Favi di primavera sorseggiando l’alchimia segreta di Meleta.

images5PZGU2GNFrizzante l’aria primaverile di questi giorni con il primo caldo dell’anno che allieta spirito e anima. Nella Meleta da bere tutto scorre in maniera rilassata e tranquilla e The Dark Side of The Moon degli immensi Pink Floyd risuona in tutta la vallata sposando alla perfezione la bellezza della natura che rinasce e si risveglia come in ogni primavera che si rispetti.

Ma un evento ha fortemente scosso i pensieri del Favi e di un po’ tutta la comunità umana mondiale: la scorsa settimana e precisamente martedì 24 marzo un volo della compagnia aerea Germanwings partito da Barcellona e diretto a Düsseldorf si è tragicamente schiantato a terra in Francia, nelle Alpi dell’Alta Provenza.

La causa dell’incidente: la pazzia del copilota dell’Airbus, un certo Andreas Lubitz.

Questo assassino si è barricato all’interno della cabina di pilotaggio ed ha fatto precipitare l’aereo uccidendo 150 persone. In questi giorni tanto si è detto sulla figura di questo pazzo tedesco di 28 anni ed ora dopo ora spuntano nuovi ed inquietanti video e testimonianze sulla sciagura.

L’aereo rimane pur sempre il mezzo più sicuro al mondo per spostarsi e considerando che ogni giorno volano in tutto il nostro pianeta circa 20 milioni di aerei (ed è una stima al ribasso), non è possibile contraddire questo dato di fatto. Ma è anche altrettanto vero che, quando un aereo cade, alta è la suggestione che un evento del genere crea nella cognizione umana. La sfortunatissima casualità di incontrare un assassino di tale portata ha coinvolto i passeggeri e l’equipaggio di questo volo maledetto e, come dopo l’11 settembre, è molto probabile che nuove misure di sicurezza vengano messe in atto per cercare di scongiurare al massimo il verificarsi di queste impressionanti tragedie.

E’ per questo, è per l’attacco terroristico al museo del Bardo di Tunisi, è per tutte le azioni violente che destabilizzano i quattro angoli del mondo, è per tutte quelle persone loro malgrado coinvolte in situazioni tanto tragiche e tanto inspiegabili che l’uomo non deve avere paura di spostarsi per il mondo. Mai perdere o rinunciare alla curiosità ed alla voglia di viaggiare in lungo e in largo per il cosmo: perché solo conoscendo nuove e lontane culture diverse dalla nostra sarà possibile credere e sognare un mondo a misura d’uomo, scongiurando il più possibile il ripetersi di azioni di tale vigliaccheria.

E magari lungo il vostro tragitto ad un certo punto vi ritroverete a Meleta: e se suonate al campanello del Favi verso le cinque del pomeriggio un tè con miscela indiana sarà lì ad aspettarvi (se passate dopo cena se famo na biretta…anche due).

Sorseggiando Meleta, terra dove ogni alchimia trova il suo spazio.

Tutte le strade portano a Meleta ovvero #Connect

Una nuova primavera veleggia nell’aria ed abbraccia tutta la valle di Meleta mentre il Favi si risveglia dal torpore invernale con uno scatto degno del miglior centometrista finlandese. Il verdeggiante territorio della mia terra natìa non smette mai di regalare emozioni al viandante che si trova o si perde per le strade di queste zone e proprio ieri ha stregato nuovamente il Favi. Mi trovavo per motivi ludici e di lavoro nella zona di Siena e, dovendo raggiungere nella tarda mattinata la località balneare di Follonica, decido di percorrere la famigerata Siena-Grosseto. Non appena arrivato nelle vicinanze della provincia di Meleta inizio ad incontrare sulla mia strada i cantieri creati per realizzare la doppia corsia di una strada infinita ma che attraversa, nel suo percorso, paesaggi di una bellezza veramente impressionante. In particolar modo, all’altezza del Ponte di Petriolo, rimango affascinato dall’opera umana di raddoppiamento del ponte: un nuovo ponte sta infatti sorgendo accanto a quello vecchio ed è veramente mastodontica l’opera di edilizia stradale messa in campo da ingegneri, operai ecc. Siamo d’accordo, i lavori su questa strada sono andati a rilento per tanti, troppi anni ma adesso devo constatare che la nuova strada è veramente a buon punto. Per fortuna. Superato l’affascinante cantiere del ponte continuo il mio road trip verso il mare e non avendo particolarmente fretta, caratteristica peculiare del Favi, esco a Civitella Paganico per poi proseguire verso Roccastrada fino a scendere a Braccagni ed imboccare quindi la Nuova Aurelia che mi permetterà di raggiungere Follonica. Ma non è questo il punto, non mi voglio sostituire al navigatore satellitare che meglio di me vi potrebbe descrivere il percorso. Il punto sono le strade. Eccezionali arterie di comunicazione per veicoli, merci, persone, sogni e pellegrinaggi notturni degni della tante volte citata provincia italiana. Strade che attraversano luoghi meravigliosi della nostra penisola, strade che collegano gli estremi dell’Italia passando attraverso culture millenarie fatte di arte, storia, gastronomia, dialetti e vere e proprie lingue, modi di vivere e di pensare. Sarà che sono da sempre innamorato delle strade che portano e girano intorno alla mia Meleta ma certo è che i nostri avi romani hanno veramente avuto delle lungimiranze eccezionali creando le varie Via Aurelia, Via Cassia, Via Flaminia ecc. permettendo alla Roma antica di essere un vero e proprio centro del mondo (anche se tuttavia alcune strade furono ereditate dagli Etruschi). Ed ancora oggi si continuano a costruire nuove strade, a migliorare in sicurezza e comfort le strade già esistenti ed in paesi più agli antipodi rispetto ai nostri la costruzione di una strada rappresenta senza alcun dubbio un fattore di giusta modernità per avvicinare popoli, culture, sogni e speranze. Ma altre strade hanno preso piede negli ultimi venti anni e cioè le infinite strade del web, le famose information highways. Strade digitali che collegano in maniera estremamente veloce tutti gli angoli del nostro mondo, che permettono scambi e condivisioni di esperienze, lo sviluppo di nuovi modi di fare commercio e più in generale nuove modalità di vita. Nuove modalità di vita. Personal computer, mini computer, tablet, cellulari, smartphone sempre collegati ad internet che hanno invaso e cambiato per sempre il nostro modo di comunicare. E quindi di vivere. Ed è qui che entrano in gioco le strade, quelle sterrate, quelle asfaltate, quelle che ci hanno lasciato in eredità i nostri antenati. Ed è qui che si mischiano con le highway digitali, quelle che noi lasceremo in eredità ai nostri figli. Il Favi utilizza e non condanna di certo la tecnologia che tanto ci da tutti i giorni ma certo è che si trova meglio a viaggiare in auto in una strada fisica, reale, rispetto al viaggiare in maniera digitale in tutti i luoghi dell’universo. In tutti i luoghi dell’universo ma al tempo stesso in nessun luogo. Ed è proprio qui che entra in gioco la nostra responsabilità di essere umani per dare un contributo importante alle generazioni che seguiranno le nostre. E’ fondamentale, vitale e sempre emozionante continuare a sbagliare strada per arrivare in un certo posto invece di essere sempre tutelati da un navigatore satellitare; oppure padellare clamorosamente una cena e mangiare male in un ristorante o in una taverna invece di consultare Trip Advisor e leggere centinaia di recensioni prima di scegliere un posto dove passare la serata. E’ necessario limitare la nostra dipendenza da internet come è assolutamente necessario limitare la dipendenza da social network &co che troppo spesso sostituiscono i nostri rapporti personali trasformandoli in rapporti digitali. E ripeto, badate bene che il Favi non è integralista riguardo alle nuove tecnologie che tanto bene producono alla nostra umanità: ma il percorso di democratizzazione e libertà che è insito nella natura del web, spazio dove chiunque può far sentire la propria voce ed il proprio pensiero a tutto il mondo, non deve essere rovesciato in uno spazio dove voler farsi per forza vedere e sentire in ogni modo possibile per ricevere in cambio consensi e gratificazione. Rovesciato nel senso che le nostre vite sono troppo intrise di socialità digitale, perdiamo troppo tempo a consultare e parlare con i vari facebook, twitter, instagram ecc. E questo non va bene, questo non è quello che voglio lasciare in eredità a chi un giorno vivrà in questo mondo. Un mondo troppo veloce e troppo sociale-digitale ma dove ognuno è comunque libero di decidere a quale velocità muoversi. Torniamo a respirare di più la strada e ad avere voglia di conoscere sempre nuove persone. Compriamo un libro e sfogliamo le pagine invece di leggere tutto on line. Acquistiamo un disco o un cd ogni tanto invece di limitarsi a scaricare le canzoni da internet e creare una playlist di tremila canzoni. E quando siamo a casa, con la ragazza, con la famiglia, oppure con gli amici al bar o a mangiare una pizza, dedichiamo tempo alle parole, quelle vere, quelle che escono dalla bocca e non a quelle prodotte da un dito che pigia lettere per scrive un sms, uno stato su facebook o un tweet parole#ashtag. E’ chiaro, siamo immersi nei social e pieni zeppi di cultura internet ed è giusto che ognuno abbia il suo spazio per rimanere in contatto con amici vicini e lontani, per lavoro, per hobby e per mille altre motivazioni. Ma ognuno, nel suo piccolo, può tranquillamente limitare la propria vita digitale per ritrovare quella che il Favi considera “la giusta dimensione”: una dimensione che ti fa guardare dritto negli occhi la persona che ti sta davanti o a fianco invece di chinare la testa con lo sguardo fisso su uno smartphone. Meleta free zone e da sempre terra di liberi pensieri. Pensieri tanto analogici e poco digitali. #Connect

La confusione del noi contro loro ovvero gli estremi che non si attraggono.

untitledIl Favi torna a calcare la verdeggiante e ricca terra di Meleta, terra da sempre di mezzo (o nel mezzo): da una parte il sinuoso ondeggiare delle colline di questa parte inesplorata di Toscana mentre dall’altro versante la dolce discesa verso il mare e la terra di Maremma.

L’inizio di questo nuovo anno ha portato con sé una serie di eventi che hanno scosso il territorio di Meleta: da un pò di tempo il Favi ne voleva parlare ma spesso e volentieri (come diceva una professoressa del Favi ai tempi delle scuole superiori) è meglio contare fino a dieci prima di aprire bocca. O di riflettere per bene prima di scrivere pensieri che si rincorrono e sono talvolta difficili da mettere in ordine.

Ma partiamo dai fatti di cronaca che vi dicevo prima.

Il 7 gennaio 2015, in una tranquilla mattinata parigina, un commando di due uomini armati con fucili d’assalto kalashnikov ha attaccato la sede del giornale satirico Charlie Hebdo durante la riunione settimanale di redazione. Dodici i morti causati da questo gesto vile ed inumano. La colpa di questo giornale e della sua redazione è stata quella di prendere in giro (mi pare ovvio, è un giornale satirico) il mondo islamico con delle vignette. Semplici vignette satiriche ma anche ricche di significati per le persone normali, vignette denigratorie ed offensive per parte del mondo legato alla religione islamica, quella parte integralista e fondamentalista.

Siamo invece alla scorsa settimana quando le due cooperanti italiane Greta e Vanessa, rapite in Siria, vengono rilasciate dai loro rapitori e possono così riabbracciare i loro cari in Italia.

Questi due fatti di cronaca, collegati tra di loro per la vicina temporaneità e per le dinamiche legate alla guerra tra religioni ed interessi economici, hanno spaventato il Favi.

Ma non solo gli avvenimenti di per sé mi hanno spaventato: mi hanno spaventato gli estremi della nostra società post industriale.

Due gruppi, due filosofie di pensiero, due partiti, due modi di vivere, due anime che si urlano contro, due persone che si scannano in nome del “ho ragione io”.

Il vile attacco terroristico a Charlie Hebdo ha impaurito il mondo: inspiegabile ed agghiacciante morire per aver disegnato delle vignette eppure c’è una buona parte di persone che avrebbero preferito che il giornale la smettesse di prendere in giro il mondo musulmano per non creare inutili tensioni. Cosa pur vera visto che il lavoro di questo giornale ha scatenato vere e proprie rappresaglie nei confronti di popolazioni di religione cristiana in diverse parti del mondo.

Ma certo è che la libertà di pensiero e di parola non ce la può e non ce la deve togliere nessuno. Non scherziamo.

Greta e Vanessa hanno visto un bel mondo in Siria e fortunatamente sono riuscite a tornare a casa.
Sono partite con troppa sufficienza per una delle zone più calde del nostro pianeta?
Erano veramente delle cooperanti oppure no?
E mille e mille altre domande e dubbi dati in pasto alla pubblica opinione, con giornali che le difendono ed altri che indagano per scoprire non so cosa ed altri ancora che le condannano per la loro esperienza fatta a spese degli italiani.

C’è un po’ di tutto in questi giorni: basta leggere e curiosare nella rete per rendersene conto.

Stiamo vivendo senza dubbio un’età difficile: i valori del rispetto, della reciproca e pacifica convivenza e del vivere per migliorare un po’ questo mondo stanno facendo spazio alla paura, all’alzare delle barricate intorno al proprio orticello, all’intolleranza nei confronti di questa o quella popolazione, di questa o quella religione.

Troppi i messaggi di paura che ora dopo ora ci vengono consegnati.

Giornalmente nei social network la società si spacca in due: due entità si contendono la verità a suon di immagini e parole urlate e questo non fa altro che alimentare il blocco NOI CONTRO VOI e VOI CONTRO NOI.

Non so come ma so che ci dobbiamo dare una calmata, dobbiamo frenare gli impulsi estremi e ragionare, pensare: in questo momento storico le divisioni sono quanto di peggio ci possa accadere.

Io non ho certo nessuna soluzione, questi liberi pensieri dalla terra di Meleta vogliono solo far riflettere. E far pensare che il mondo siamo e ce lo facciamo noi, con le nostre mani e con le nostre teste.

Ed il Favi riparte così da Meleta con il suo spirito di rispetto nei confronti di chi non la pensa come lui, di chi prega un’altra religione, di chi è diverso da lui: perché è proprio la diversità che crea ricchezza, che crea un futuro.

Vita semplice e pensiero elevato: Buon Anno dal Favi di Meleta!

annonuovoLe festività natalizie sono state ormai archiviate e nella giornata di oggi saluteremo il vecchio anno per dare il benvenuto al 2015. Meleta si è vestita a festa in questa ultima decade di dicembre ed il sapore tutto particolare delle luci che illuminano i borghi rendono l’atmosfera natalizia unica e sempre piacevole.

Il Favi di Meleta adora il Natale ma non certo per lo scambio di regali e la commercializzazione di questa magica festa, bensì perchè in questi giorni è bello ritrovare i vecchi amici, stare insieme con le persone più care e brindare a tutto trovando sempre dei validi motivi per alimentare i festeggiamenti.

E poi c’è da dire qua a Meleta ci illuminiano ogni qualvolta ci sia la possibilità di discutere e confrontarsi sulle dinamiche che fanno ruotare il nostro mondo: ed è per questo che in una delle tante serate natalizie passate a disquisire su come poter migliorare il nostro modo di vivere, il Gran Consiglio della Meleta da bere ha stilato otto consigli universali (dieci sarebbero stati troppi, cinque invece troppo pochi) per iniziare in maniera fresca, schietta e sincera il nuovo anno.

E qui ve li voglio descrivere, i “Favi Illuminism Top Eight”.
1 – leggi IlFavidiMeleta.com sempre con una sana opinione critica;
2 – utilizza al minimo i social network e vivi per strada respirandone le peculiarità;
3 – in caso di serate tra amici, utilizza il tuo cellulare solo per rispondere ad eventuali telefonate o messaggi e parla, parla, parla invece di spippolare a capo basso;
4 – considera sempre una persona diversa da te come risorsa infinita di differenti visioni;
5 – ascolta i consigli, ascolta le dicerie, ascolta le stronzate ma vai dritto per la tua strada;
6 – metti sempre in discussione le tue convinzioni per elevare il grado di comune umanità;
7 – non ti incazzare per dei piccoli fastidi. Incazzati per bene quando ne vale la pena;
8 – nella velocità della vita moderna, lasciati sempre un piccolo spazio di socialità per il bene della tua comunità.

Vita semplice e pensiero elevato: auguri di Buon Anno dal Favi di Meleta!

Il calcio estetico degli anni ’90 e la bellezza di Ferrero il blucerchiato

massimo-ferrero-sampdoria-sotto-la-curvaFavi in cucina in questa serata di metà dicembre: nella ridente Meleta è infatti arrivata una super sogliola di quasi 1kg ed il cuciniere Favi ha prestato molta attenzione alla cottura non stando però vigile sul contorno (purè ricco) che puntualmente non si è cotto a dovere.

In questa parentesi degna di MasterChef Suriname ho però pensato e riflettuto riguardo alla giornata della Serie A che si sta completando proprio in queste ore. Alle ore 19 di questo pomeriggio le tv hanno infatti regalato allo sportivo da divano un succulento Empoli-Chievo: non me ne vogliano i tifosi empolesi e quelli granata ma mi chiedo se veramente “non c’era niente di meglio di questo scialbo 0-0”, visto che anche il Televideo credo che abbia fatto fatica ha riempire la pagina dedicata al match. Adesso un’ulteriore pietanza calcistica: al Bentegodi di Verona il sempre spumeggiante Chievo affronta l’Inter di Mancini. Credo che la migliore soluzione sia quella di sintonizzarsi su RaiCinema.

Favi polemico, senza dubbio, ma quando torno ad occuparmi di calcio non posso non essere nostalgico della Serie A degli anni ’90. La Sampdoria di Vialli e Mancini, l’Inter di Ronaldo, la Juventus di Zidane ed il Milan di Shevchenko. Altri tempi, altre disponibilità finanziarie ed altri giocatori: giocatori di spessore mondiale tutti “al lavoro” nella nostra penisola.

E proprio pensando alla Doria non posso non soffermarmi sulla figura di Massimo Ferrero, presidente della Samp. Ferrero, “nato a Roma il 5 agosto 1951, è un produttore cinematografico, imprenditore e dirigente sportivo italiano, proprietario della Sampdoria dal giugno 2014” (da Wikipedia).

Ferrero ha ben presto calamitato su di sé l’attenzione degli sportivi italiani e dei media calcistici e non: il suo carattere esuberante e fuori dagli schemi è carne fresca per le televisioni che in questo caso si sono trovate un prodotto mediatico già pronto per essere venduto al pubblico. Esternazioni al limite del grottesco, atteggiamenti da tifoso ed uscite degne veramente del suo soprannome, “er viperetta”.

A Meleta in questo periodo fa freschino ed i pensieri viaggiano veloci e romantici: Ferrero sa giocare con le televisioni, con i giornali, con le radio e con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Appena il giornalista o conduttore di turno cerca di stabilizzarlo in un cliché lui se ne esce con originalità e spigliatezza ed è per questo che il Favi è senza dubbio ammiratore der viperetta.
Perchè non sarà certo elegante come Mantovani o silente come Garrone (storici ex presidenti della Sampdoria) ma la sua figura mi riporta alla Doria di Vialli, Mancini, Cerezo, Mannini ecc.: uomini di calcio che magari si prendevano non troppo sul serio vivendo questo sport dall’alto della loro classe innata ma che la domenica in campo davano spettacolo prima per i propri tifosi e dopo, in maniera riflessa, per gli addetti ai lavori della comunicazione sportiva.

Non so (e sinceramente non fa parte dello spirito del Favi saperlo) quali potranno essere i suoi risultati a fine stagione a livello societario e di squadra ma certo è che Ferrero sta avendo quella fortuna che solo chi sa essere sfrontato può cavalcare: una squadra coesa formata da giocatori operai e giocatori di classe ed un condottiero di quelli veri come Sinisa Mihajlovic.

Dal Favi e dalla terra di Meleta si alza un coro: Ferrero grazie per essere entrato a gamba tesa nel dormiente calcio italiano.

La coscienza del Favi: popolare ma anti social (e).

street-art-farhan-siki-2(Farhan Siki, Noam, Screaming isn’t enough, 2011, vernice spray su tela, cm 200×230)

Arriva il mese di dicembre anche nelle valli che circondano la terra di Meleta e l’atmosfera ancora non troppo fredda si mischia con il bianco tepore delle giornate che precedono il Natale dell’anno domini 2014.
Tante le vicende che in queste ultime settimane stanno scuotendo la testa e l’anima del Favi che fatica a trovare la giusta serenità dell’osservatore asettico.

Ma proprio in questi giorni nella capitale del nostro bel Paese è scoppiato un pandemonio. L’operazione Mondo di Mezzo ha portato a “ben trentasette arresti nell’inchiesta portata avanti dai Ros. In manette Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana. Agli indagati gli inquirenti, coordinati di Giuseppe Pignatone, contestano a vario titolo anche estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio” (da ilfattoquotidiano.it).

Un bailamme insomma, un caos organizzato.

Giusto più o meno un paio di settimane fa la trasmissione di RaiTre Report non faceva altro che indagare in maniera un pò più profonda rispetto alla Questura di Siena sul Monte dei Paschi di Siena ed alzava un polverone di indignazione anche nei più integerrimi difensori del lavoro dei magistrati. Ed in chi crede fermamente nella giustizia.

In entrambe le situazioni è stata più volte chiamata in causa la parola mafia.

Nel caso senese una mafia elegante che grazie al denaro ed a forti commistioni politiche gestiva e gestisce tutt’ora una città, un territorio e nel frattempo movimenta interessi a livello nazionale ed internazionale.
A Roma il gruppo denominato Mafia Capitale era addirittura “capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, tramite la Fondazione Nuova Italia di cui l’esponente di Fratelli d’Italia è presidente. Ma anche di coinvolgere nella loro rete politici di destra e di sinistra” (da ilfattoquotidiano.it).

Storie e vicende incredibili?

Secondo il Favi manco più di tanto visto che purtroppo l’Italia ha questa grande peculiarità: magari tra privati o tra pubbliche amministrazioni è difficile fare sistema per cercare nuove opportunità, nuovi mercati o attrarre nuove clienti. Ma nella ormai purtroppo famosa coppia di fatto Stato-Mafia tutto è possibile: si riesce benissimo a fare sistema, a fare impresa, a far sì che questo connubio diventi sempre più forte e sempre più economicamente rilevante. Con il benestare del politico di turno o grazie all’amico influente dell’amico altrettanto influente che fa il favore o riceve il beneficio.

E io mi domando: ma l’attenzione popolare dove è?
Forse nella preoccupazione che Schettino possa essere uno dei prossimi partecipanti all’Isola dei Famosi.
O forse nella discussione sulla Goal-line Technology che viene rimessa sul banco calcistico ogni volta che c’è un goal fantasma.
O forse nel vivere la quotidianità più nei social che per la strada.

Sarò sincero.

A me un po’ spaventa il mondo virtuale dove la bellezza, la perfezione ed il “yeah! oggi sono in posa nel ristorante all’ultima moda” e domani “yeah! mi trovo alle pendici del Monte Everest con uno spritz in mano” creano l’effimera sensazione di stare al passo con i tempi.

E’ chiaro, se tutti noi avessimo oltre al lavoro, alla famiglia, alla fidanzata, agli hobbies il tempo per valutare con attenzione tutte le malsane cose che capitano ogni giorno sotto i nostri occhi passeremo 24 ore su 24 a fare e disfare senza mai avere la possibilità di un minimo minutaggio dedicato al riposo dell’anima e del corpo.

Ma rimane il fatto che questi tempi sono veramente saturi e maturi di indicibili prese per il culo popolari senza le giuste conseguenze per gli attori che alimentano il malaffare.

Meleta vigila scrivendo, vigila denunciando e mette in guardia: Favi baluardo di coscienza popolare ma al tempo stesso anti social (e) ed amante della street philosophy.

Lo Stato di felicità, John Lennon e Stefano

Senza nomeSarà perché in questi giorni la canzone Alice di Francesco De Gregori ri-arrangiata da Francè insieme a Luciano Ligabue risuona con infinita dolcezza in tutta Meleta.
O forse sarà perché amo talmente la natìa Italia che mai mi vorrei privare delle atmosfere uniche che il Bel Paese sa regalare in ogni angolo della penisola.
O forse sarà solamente un modo di esprimere la vicinanza e la solidarietà ad una famiglia che non conosco personalmente ma che sta vivendo da troppo tempo una situazione da non augurare nemmeno al tuo peggior nemico.

Sta di fatto che ho sempre nutrito un immenso sentimento di ammirazione verso le persone che sognano e si attivano per creare un mondo migliore, grande o piccolo che sia ma un mondo dove viene data una chance di sviluppo a sentimenti di pace ed armonia.

John Lennon è conosciuto in tutto il mondo e generazioni di persone hanno sognato con lui, riconoscendogli doti artistiche di altissimo spessore ed un impegno sociale veramente rilevante.
Erano gli anni ’70, c’era una inutile  guerra in Vietnam (inutile come tutte le guerre di armi e distruzione) ed il Beatle, insieme alla compagna Yoko Ono, gira il mondo per veicolare a suo modo un messaggio di pace universale, un messaggio nel quale si afferma con grande coraggio e determinazione che la creazione di un altro mondo è possibile: un mondo da vivere in armonia dove compito primario di ogni Stato è quello di rispettare le persone ed opinioni, un mondo dove lo Stato si impegna e cerca di perseguire la felicità.

Felicità intesa come bene collettivo e non come bene personale.

Lennon si è così presto scontrato contro le lobby di potere dell’epoca ma la cosa che per me risulta incredibile è che si è scontrato con i poteri forti per il solo fatto di irradiare un messaggio tanto semplice quanto immortale che dovrebbe essere alla base della costituzione di ogni civiltà: all we are saying is give peace a chance, e cioè tutto quello che stiamo dicendo è date una possibilità alla pace.

Una pace di cui è stata privata qualche anno fa la famiglia Cucchi: ed il nostro Stato sta a guardare, non sta facendo il suo dovere.

La triste vicenda legata a Stefano Cucchi in questi giorni ha nuovamente indignato un Paese intero: un’immensa omertà all’interno di frange di persone che lavorano per il bene pubblico, il bene comune, sta avendo la meglio sulla dignità di una persona, della sua famiglia, dei suoi cari. Anche il presidente del Senato Italiano, Aldo Grasso, è intervenuto sulla sentenza di assoluzione in secondo grado per i medici, gli infermieri e gli agenti penitenziari coinvolti nel caso di Stefano Cucchi. “Ci sono dei rappresentanti delle Istituzioni che sono certamente coinvolti in questo caso – ha detto Grasso – chi sa parli, abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, perché lo Stato non può sopportare una violenza impunita di questo tipo”.

Una nazione come la nostra, che è sempre in prima linea quando ci sono missioni estere per sostenere la pace nel mondo.
Una nazione come la nostra che sventola civiltà e si propone di insegnare ai più sfortunati come si vive nel bel primo mondo.
Una nazione come la nostra che si infanga in un modo tanto incredibile quanto assurdo lasciando in balìa di alcune bestie di Stato prima una persona e poi una famiglia che con grande dignità lotta per la far emergere la verità.

E per dare alla pace una possibilità.

Meleta sempre terra di pensieri liberi.

Juventus-Roma dodici giorni dopo: determinante la scivolata dell’Homo water in the house

oldstylerightParadossalmente ed inaspettatamente sono diversi giorni che per motivi di lavoro sono lontano dalla natìa Meleta e certo è che la quiete della Val di Merse un po’ mi manca.
Ma niente accade per caso o comunque non tutto il caso è totalmente casuale: infatti nelle ultime settimane ho avuto modo di approfondire la conoscenza di una nuova razza umana che sembra stia prendendo piede all’interno della nostra civiltà postmoderna. Ma andiamo con ordine, o per lo meno proviamoci.

Tutto ha avuto inizio da un evento calcistico e più precisamente dal big match di campionato giocato a Torino che ha visto di fronte la Juventus di Allegri e l’armata giallorossa del simpatico guaglione Garcia.
Ma più che concentrare la mia attenzione sul mero evento sportivo, sono rimasto sorpreso (in verità nemmeno più di tanto) dalla bagarre che si è scatenata contro il poveretto che ha arbitrato questa gara: il Sig. Rocchi le ha combinate, come si suol dire, da lavare e mettere al sole ma pensare che dopo questa partita le migliaia di nuvole polemiche abbiano addirittura portato il match in parlamentaro mi fa letteralmente impallidire. Direi agghiacciande.

Riprendo da ilfattoquotidiano.it: “Iniziative bipartisan, dal Pd a Fratelli d’Italia-An. Sul fronte democratico è il deputato del Pd Marco Miccoli ad annunciare l’interrogazione parlamentare a Pier Carlo Padoan ed un esposto alla Commissione nazionale per le Società e la Borsa dopo i fatti che si sono registrati ieri sera durante Juventus-Roma. Durante la partita, oltre ai penalty e ai cartellini rossi, ha fatto discutere la posizione di Vidal sul terzo goal di Bonucci, quello che ha deciso il match. “Ricordo – dice Miccoli – che Roma e Juventus sono società quotate in borsa, e quindi gli incredibili errori arbitrali (oltre a falsare il campionato e minare la credibilità del Paese) incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche. Per questo, con i miei atti parlamentari ispettivi, sollecito il Ministro Padoan e la Consob a chiarire se ci possono essere stati atti che ledono le normative vigenti, svantaggiando e penalizzando gli incolpevoli azionisti”.

Mah.

Non capisco, stiamo ancora parlando di calcio oppure tutto è legato esclusivamente al fattore economico che questo comporta? Le società di calcio sono vere e proprie aziende che muovono grandi capitali, ci mancherebbe altro, ma anche le aziende tradizionali risentono di fattori estemporanei e del tutto particolari come per esempio mercati bloccati a causa di guerre e rivoluzioni, situazioni metereologiche pazzesche che possono stoppare importanti transazioni commerciali e così via. Rischi d’impresa più o meno calcolabili insomma. Nel calcio però il fattore arbitro, siccome essere umano, viene sempre visto per prima cosa come elemento protagonista di possibile corruzione per favorire sempre la stessa squadra o le medesime persone.

E poi diciamoci la verità: chi vince spesso è automaticamente antipatico ed il sospetto inizia a prendere campo.

Cammino lungo la strada del Monteregio e penso e ripenso…se una serata storta di un bipede chiamato arbitro, che deve tenere testa a 22 giocatori/attori di calcio, può scatenare tutto questo (oltre alle sempre più normali social risse ed al mondo mediatico sportivo che oramai si alimenta quasi esclusivamente di polemiche&gossip), proviamo a giocare la gara cosiddetta ZERO. Una gara senza arbitro, magari con un drone (senza bandiere) provvisto di fischietto e pistola laser che irradi un frizzino elettrico ai giocatori che simulano un fallo oppure che cadono in area di rigore senza il benché minimo contatto. Ve lo immaginate…designazioni arbitrali della quinta giornata di Serie A, “il match tra Sassuolo e Cagliari sarà diretto da Sergio Drone della sezione di Roma1, assistenti non ce n’è bisogno. Quarto uomo D.R. srl Assistenza Droni per Cuneo e provincia”.

Ma la strada del Monteregio è lunga e bellissima e mentre il Favi continua a vagare, il pensiero divaga e si eleva verso un’inaspettata correlazione. Si accende la luce e Meleta e dichiaro che questo bailame calcistico è la conseguenza di quella nuova razza umana di cui all’inizio vi ho accennato e dai più conosciuta con l’appellativo di Homo water in the house.

Capita (e capiterà – cit. Cetto LaQualunque) infatti sempre più spesso di imbattersi, girovagando per città, mari e monti, in giovani e meno giovani abbigliati di tutto punto ma con un particolare antropologico interessante. Devo altresì dichiarare che noi giovani e meno giovani di Meleta non seguiamo ormai da anni le mode e quindi possiamo anche essere considerati come degli ortodossi demodè ma credo fermamente che il nostro parlamento, più che soffermarsi sulla direzione arbitrale di Juventus-Roma, dovrebbe porre l’attenzione su un fenomeno di costume che potrebbe costare caro al Bel Paese calcistico e non solo.

L’Homo water in the house frequenta solitamente locali, piazze e vie bene delle città non curante che il suo abbigliamento sia dannoso per l’umana civilità e passeggia baldanzoso con sguardi ammiccanti e rapidi cambiamenti di direzione. L’articolo che lo contraddistingue è il cosiddetto pantalone alla pescatore, degno successore del pantalone alla zuava: un pantalone elegante e casual quanto basta, che arriva fino alla metà del polpaccio spesso abbinato a calza lungimirante e mocassino variopinto o comunque scarpa more than elegance.

L’Homo water in the house ricorda quindi lo stile tipico dell’abbigliamento calcistico e questa confusione di generi ha senza dubbio determinato la conduzione di gara dell’arbitro Rocchi in occasione Juventus-Roma: ed essendo i colori bianconeri più abbinabili rispetto al giallorosso ecco spiegato come mai la Juventus ha avuto dalla sua una, diciamo, sorte favorevole ai fini del risultato finale.

Il Favi ha prontamente deciso di denunciare questa situazione per fare in modo che in occasione della gara di ritorno che si giocherà all’Olimpico le due squadre ed i tifosi, scusate, gli azionisti, siano più tutelati. In poche parole Favi ha inviato una raccomandata (con ricevuta di ritorno) a tutti i Ministri del governo Renzi denunciando che se il potere dell’Homo water in the house non verrà limitato della giurisdizione italiana potremmo assistere ad un’altra gara difficile da gestire e probabilmente ancora più ricca di umani errori arbitrali.

Meleta Old Fashioned Lifestyle è in trepida attesa delle ricevute di ritorno.

L’uomo civile sta al di là delle barricate. Meleta terra di liberi pensieri.

dangerProprio ieri sera, durante le ore notturne, stavo percorrendo la strada che dalla Val di Merse porta nella contea di Meleta: una di quelle sere che grazie ai Led Zeppelin le curvose strade di questa zona diventano le lunghe highway americane dove la strada non finisce mai ed è fedele compagna del viaggio.
Durante il viaggio il Favi ha avuto modo di pensare e vedere molte cose ma certo il più persistente pensiero si è concentrato su taluni interrogativi.
Sono ormai anni che migliaia ed ancora migliaia di persone lasciano la propria terra in cerca di un barlume di terra promessa e sono ormai anni che tante, troppe persone si arricchiscono di fronte a questo dramma che spesso è volentieri rende certe zone del Mare Mediterraneo quasi un cimitero marino.
Non starò certo qui a dilungarmi sulle mosse di quel governo lì, di quella Comunità Europea là o delle mille salse che vengono utilizzate per meglio far digerire una situazione drammatica e per tanti versi paradossale. Ed il Favi non è certo un Nobel per la pace ma certe domande da bambino se le fa.
La prima cosa che mi viene in mente è come non riuscire a controllare le coste del mediterraneo per impedire a mercanti del mare senza scrupoli di imbastire questi viaggi della (poca) speranza. Naturale, ogni paese dovrebbe fare il suo dovere.

Ma l’interrogativo centrale non è questo.

I Led Zeppelin continuano a suonare ed il secondo interrogativo del Favi volge l’attenzione verso il tema centrale di questo pensieroso pensiero.
Possibile che di questa situazione non importi niente a nessuno di coloro che dovrebbero e potrebbero fare? Possibile che un abitante di un qualsiasi stato africano o mediorientale in guerra che mette in mano a trafficanti di persone i risparmi di una vita abbia come risultato quello di essere zeppato in un centro di accoglienza se gli va bene e non possa andare in un qualsiasi aeroporto ed acquistare un biglietto per  viaggiare in Italia, Francia, Germania e così via?

Per andare, insomma, a vedere come vive l’uomo civile.

Caro Favi, la risposta te la da Assenzio: “Perché per entrare regolarmente in Unione Europea uno straniero proveniente da certe zone del mondo ha bisogno di un visto ed un visto non è cosa facile da ottenere. Un visto presuppone una chiamata lavorativa (o un ricongiungimento familiare) e con questa, se si entra nella graduatoria flussi e si ottiene il benestare (spesso molto difficile da ottenere) dal proprio paese si può partire per l’U.E. Così però si diventa un immigrato.
Ad uno scafista bastano i soldi e poi sono fatti tuoi. Così però si diventa un clandestino. 
Non si sale su un aereo senza i documenti in regola, ed un aereo atterra in genere in un aeroporto con regolare dogana/frontiera mentre sul barcone sono meno esigenti e se ti portano in un CPT (Centro di Permanenza Temporanea) basta scavalcare la rete…

Perché un visto non te lo danno. Puoi averlo se hai già un lavoro che ti aspetta nell’U.E., se hai parenti stretti (coniuge, genitore se sei minorenne) che ti aspettano là e ti possono mantenere o se hai redditi e denaro tali da dimostrare che sei in viaggio d’affari o di piacere ma non per cercare lavoro.

L’uomo civile, in poche parole, ha alzato le barricate, ma lui era di là dalle barricate.

Quell’uomo che nel frattempo è diventato sempre più civile, talmente civile che non si cura più di tanto se ci sono delle persone che gli muoiono sotto gli occhi ma sempre collegato con il mondo civile per seguire tendenze e non rimare indietro nel tempo. Talmente civile che la strage di disperati diventa troppo spesso solo un titolo sensazionale di un giornale o una notizia da sparare all’inizio di un telegiornale o peggio ancora all’interno di una di quelle arene televisive dove si parla, nell’arco di una quarantina di minuti, di gastronomia e criminalità, di equitazione ed immigrazione come se dall’altra parte, nel pubblico, lo spettatore fosse visto e considerato solo come un grande bidone dell’indifferenziato.

E poi c’è l’astuzia. Quell’astuzia che gioca sempre alla creazione due schieramenti: la mia geniale idea per risolvere problemi contro la tua geniale idea per risolvere problemi che per il bene del civil format crea una divisione insormontabile ma poi il ristorante dove mangiare lo scegliamo insieme.

Ed ecco il terzo interrogativo: come mai a Meleta in una notte di un settembre di fine estate volano questi pensieri? Perché l’uomo civile sta sempre più alimentando l’inciviltà, quella dei pensieri prima e quella dei comportamenti poi.

Favi schierato contro il ritmo sordo ed incessante della modernità.

Bentornato Fantacalcio. E bentornato al Giorgione FC del Presidente Favi.

Senza titolo-2Oggi 9 settembre, seduto in quel caffè io non pensavo a te. E fantasticavo sulla nostra bella Italia così bistrattata perché non si sa gestire o meglio: perché chi la deve gestire fa tanta tanta fatica e perché chi la vive quotidianamente dovrebbe sempre avere un pensiero di miglioramento continuo del proprio senso e dovere civico.

Nel regno incantato di Meleta, dove il Favi si prodiga nella costruzione di una sorta di Buon Governo, queste giornate settembrine scorrono tranquille ed il sole allieta la vista che dalla Rocca si spinge fino al Mar Tirreno in un’esplosione di colori pastello. Ed è in questo contesto che la popolazione dei Proci si sta preparando ad una delle serate più coinvolgenti di tutto l’anno solare ed anche di quello polare.

Domani sera infatti è stato convocato il Gran Consiglio Procio: nella regale dimora di Fleocifero si incontreranno alcuni tra i giovani Proci più in vista del nostro territorio tra cui il qui scrivente Favi, il Grand Duca Papa, Chapeau, Rondejo Medina Bejo, Sir Carcavello e Jean De La Feccia.
La serata, come detto, è uno di quegli appuntamenti che vengono aspettati con grande bramosia ed impazienza: domani sera infatti avrà luogo l’asta del Fantacalcio valido per la Val Di Merse Championship 2014/15.
Per chi non ne sa niente di questo rituale tribale-calcistico è difficile anche solo immaginare l’adrenalina che farà da scenario all’asta per accaparrarsi i migliori giocatori della Serie A, le migliori nuove proposte, il portiere pararigori oppure l’esterno di difesa dal goal facile.
Ci sarà chi spenderà una fortuna puntando tutto su difesa e centrocampo, chi invece acquisterà solo attaccanti e chi a fine serata non avrà ben chiara la squadra che ha formato con i suoi fantamilioni (gli euro virtuali dell’asta).

Ed è così che per una sera i Proci si trasformeranno in Presidenti: Presidenti delle migliori squadre pronte a darsi battaglia per la conquista dell’ambito scudetto della Val Di Merse.

Solo per dovere di cronaca c’è da segnalare che purtroppo nella Championship della scorsa stagione, vinta da Rondejo Medina Bejo (trionfatore nella classifica a scontri diretti) e da Fleocifero (primo nella classifica a punti e conquistatore della relativa maglia a pois), sono stati innumerevoli i casi di tentata combine delle gare e manipolazione delle stesse. In particolar modo i Nas di Poggio al Gallo, coordinati dalla gendarmeria di Ponte del Saio, stanno indagando su alcuni match e non è escluso che lo scudetto 2013/14 venga revocato.
Medina Bejo e Fleocifero si sono dichiarati innocenti ed hanno più volte dichiarato di non temere l’azione della magistratura della Val Di Merse.

Ma questa è un’altra storia perché domani sera ci sarà spazio solo per penna (o lapis), taccuino, lista giocatori e calcolatrice alla mano insieme all’immancabile rito di iniziazione della vecchioccina che avrà il doveroso spazio all’inizio dell’asta.

Il Favi è sicuro di due cose: la prima è che ne vedremo e ne sentiremo delle belle, la seconda è che come al solito la sua squadra, il Giorgione FC, non vincerà nulla ma farà un gran bel calcio.