro al Bel Paese calcistico e non solo.

L’Homo water in the house frequenta solitamente locali, piazze e vie bene delle città non curante che il suo abbigliamento sia dannoso per l’umana civilità e passeggia baldanzoso con sguardi ammiccanti e rapidi cambiamenti di direzione. L’articolo che lo contraddistingue è il cosiddetto pantalone alla pescatore, degno successore del pantalone alla zuava: un pantalone elegante e casual quanto basta, che arriva fino alla metà del polpaccio spesso abbinato a calza lungimirante e mocassino variopinto o comunque scarpa more than elegance.

L’Homo water in the house ricorda quindi lo stile tipico dell’abbigliamento calcistico e questa confusione di generi ha senza dubbio determinato la conduzione di gara dell’arbitro Rocchi in occasione Juventus-Roma: ed essendo i colori bianconeri più abbinabili rispetto al giallorosso ecco spiegato come mai la Juventus ha avuto dalla sua una, diciamo, sorte favorevole ai fini del risultato finale.

Il Favi ha prontamente deciso di denunciare questa situazione per fare in modo che in occasione della gara di ritorno che si giocherà all’Olimpico le due squadre ed i tifosi, scusate, gli azionisti, siano più tutelati. In poche parole Favi ha inviato una raccomandata (con ricevuta di ritorno) a tutti i Ministri del governo Renzi denunciando che se il potere dell’Homo water in the house non verrà limitato della giurisdizione italiana potremmo assistere ad un’altra gara difficile da gestire e probabilmente ancora più ricca di umani errori arbitrali.

Meleta Old Fashioned Lifestyle è in trepida attesa delle ricevute di ritorno.

La Sapienza di Roma apre le porte al Favi che commenta: “Giusto così”.

alleE’ con grande soddisfazione che scrivo queste righe per autocelebrarmi.
Agli inizi di settembre infatti io Favi avrò il piacere e l’onore di tenere un piccolo intervento filosofico presso l’Università de La Sapienza a Roma. All’interno della presentazione del corso di studi in Analisi e Gestione del Grottesco Moderno farò da testimonial portando in aula le mie esperienze, i miei vizi e le mie virtù e spiegando ai futuri studenti universitari come si sta, come si vive e come ci atteggiamo a Meleta. E questo non può che rendermi felice visto che anche i palazzi più dotti e colti d’Italia si sono accorti del grande lavoro etico, comportamentale e sociologico svolto dal Favi in questi ultimi tempi.
Questo invito mi è arrivato non più tardi di ieri l’altro perchè La Sapienza aveva bisogno di puntare su una faccia nuova dopo il gran polverone mediatico scatenato dall’invito del comandante Schettino che ha partecipato in veste di esperto ad un seminario dal titolo “Dalla scena del crimine al profiling” organizzato nell’ambito del Master in Scienze criminologiche e psicopatologico-forensi della facoltà di Medicina dell’università romana (in particolare non è stata una Lectio magistralis -Lezione del maestro-, ma un breve intervento «tecnico» per spiegare, dal suo punto di vista, cosa è accaduto nella notte del naufragio e sulla gestione di quei momenti di panico).

Bah. Doppio bah.

Che dire, non entro qui nel merito della totale mancanza di qualsiasi tipo di sensibilità nei confronti delle vittime della Concordia e non voglio nemmeno commentare la ganzata promozionale di quel docente che ha invitato il tipo in un aula universitaria: ma la cosa che più mi è sembrata sbalorditiva (e ringrazio di questo spunto il blogger Cassisa) è che gli studenti presenti non abbiamo tirato a Schettino nessun libro di costola, che non abbiano abbandonato l’aula mentre egli parlava e cose del genere.
Il Favi di Meleta non è un super eroe ma quando frequentava l’università, se fosse stato presente a questo seminario, avrebbe agito diversamente. O comunque avrebbe agito.
Una Università non può far insegnare la gestione del panico ad un tizio che attualmente è rinviato a giudizio al Tribunale di Grosseto per il grave disastro della Costa Concordia nel quale sono decedute 32 persone. Ed il professore che ha ideato sta’ roba ha sicuramente una bella botta al naturale.
Ma questo piccolo caso di cronaca vergognosa non è niente altro che lo sviluppo della spettacolarizzazione di ogni attimo della vita moderna: siamo circondati dal sensazionalismo, la normalità è ormai cosa rara e mai enfatizzata.

E se un disgraziato come Schettino è andato a fare una lezione in un’aula universitaria, il Favi si merita una cattedra (e come lui tanti altri).
Meleta, feudo di normalità, è pronto a dare battaglia.