L’insostenibile leggerezza del Favi che guarda con ammirazione Le Cornate

Foto EnzoTiberi

Gerfalco (GR). Foto EnzoTiberi

Sboccia l’estate nell’altopiano di Meleta e, nonostante le pomeridiane piogge equatoriali di questi giorni, il Favi si gode con sempre rinnovata e fanciullesca meraviglia la stagione più calda e spensierata dell’anno dando il via alla rassegna dei sempre benvenuti mojiti estivi.
Ed il cielo azzurro accompagna i viandanti che attraversano questa terra aiuta a scoprire una Toscana ancora intatta e talmente vera e selvaggia da far rimanere a bocca aperta anche il più esigente dei turisti fai da te.

Nelle vicinanze di Meleta c’è un borgo altrettanto affascinante che si chiama Gerfalco, paese incastonato nel complesso collinare/montuoso de Le Cornate e facente parte del Comune di Montieri, anteposto tra le province di Siena e Grosseto.

Ed è qui che il Favi, ciclista enogastronomico, qualche tempo fa ha fatto tappa in una delle sue escursioni a due ruote.

Appena scollettata la salita che porta al paese, sulla sinistra vedo un piccolo parco pubblico e tre o quattro ragazzi di colore che disquisiscono seduti sulle panche presenti nel parchetto. Faccio ancora un centinaio di metri, supero il ristorante principale del paese ed inizio ad incrociare diverse persone di colore che mi salutano mentre continuo la mia pedalata. A dir la verità un po’ sbigottito dalla variopinta popolazione di questo borgo sperduto tra le colline mi fermo nel centro del villaggio e scorgo più in basso un campo da calcetto dove altri ragazzi di colore stanno giocando a calcio.

Riporto da ilgiunco.net il pezzo (datato aprile 2015) scritto da Barbara Farnetani riguardo a quanto sopra vi ho descritto.

“Otto persone, per lo più giovani, tra chi si occupa della gestione della struttura o della formazione, chi della cucina e chi ancora delle pulizie. A Gerfalco l’accoglienza ai migranti è diventata un’occasione non solo di integrazione, ma anche di lavoro per la gente del comune.

Lo conferma il sindaco, Nicola Verruzzi, che con Luciano Fedeli, responsabile per la nostra zona dell’associazione “Partecipazione e Sviluppo Onlus” ha fatto un bilancio della situazione ad un anno dall’inizio dell’attività.

«Sono già un paio di anni che l’ex colonia di Gerfalco è stata individuata come sede per l’accoglienza ai migranti – afferma il sindaco – per questo già la precedente amministrazione aveva avviato un dialogo con la Prefettura per porre alcune richieste specifiche e stipulare una convenzione». Una delle prime richieste è stata quella di coinvolgere il territorio. Nella convenzione si obbliga l’associazione che gestisce la struttura ad assumere gente proveniente dal comune di Montieri. La seconda è che gli approvvigionamenti, per quanto possibile, avvenissero da esercizi del territorio. Il Comune aveva poi chiesto l’apertura di uno sportello informativo per immigrati in ausilio alle attività comunali, visto che il 20% della popolazione residente è straniera, e di avviare un percorso, per gli ospiti stranieri, non solo di assistenza, ma anche di formazione, mappando le abilità e le inclinazioni di ciascuno e pensando a tirocini ad hoc finanziati dalla regione».

«Non abbiamo avuto mai problematiche di ordine pubblico – precisa Verruzzi – nonostante si parli di 25 richiedenti asilo in un paese, Gerfalco, di 120 persone. Il principio da cui siamo partiti era che, in caso di necessità, la Prefettura può scegliere di mandarti i migranti anche se il Comune si oppone. Quindi dire no, avrebbe avuto una pura valenza politica, ma di fatto i richiedenti asilo sarebbero stati comunque inviati. Per questo abbiamo preferito dare la nostra disponibilità ma dando noi le regole e chiedendo che ci fossero ricadute positive sul territorio. Inoltre abbiamo chiesto la massima trasparenza nelle spese e in come saranno spesi i soldi».

La struttura, una ex colonia di proprietà dell’istituto Sant’Anna, è gestita dall’associazione “Partecipazione e Sviluppo Onlus”, che opera in tutta la Toscana. Parla di bilancio positivo anche Luciano Fedeli, responsabile dell’associazione che in Maremma gestisce un’analoga struttura a Ribolla, nel comune di Roccastrada, e una alla Castellaccia, nel comune di Gavorrano. «Questo – prosegue Fedeli – è un progetto che va oltre la pura assistenza. Quello che vogliamo è che ne escano cittadini proiettati verso l’esterno. Cittadini non solo italiani ma europei. Per questo si punta su formazione e conoscenza territorio». Anche per loro la permanenza nella struttura sarà occasione di lavoro visto che due di loro saranno assunti con il ruolo di mediatore culturale per aiutare l’associazione all’arrivo dei nuovi profughi.

«Abbiamo interesse nel promuovere l’occupazione a livello locale – afferma Fedeli – abbiamo fatto otto assunzioni grazie all’accoglienza, e vogliamo valorizzare l’idea di trasparenza per sfatare i luoghi comuni sul giro d’affari che c’è in questo settore. Per questo pubblicheremo i dati e le spese sul nostro sito».

«Problemi non ce ne sono. Le uniche tensioni vengono dall’incertezza della situazione e dei tempi: anche un anno per sapere se la domanda di asilo è stata accolta. Ecco, se proprio devo individuare il momento più critico – precisa Luciano Fedeli – è il momento del pasto. Le tradizioni culinarie sono diverse (abbiamo gente del Gambia, del Senegal, della Costa D’Avorio, della Guinea, ma anche alcuni cristiani), si tratta di persone moderate, non abbiamo mai avuto problemi legati alla religione, ma sul cibo si. Ma con un bel piatto di spaghetti al pomodoro in genere si mettono tutti d’accordo»” (fonte ilgiunco.net)

E così un piccolissimo borgo toscano apre le proprie porte a persone molto meno fortunate di noi: dettando delle regole ma allo stesso tempo accogliendo persone bisognose innanzitutto di cibo e di un alloggio che seppur provvisiorio, può dare una qualche speranza per il futuro.

Sviluppando un progetto che crea ricchezza culturale, crea opportunità, crea socialità, crea vita.

E questo è un passo importantissimo verso un’integrazione che oggi dovrebbe essere ai primissimi posti nell’agenda dei nostri uomini politicanti: ed invece sentiamo parlare ancora di stati che chiudono le frontiere o che bloccano l’accesso ai migranti.
Tutto questo inserito poi all’interno del sentimento europeo che per anni ci è stato proposto come l’ottimo per il futuro delle singole nazioni e dei relativi abitanti: ma di fronte ad una situazione drammatica come il flusso migratorio di centinaia di migliaia di persone che dal sud del mondo arrivano in Europa, il grande sentimento del sentirsi europei viene clamorosamente a mancare ed ogni stato fa ciò che vuole riguardo ad una situazione che sta letteralmente scappando di mano a chi deve decidere e confrontarsi al riguardo.

E’ vero, noi siamo un paese ricco di contraddizioni ma il Favi è fiero di essere italiano: perchè la nostra ospitalità è unica nel mondo, perché la nostra ospitalità sono i due giovani di Ventimiglia che hanno portato nella notte coperte ai migranti stoppati alla frontiera dalla gendarmeria francese.

E perché l’Italia non è il tipo che attacca pubblicamente in tv, sui giornali o sui social la povera gente che arriva nelle nostre coste per giocarsi una speranza di una vita più dignitosa per sé e la sua famiglia cercando solamente di alimentare paure e disintegrazione del civile vivere.

L’Italia non è chi diffida dello straniero, del diverso per razza, pelle o religione ancora prima di conoscere la persona che sta dietro ad una razza, una pelle o una religione.

Ma questo dipende da ognuno di noi: ognuno di noi dovrebbe sviluppare un sentimento di integrazione, integrazione che è fonte di arricchimento continuo e che passa dal conoscere persone, usi, costumi ed usanze che provengono da paesi e mondi diversi dal nostro.

Meleta libera da ogni turbamento, Favi all over the world.

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Libertà di scelta, opinione romantica ed agenda setting 2.0

mass-mediaIn questa settimana è successa una cosa a dir poco stupefacente. Dopo una tranquilla serata passata ad ammirare il paesaggio che da Meleta si irradia verso Roccatederighi, il Favi decide di fare una doccia rigenerante prima del consuteo aperitivo. Così, dopo aver fatto riposare il corpo in piena ebollizione post doccia ed aver stappato un Belsedere (rosso d’Orcia veramente interessante), mi posiziono in veranda ammirando il sempre incantevole tramonto dell’Alta Maremma.

Improvvisamente, vista la mancanza di anacardi nel mio tavolo aperitiveggiante, mi alzo dalla poltrona e muovo passi felpati in direzione cucina: la mia attenzione viene però colpita da uno specchio che avevo dimenticato di possedere e che osservo con attenzione.

E’ tutto vero. Ho un pò di barba bianca. Incredibile ma vero, il Favi sta imbiancandosi.

Quella dolce e lieve peluria color argento che avevo già avuto modo di notare in popolazioni umane di età superiore alla mia, hanno adesso trovato allocazione proprio nella barba del Favi.

Ce l’ho fatta: sto acquistando punteggi importanti in termini di saggezza (senza esagerare) ed esperienza.

Ed allora ecco che il Favi, spinto dal consiglio di un attento lettore di questo blog, si erge a paladino della libera informazione ed oggi disquisisce su una teoria molto interessante che mi ha affascinato fin dai primi anni dell’università.
Sto parlando della teoria dell’agenda setting, avanzata nel 1972 da Maxwell McCombs e Donald Shaw, ma già ipotizzata e formulata nel 1922 da un guru-medium come Walter Lipmann. In poche parole la teoria dell’agenda setting “è la teoria delle comunicazioni che ipotizza la possibile influenza dei mass-media (mass-news) sull’audience (pubblico) in base alla scelta delle notizie considerate notiziabili e allo spazio e preminenza loro concessa” (da Wikipedia).
In poche parole i grandi mezzi di comunicazione di massa (tv, radio e carta stampata) scelgono, dopo attenta contrattazione, quali sono le notizie che andranno in onda e di cui, conseguentemente, le persone parleranno in quella data giornata o in quel determinato periodo.

E soprattutto di cosa le persone non parleranno in quella data giornata o in quel determinato periodo.

Agenda-setting
In maniera interessante ci viene in aiuto la figura sopra, che ho ripreso da pensierocritico.eu, riguardo proprio alla teoria dell’agenda setting ed in cui il cerchio raffigura la moltitudine di notizie che ogni giorno nascono nel nostro mondo.
In grigio possiamo ammirare l’agenda cutting che rappresenta l’insieme dei temi di interesse generale che viene escluso dall’agenda dei media e, conseguentemente, dal dibattito pubblico: come dire, de ‘sta roba nun se parla.
In rosso la nostra agenda setting che è il risultato della mediazione tra le proposte delle varie agende (politiche, economiche, finanziarie, sociali) per entrare a far parte dell’agenda dei media.
All’interno dell’agenda setting viene evidenziata in bianco l’agenda surfing che è quella parte dell’agenda setting utilizzata da organizzazioni/aziende (pubbliche o private) per sfruttare la popolarità di temi correnti a favore dei loro scopi (politici, commerciali e così via).

In poche parole, ogni portatore di interesse fa a spallate (o meglio, a gomitate) per avere spazio nell’agenda giornaliera delle notizie che verranno irradiate dai media verso il grande pubblico.

Notizie decise a tavolino da grandi portatori di interesse che vanno a braccetto con gigantesche emittenti tv, influenti radio e sontuose redazioni di giornali??? A voi la risposta all’amletico dubbio…

Così funzionava prima ma poi arrivò la rete internet ed il world wide web che cambia le carte in tavola.

Oggi, ed oramai da più o meno un decennio, l’informazione corre veloce, velocissima sul web: più rapida di quanto sia mai stata e più massiccia di sempre. Massiccia nel senso che l’agenda setting, teoria che ha riguardato e riguarda principalmente i media vecchio stampo, è bombardata dal web di migliaia e migliaia di notizie ogni giorno, ogni ora, ogni minuto (e queste notizie trovano sempre spazio e senza troppe spallate: certo, per arrivare in prima pagina devono farne di strada…)

E non è per niente semplice per l’utente finale districarsi tra le innumerevoli informazioni che piovono a cascata ogni qualvolta ci mettiamo on line.

Prima le notizie ci erano date già pronte ed impacchettate mentre adesso ce le possiamo cercare noi liberamente on line e fare così una grandissima cosa: paragonare diversi punti di vista con pochi click. Magnifico, ma serve tempo.

Questo infatti è un “lavoro” molto dispendioso in termini di tempo e di energie mentali ma dobbiamo considerare che oggi abbiamo a disposizione così tante informazioni che ci possono permettere di valutare così tanti punti di vista accrescendo senza dubbio la nostra coscienza sociale di umani del pianeta terra: un’occasione da valutare attentamente anche con poco tempo a disposizione.

Si rende quindi necessaria quella che è la base di ogni processo di opinione, per lo meno secondo il Favi: ovvero la coscienza critica di ognuno di noi che per un attimo mette da parte le proprie convinzioni politiche, sociali ed economiche e cerca di formare la propria idea riguardo ad un determinato argomento senza essere inquinato da pregiudizi di sorta.
E l’informazione che corre sul web ci può aiutare in questo visto che è un’informazione che nasce (per lo meno) più libera dai vincoli della contrattazione propria dell’agenda setting, dei mass media tradizionali.

Favi pronto alla sfida sorseggiando un rosso sulla terrazza di Meleta con lo sguardo rivolto a quella libertà di informazione che il web ci può far assaporare.

Favi di primavera sorseggiando l’alchimia segreta di Meleta.

images5PZGU2GNFrizzante l’aria primaverile di questi giorni con il primo caldo dell’anno che allieta spirito e anima. Nella Meleta da bere tutto scorre in maniera rilassata e tranquilla e The Dark Side of The Moon degli immensi Pink Floyd risuona in tutta la vallata sposando alla perfezione la bellezza della natura che rinasce e si risveglia come in ogni primavera che si rispetti.

Ma un evento ha fortemente scosso i pensieri del Favi e di un po’ tutta la comunità umana mondiale: la scorsa settimana e precisamente martedì 24 marzo un volo della compagnia aerea Germanwings partito da Barcellona e diretto a Düsseldorf si è tragicamente schiantato a terra in Francia, nelle Alpi dell’Alta Provenza.

La causa dell’incidente: la pazzia del copilota dell’Airbus, un certo Andreas Lubitz.

Questo assassino si è barricato all’interno della cabina di pilotaggio ed ha fatto precipitare l’aereo uccidendo 150 persone. In questi giorni tanto si è detto sulla figura di questo pazzo tedesco di 28 anni ed ora dopo ora spuntano nuovi ed inquietanti video e testimonianze sulla sciagura.

L’aereo rimane pur sempre il mezzo più sicuro al mondo per spostarsi e considerando che ogni giorno volano in tutto il nostro pianeta circa 20 milioni di aerei (ed è una stima al ribasso), non è possibile contraddire questo dato di fatto. Ma è anche altrettanto vero che, quando un aereo cade, alta è la suggestione che un evento del genere crea nella cognizione umana. La sfortunatissima casualità di incontrare un assassino di tale portata ha coinvolto i passeggeri e l’equipaggio di questo volo maledetto e, come dopo l’11 settembre, è molto probabile che nuove misure di sicurezza vengano messe in atto per cercare di scongiurare al massimo il verificarsi di queste impressionanti tragedie.

E’ per questo, è per l’attacco terroristico al museo del Bardo di Tunisi, è per tutte le azioni violente che destabilizzano i quattro angoli del mondo, è per tutte quelle persone loro malgrado coinvolte in situazioni tanto tragiche e tanto inspiegabili che l’uomo non deve avere paura di spostarsi per il mondo. Mai perdere o rinunciare alla curiosità ed alla voglia di viaggiare in lungo e in largo per il cosmo: perché solo conoscendo nuove e lontane culture diverse dalla nostra sarà possibile credere e sognare un mondo a misura d’uomo, scongiurando il più possibile il ripetersi di azioni di tale vigliaccheria.

E magari lungo il vostro tragitto ad un certo punto vi ritroverete a Meleta: e se suonate al campanello del Favi verso le cinque del pomeriggio un tè con miscela indiana sarà lì ad aspettarvi (se passate dopo cena se famo na biretta…anche due).

Sorseggiando Meleta, terra dove ogni alchimia trova il suo spazio.

Tutte le strade portano a Meleta ovvero #Connect

Una nuova primavera veleggia nell’aria ed abbraccia tutta la valle di Meleta mentre il Favi si risveglia dal torpore invernale con uno scatto degno del miglior centometrista finlandese. Il verdeggiante territorio della mia terra natìa non smette mai di regalare emozioni al viandante che si trova o si perde per le strade di queste zone e proprio ieri ha stregato nuovamente il Favi. Mi trovavo per motivi ludici e di lavoro nella zona di Siena e, dovendo raggiungere nella tarda mattinata la località balneare di Follonica, decido di percorrere la famigerata Siena-Grosseto. Non appena arrivato nelle vicinanze della provincia di Meleta inizio ad incontrare sulla mia strada i cantieri creati per realizzare la doppia corsia di una strada infinita ma che attraversa, nel suo percorso, paesaggi di una bellezza veramente impressionante. In particolar modo, all’altezza del Ponte di Petriolo, rimango affascinato dall’opera umana di raddoppiamento del ponte: un nuovo ponte sta infatti sorgendo accanto a quello vecchio ed è veramente mastodontica l’opera di edilizia stradale messa in campo da ingegneri, operai ecc. Siamo d’accordo, i lavori su questa strada sono andati a rilento per tanti, troppi anni ma adesso devo constatare che la nuova strada è veramente a buon punto. Per fortuna. Superato l’affascinante cantiere del ponte continuo il mio road trip verso il mare e non avendo particolarmente fretta, caratteristica peculiare del Favi, esco a Civitella Paganico per poi proseguire verso Roccastrada fino a scendere a Braccagni ed imboccare quindi la Nuova Aurelia che mi permetterà di raggiungere Follonica. Ma non è questo il punto, non mi voglio sostituire al navigatore satellitare che meglio di me vi potrebbe descrivere il percorso. Il punto sono le strade. Eccezionali arterie di comunicazione per veicoli, merci, persone, sogni e pellegrinaggi notturni degni della tante volte citata provincia italiana. Strade che attraversano luoghi meravigliosi della nostra penisola, strade che collegano gli estremi dell’Italia passando attraverso culture millenarie fatte di arte, storia, gastronomia, dialetti e vere e proprie lingue, modi di vivere e di pensare. Sarà che sono da sempre innamorato delle strade che portano e girano intorno alla mia Meleta ma certo è che i nostri avi romani hanno veramente avuto delle lungimiranze eccezionali creando le varie Via Aurelia, Via Cassia, Via Flaminia ecc. permettendo alla Roma antica di essere un vero e proprio centro del mondo (anche se tuttavia alcune strade furono ereditate dagli Etruschi). Ed ancora oggi si continuano a costruire nuove strade, a migliorare in sicurezza e comfort le strade già esistenti ed in paesi più agli antipodi rispetto ai nostri la costruzione di una strada rappresenta senza alcun dubbio un fattore di giusta modernità per avvicinare popoli, culture, sogni e speranze. Ma altre strade hanno preso piede negli ultimi venti anni e cioè le infinite strade del web, le famose information highways. Strade digitali che collegano in maniera estremamente veloce tutti gli angoli del nostro mondo, che permettono scambi e condivisioni di esperienze, lo sviluppo di nuovi modi di fare commercio e più in generale nuove modalità di vita. Nuove modalità di vita. Personal computer, mini computer, tablet, cellulari, smartphone sempre collegati ad internet che hanno invaso e cambiato per sempre il nostro modo di comunicare. E quindi di vivere. Ed è qui che entrano in gioco le strade, quelle sterrate, quelle asfaltate, quelle che ci hanno lasciato in eredità i nostri antenati. Ed è qui che si mischiano con le highway digitali, quelle che noi lasceremo in eredità ai nostri figli. Il Favi utilizza e non condanna di certo la tecnologia che tanto ci da tutti i giorni ma certo è che si trova meglio a viaggiare in auto in una strada fisica, reale, rispetto al viaggiare in maniera digitale in tutti i luoghi dell’universo. In tutti i luoghi dell’universo ma al tempo stesso in nessun luogo. Ed è proprio qui che entra in gioco la nostra responsabilità di essere umani per dare un contributo importante alle generazioni che seguiranno le nostre. E’ fondamentale, vitale e sempre emozionante continuare a sbagliare strada per arrivare in un certo posto invece di essere sempre tutelati da un navigatore satellitare; oppure padellare clamorosamente una cena e mangiare male in un ristorante o in una taverna invece di consultare Trip Advisor e leggere centinaia di recensioni prima di scegliere un posto dove passare la serata. E’ necessario limitare la nostra dipendenza da internet come è assolutamente necessario limitare la dipendenza da social network &co che troppo spesso sostituiscono i nostri rapporti personali trasformandoli in rapporti digitali. E ripeto, badate bene che il Favi non è integralista riguardo alle nuove tecnologie che tanto bene producono alla nostra umanità: ma il percorso di democratizzazione e libertà che è insito nella natura del web, spazio dove chiunque può far sentire la propria voce ed il proprio pensiero a tutto il mondo, non deve essere rovesciato in uno spazio dove voler farsi per forza vedere e sentire in ogni modo possibile per ricevere in cambio consensi e gratificazione. Rovesciato nel senso che le nostre vite sono troppo intrise di socialità digitale, perdiamo troppo tempo a consultare e parlare con i vari facebook, twitter, instagram ecc. E questo non va bene, questo non è quello che voglio lasciare in eredità a chi un giorno vivrà in questo mondo. Un mondo troppo veloce e troppo sociale-digitale ma dove ognuno è comunque libero di decidere a quale velocità muoversi. Torniamo a respirare di più la strada e ad avere voglia di conoscere sempre nuove persone. Compriamo un libro e sfogliamo le pagine invece di leggere tutto on line. Acquistiamo un disco o un cd ogni tanto invece di limitarsi a scaricare le canzoni da internet e creare una playlist di tremila canzoni. E quando siamo a casa, con la ragazza, con la famiglia, oppure con gli amici al bar o a mangiare una pizza, dedichiamo tempo alle parole, quelle vere, quelle che escono dalla bocca e non a quelle prodotte da un dito che pigia lettere per scrive un sms, uno stato su facebook o un tweet parole#ashtag. E’ chiaro, siamo immersi nei social e pieni zeppi di cultura internet ed è giusto che ognuno abbia il suo spazio per rimanere in contatto con amici vicini e lontani, per lavoro, per hobby e per mille altre motivazioni. Ma ognuno, nel suo piccolo, può tranquillamente limitare la propria vita digitale per ritrovare quella che il Favi considera “la giusta dimensione”: una dimensione che ti fa guardare dritto negli occhi la persona che ti sta davanti o a fianco invece di chinare la testa con lo sguardo fisso su uno smartphone. Meleta free zone e da sempre terra di liberi pensieri. Pensieri tanto analogici e poco digitali. #Connect

La confusione del noi contro loro ovvero gli estremi che non si attraggono.

untitledIl Favi torna a calcare la verdeggiante e ricca terra di Meleta, terra da sempre di mezzo (o nel mezzo): da una parte il sinuoso ondeggiare delle colline di questa parte inesplorata di Toscana mentre dall’altro versante la dolce discesa verso il mare e la terra di Maremma.

L’inizio di questo nuovo anno ha portato con sé una serie di eventi che hanno scosso il territorio di Meleta: da un pò di tempo il Favi ne voleva parlare ma spesso e volentieri (come diceva una professoressa del Favi ai tempi delle scuole superiori) è meglio contare fino a dieci prima di aprire bocca. O di riflettere per bene prima di scrivere pensieri che si rincorrono e sono talvolta difficili da mettere in ordine.

Ma partiamo dai fatti di cronaca che vi dicevo prima.

Il 7 gennaio 2015, in una tranquilla mattinata parigina, un commando di due uomini armati con fucili d’assalto kalashnikov ha attaccato la sede del giornale satirico Charlie Hebdo durante la riunione settimanale di redazione. Dodici i morti causati da questo gesto vile ed inumano. La colpa di questo giornale e della sua redazione è stata quella di prendere in giro (mi pare ovvio, è un giornale satirico) il mondo islamico con delle vignette. Semplici vignette satiriche ma anche ricche di significati per le persone normali, vignette denigratorie ed offensive per parte del mondo legato alla religione islamica, quella parte integralista e fondamentalista.

Siamo invece alla scorsa settimana quando le due cooperanti italiane Greta e Vanessa, rapite in Siria, vengono rilasciate dai loro rapitori e possono così riabbracciare i loro cari in Italia.

Questi due fatti di cronaca, collegati tra di loro per la vicina temporaneità e per le dinamiche legate alla guerra tra religioni ed interessi economici, hanno spaventato il Favi.

Ma non solo gli avvenimenti di per sé mi hanno spaventato: mi hanno spaventato gli estremi della nostra società post industriale.

Due gruppi, due filosofie di pensiero, due partiti, due modi di vivere, due anime che si urlano contro, due persone che si scannano in nome del “ho ragione io”.

Il vile attacco terroristico a Charlie Hebdo ha impaurito il mondo: inspiegabile ed agghiacciante morire per aver disegnato delle vignette eppure c’è una buona parte di persone che avrebbero preferito che il giornale la smettesse di prendere in giro il mondo musulmano per non creare inutili tensioni. Cosa pur vera visto che il lavoro di questo giornale ha scatenato vere e proprie rappresaglie nei confronti di popolazioni di religione cristiana in diverse parti del mondo.

Ma certo è che la libertà di pensiero e di parola non ce la può e non ce la deve togliere nessuno. Non scherziamo.

Greta e Vanessa hanno visto un bel mondo in Siria e fortunatamente sono riuscite a tornare a casa.
Sono partite con troppa sufficienza per una delle zone più calde del nostro pianeta?
Erano veramente delle cooperanti oppure no?
E mille e mille altre domande e dubbi dati in pasto alla pubblica opinione, con giornali che le difendono ed altri che indagano per scoprire non so cosa ed altri ancora che le condannano per la loro esperienza fatta a spese degli italiani.

C’è un po’ di tutto in questi giorni: basta leggere e curiosare nella rete per rendersene conto.

Stiamo vivendo senza dubbio un’età difficile: i valori del rispetto, della reciproca e pacifica convivenza e del vivere per migliorare un po’ questo mondo stanno facendo spazio alla paura, all’alzare delle barricate intorno al proprio orticello, all’intolleranza nei confronti di questa o quella popolazione, di questa o quella religione.

Troppi i messaggi di paura che ora dopo ora ci vengono consegnati.

Giornalmente nei social network la società si spacca in due: due entità si contendono la verità a suon di immagini e parole urlate e questo non fa altro che alimentare il blocco NOI CONTRO VOI e VOI CONTRO NOI.

Non so come ma so che ci dobbiamo dare una calmata, dobbiamo frenare gli impulsi estremi e ragionare, pensare: in questo momento storico le divisioni sono quanto di peggio ci possa accadere.

Io non ho certo nessuna soluzione, questi liberi pensieri dalla terra di Meleta vogliono solo far riflettere. E far pensare che il mondo siamo e ce lo facciamo noi, con le nostre mani e con le nostre teste.

Ed il Favi riparte così da Meleta con il suo spirito di rispetto nei confronti di chi non la pensa come lui, di chi prega un’altra religione, di chi è diverso da lui: perché è proprio la diversità che crea ricchezza, che crea un futuro.

Vita semplice e pensiero elevato: Buon Anno dal Favi di Meleta!

annonuovoLe festività natalizie sono state ormai archiviate e nella giornata di oggi saluteremo il vecchio anno per dare il benvenuto al 2015. Meleta si è vestita a festa in questa ultima decade di dicembre ed il sapore tutto particolare delle luci che illuminano i borghi rendono l’atmosfera natalizia unica e sempre piacevole.

Il Favi di Meleta adora il Natale ma non certo per lo scambio di regali e la commercializzazione di questa magica festa, bensì perchè in questi giorni è bello ritrovare i vecchi amici, stare insieme con le persone più care e brindare a tutto trovando sempre dei validi motivi per alimentare i festeggiamenti.

E poi c’è da dire qua a Meleta ci illuminiano ogni qualvolta ci sia la possibilità di discutere e confrontarsi sulle dinamiche che fanno ruotare il nostro mondo: ed è per questo che in una delle tante serate natalizie passate a disquisire su come poter migliorare il nostro modo di vivere, il Gran Consiglio della Meleta da bere ha stilato otto consigli universali (dieci sarebbero stati troppi, cinque invece troppo pochi) per iniziare in maniera fresca, schietta e sincera il nuovo anno.

E qui ve li voglio descrivere, i “Favi Illuminism Top Eight”.
1 – leggi IlFavidiMeleta.com sempre con una sana opinione critica;
2 – utilizza al minimo i social network e vivi per strada respirandone le peculiarità;
3 – in caso di serate tra amici, utilizza il tuo cellulare solo per rispondere ad eventuali telefonate o messaggi e parla, parla, parla invece di spippolare a capo basso;
4 – considera sempre una persona diversa da te come risorsa infinita di differenti visioni;
5 – ascolta i consigli, ascolta le dicerie, ascolta le stronzate ma vai dritto per la tua strada;
6 – metti sempre in discussione le tue convinzioni per elevare il grado di comune umanità;
7 – non ti incazzare per dei piccoli fastidi. Incazzati per bene quando ne vale la pena;
8 – nella velocità della vita moderna, lasciati sempre un piccolo spazio di socialità per il bene della tua comunità.

Vita semplice e pensiero elevato: auguri di Buon Anno dal Favi di Meleta!

Il calcio estetico degli anni ’90 e la bellezza di Ferrero il blucerchiato

massimo-ferrero-sampdoria-sotto-la-curvaFavi in cucina in questa serata di metà dicembre: nella ridente Meleta è infatti arrivata una super sogliola di quasi 1kg ed il cuciniere Favi ha prestato molta attenzione alla cottura non stando però vigile sul contorno (purè ricco) che puntualmente non si è cotto a dovere.

In questa parentesi degna di MasterChef Suriname ho però pensato e riflettuto riguardo alla giornata della Serie A che si sta completando proprio in queste ore. Alle ore 19 di questo pomeriggio le tv hanno infatti regalato allo sportivo da divano un succulento Empoli-Chievo: non me ne vogliano i tifosi empolesi e quelli granata ma mi chiedo se veramente “non c’era niente di meglio di questo scialbo 0-0”, visto che anche il Televideo credo che abbia fatto fatica ha riempire la pagina dedicata al match. Adesso un’ulteriore pietanza calcistica: al Bentegodi di Verona il sempre spumeggiante Chievo affronta l’Inter di Mancini. Credo che la migliore soluzione sia quella di sintonizzarsi su RaiCinema.

Favi polemico, senza dubbio, ma quando torno ad occuparmi di calcio non posso non essere nostalgico della Serie A degli anni ’90. La Sampdoria di Vialli e Mancini, l’Inter di Ronaldo, la Juventus di Zidane ed il Milan di Shevchenko. Altri tempi, altre disponibilità finanziarie ed altri giocatori: giocatori di spessore mondiale tutti “al lavoro” nella nostra penisola.

E proprio pensando alla Doria non posso non soffermarmi sulla figura di Massimo Ferrero, presidente della Samp. Ferrero, “nato a Roma il 5 agosto 1951, è un produttore cinematografico, imprenditore e dirigente sportivo italiano, proprietario della Sampdoria dal giugno 2014” (da Wikipedia).

Ferrero ha ben presto calamitato su di sé l’attenzione degli sportivi italiani e dei media calcistici e non: il suo carattere esuberante e fuori dagli schemi è carne fresca per le televisioni che in questo caso si sono trovate un prodotto mediatico già pronto per essere venduto al pubblico. Esternazioni al limite del grottesco, atteggiamenti da tifoso ed uscite degne veramente del suo soprannome, “er viperetta”.

A Meleta in questo periodo fa freschino ed i pensieri viaggiano veloci e romantici: Ferrero sa giocare con le televisioni, con i giornali, con le radio e con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Appena il giornalista o conduttore di turno cerca di stabilizzarlo in un cliché lui se ne esce con originalità e spigliatezza ed è per questo che il Favi è senza dubbio ammiratore der viperetta.
Perchè non sarà certo elegante come Mantovani o silente come Garrone (storici ex presidenti della Sampdoria) ma la sua figura mi riporta alla Doria di Vialli, Mancini, Cerezo, Mannini ecc.: uomini di calcio che magari si prendevano non troppo sul serio vivendo questo sport dall’alto della loro classe innata ma che la domenica in campo davano spettacolo prima per i propri tifosi e dopo, in maniera riflessa, per gli addetti ai lavori della comunicazione sportiva.

Non so (e sinceramente non fa parte dello spirito del Favi saperlo) quali potranno essere i suoi risultati a fine stagione a livello societario e di squadra ma certo è che Ferrero sta avendo quella fortuna che solo chi sa essere sfrontato può cavalcare: una squadra coesa formata da giocatori operai e giocatori di classe ed un condottiero di quelli veri come Sinisa Mihajlovic.

Dal Favi e dalla terra di Meleta si alza un coro: Ferrero grazie per essere entrato a gamba tesa nel dormiente calcio italiano.