Paese in festa e Favi direttore artistico de Il Portino (con delega ai lavori pubblici)

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Quanta bellezza ci regala la nostra terra italica!
Ed in particolare quel lembo di terra che si desta dall’Alta Maremma di Meleta fino a volgere il suo sguardo verso le colline metallifere: terra amabile ed unica come solo il cuore della Toscana sa regalare a chi qui abita, qui turisteggia o solamente trascorre un attimo di vita prima di raggiungere la meta finale del proprio viaggio.

Qualche sera fa mi sono mosso da Meleta (con grande fatica derivata dal post ferragosto party) insieme ad un mio fido compagno di avventure musicali ed insieme, baldanzosi ma educati, ci siamo diretti nella splendida Massa Marittima per assistere ad un live dei romani Velodrama (band che tra l’altro suona e propone un bel rock d’autore molto molto piacevole). Ma prima del live la nostra attenzione è stata calamitata da un’artista di strada che ha tenuto banco per una buona mezz’ora con numeri da equilibrista e con tanta sana ironia.

Artisti di strada e feste di strada: un po’ come quella che si è svolta per Ferragosto nel ridente paese metallifero di Chiusdino, una Notte Bianca a cavallo tra le province di Siena e Grosseto.

Ed il Favi non poteva certo stare solamente a guardare.

Durante la mattinata che ha preceduto la Notte Bianca di Chiusdino, il Favi è stato infatti insignito della carica di Direttore Artistico de Il Portino che è il quartiere più antico del paese, il cuore del paese.

La festa si è svolta infatti in tutto il piccolo villaggio con grande partecipazione di pubblico: nella giornata c’è stato un po’ di tutto come da capitolato Notte Bianca. Dai giochi per i bambini alle degustazioni di prodotti tipici, da mostre e banchetti fino alla musica assolutamente e rigorosamente live.

Non posso non essere campanilista in un’occasione come questa.

E’ meraviglioso vedere un piccolo paese in festa, con fiumi (magari esagero ma ci sta bene…) di persone che scendono e risalgono le vie del centro storico, che mangiano nella piazza centrale e nei giardini del paese e che si divertono con amici, famiglia e bambini in attesa dei fuochi d’artificio della mezzanotte.
E’ vero, ad un certo punto della giornata, vuoi il caldo e la naturale ebbrezza della giornata hanno reso i vicoli del paese degni delle curve di Spa Francorchamps (ed i piloti erano più simili ai piloti di Go Kart del weekend che a quelli di Formula1…), ma nel profondo del mio cuore di innamorato di questa terra natìa è una meraviglia quando un Tuo luogo diventa, anche solo per un giorno, un piccolo centro pulsante di questo mondo.

Mille di questi giorni mio caro villaggio che tanto chiedi ma che anche tanto sei pronto a regalare. Ed a Meleta ci scappò la lacrimuccia.

La Sapienza di Roma apre le porte al Favi che commenta: “Giusto così”.

alleE’ con grande soddisfazione che scrivo queste righe per autocelebrarmi.
Agli inizi di settembre infatti io Favi avrò il piacere e l’onore di tenere un piccolo intervento filosofico presso l’Università de La Sapienza a Roma. All’interno della presentazione del corso di studi in Analisi e Gestione del Grottesco Moderno farò da testimonial portando in aula le mie esperienze, i miei vizi e le mie virtù e spiegando ai futuri studenti universitari come si sta, come si vive e come ci atteggiamo a Meleta. E questo non può che rendermi felice visto che anche i palazzi più dotti e colti d’Italia si sono accorti del grande lavoro etico, comportamentale e sociologico svolto dal Favi in questi ultimi tempi.
Questo invito mi è arrivato non più tardi di ieri l’altro perchè La Sapienza aveva bisogno di puntare su una faccia nuova dopo il gran polverone mediatico scatenato dall’invito del comandante Schettino che ha partecipato in veste di esperto ad un seminario dal titolo “Dalla scena del crimine al profiling” organizzato nell’ambito del Master in Scienze criminologiche e psicopatologico-forensi della facoltà di Medicina dell’università romana (in particolare non è stata una Lectio magistralis -Lezione del maestro-, ma un breve intervento «tecnico» per spiegare, dal suo punto di vista, cosa è accaduto nella notte del naufragio e sulla gestione di quei momenti di panico).

Bah. Doppio bah.

Che dire, non entro qui nel merito della totale mancanza di qualsiasi tipo di sensibilità nei confronti delle vittime della Concordia e non voglio nemmeno commentare la ganzata promozionale di quel docente che ha invitato il tipo in un aula universitaria: ma la cosa che più mi è sembrata sbalorditiva (e ringrazio di questo spunto il blogger Cassisa) è che gli studenti presenti non abbiamo tirato a Schettino nessun libro di costola, che non abbiano abbandonato l’aula mentre egli parlava e cose del genere.
Il Favi di Meleta non è un super eroe ma quando frequentava l’università, se fosse stato presente a questo seminario, avrebbe agito diversamente. O comunque avrebbe agito.
Una Università non può far insegnare la gestione del panico ad un tizio che attualmente è rinviato a giudizio al Tribunale di Grosseto per il grave disastro della Costa Concordia nel quale sono decedute 32 persone. Ed il professore che ha ideato sta’ roba ha sicuramente una bella botta al naturale.
Ma questo piccolo caso di cronaca vergognosa non è niente altro che lo sviluppo della spettacolarizzazione di ogni attimo della vita moderna: siamo circondati dal sensazionalismo, la normalità è ormai cosa rara e mai enfatizzata.

E se un disgraziato come Schettino è andato a fare una lezione in un’aula universitaria, il Favi si merita una cattedra (e come lui tanti altri).
Meleta, feudo di normalità, è pronto a dare battaglia.

Quando la magia di Woodstock scelse di calarsi nei pressi di Meleta.

fangoCorreva la mattina di un sabato in un luglio sempre meno estivo e sempre più autunnale quando, nella bacheca naturale di Meleta (posta sulla strada che da Meleta porta verso la Rocca), vidi un manifesto che proponeva per la sera stessa una festa in stile reggae con musica live nella ormai famosa La Capannina, tra l’altro luogo e teatro di ritrovo per lo sfortunato Mondiale concluso qualche settimana fa in Brasile e che ho quasi del tutto rimosso dai miei ricordi.
Decido di andare.
E mentre nel pomeriggio mi addobbo per il party chiamando a raccolta i Proci (popolazione locale IGT) di tutta la zona per conquistare insieme il parco de La Capannina, il pensiero vola veloce verso l’anima musicale del Favi: un concentrato di rock con venature di morbido reggae aleggia infatti da tempo immemore su Meleta.
Il meteo non promette nulla di buono, la festa è all’aperto, ed una cospicua bussata d’acqua non tarda ad arrivare: intorno alle ore 19.15 nuvole plumbee e cariche di pioggia si abbattono sulla zona rendendo i Proci timorosi nell’affrontare cena e dopocena nel parco. Ma il buon Favi non si perde d’animo e con danze e riti propiziatori riesce a convincere gli indecisi iniziando la scalata alla serata.
Devo dire che migliore decisione non poteva essere presa.
L’atmosfera della festa è splendida e sontuose bistecche di vitello vengono servite durante la cena che già preannuncia una serata degna di molte note. Nel frattempo anche le condizioni metereologiche diventano stazionarie e la serata rimane sì fresca ma molto piacevole.
Intorno alle ore 23 la band inizia il live (grazie a fonici ed organizzatori che non si sono persi d’animo nonostante l’acquazzone descritto sopra) e piano piano, terminata la digestione post cena, il popolo della festa inizia a muovere i primo passi sotto il palco: lì dove c’era l’erba (prima del diluvio) adesso c’è un bel pò di fango ma l’arbitro ha detto che si può giocare. Libera la scelta dei tacchetti da utilizzare in campo: si va dalle scarpe da ginnastica fino ai sandali passando per infradito e stivali di gomma.
E La Capannina non tarda ad esplodere di musica e colori: i Rebel Rootz di Trento hanno un ottimo sound e regalano un bel reggae sul palco mentre in platea il fango inizia ad essere uno dei protagonisti investendo nell’ordine scarpe, piedi, caviglie e stinchi dei coraggiosi danzatori che dai territori vicini hanno raggiunto il party.
Mi estraneo un attimo dalla zona danzereccia per riposare e mentre assaporo una cerveza guardo da buona posizione tutto lo svolgersi della festa: passatemi la similitudine ma veder ballare tutta quella gente sulla fanghiglia mi ha fatto venire in mente il festival di Woodstock…
I miei pensieri riemergono prontamente dall’anno ’69 e nonostante la fatica ad alzare piedi, scarpe ed infradito per muovere passi da ballo, la serata procede spedita. E quando il live finisce tra gli applausi del pubblico, lo stesso pubblico ha ancora la giusta verve per continuare a danzare e divertirsi in una magnifica serata di luna piena Toscana.
Alla fine la festa è stata un successo e gli organizzatori possono godersi il meritato riposo: l’incasso della serata andrà utilizzato in opere di beneficenza e questo non può che rendere orgoglioso nel suo piccolo anche il Favi che ha agito, nelle ore dell’aperitivo, da buon PR sociale.
Quando oramai l’alba inizia ad irradiare le luci della mattina decido che è il momento di fare ritorno a Meleta e lo stereo della macchina indovina la colonna sonora: Miracle Worker dei SuperHeavy è il giusto mix di rock&reggae che riassume al meglio il racconto di una serata così semplice e bella da ricordare.
Per una sera la magia di Woodstock si è calata proprio vicino a Meleta.

Meleta – #Selfie andata e ritorno: racconto di una storia surreale.

dsc_0256Dopo un breve tour negli Stati Uniti d’America ho fatto ritorno nella verdeggiante Meleta ed ho deciso di raccontare questa quantomeno curiosa avventura.
Negli States ho avuto il piacere di visitare la cittadina di Selfie, che si trova in Michigan, precisamente a metà strada tra Chicago e Toronto (Canada). Appena arrivato a Selfie mi ha fin da subito incuriosito la grande quantità di persone che, invece di camminare per strada guardando le bellezze cittadine o il percorso giornaliero da fare, muoveva passi con il braccio destro (o sinistro a seconda della propria naturale attitudine) alzato o per lo meno ricurvo. Ho parcheggiato la mia Ford Mustang Boss 429 nei pressi di un centro commerciale e mi sono poi avviato nel city centre per scoprire e visitare la città. Durante il tragitto ho continuato a vedere la quasi totalità degli abitanti nativi con questo ormai per me famoso braccio un po’ alzato o ricurvo.
Per soddisfare la mia curiosità mi sono avvicinato ad un abitante di Selfie e mi sono accorto che in mano aveva un dispositivo mobile che mi azzarderei a chiamare cellulare e stava facendo degli autoscatti pian piano che se ne andava per la sua strada. Poi ho incontrato un gruppo di studenti che si stavano autoscattando di fronte ad una chiesa anglicana cercando di inserire nello scatto anche il bel giardino pluviale che circondava la chiesa stessa ed infine ho scorto una mamma con un passeggino che cercava insistentemente di fotografarsi insieme al suo poppante all’interno del passeggino.
Carico di interrogativi sono entrato in una roadhouse grill per soddisfare il bisogno di un lauto pranzo. Entrato nel locale la cameriera mi ha gentilmente dato il benvenuto e poi mi ha chiesto di posare insieme a lei per una foto ricordo da attaccare al muro del locale predisposto per i ricordi fotografici. La bistecca con patate fritte e garlic bread era molto buona e mentre consumavo il mio pranzo mi è capitato fra le mani un piccolo opuscolo che presentava un concerto di musica indie rock che si sarebbe svolto a Selfie nel tardo pomeriggio. Decido che ci sarei andato subito dopo aver completato la visita della cittadina e del territorio circostante.
Dopo pranzo continuo a vagabondare per le ampie ed accoglienti strade e poi decido di tornare a prendere la macchina e mi dirigo verso il Lago Michigan che fa da confine tra gli Stati Uniti ed il Canada e che si trova a circa un quarto d’ora d’auto da Selfie. Arrivato al lago faccio una bella passeggiata lungo la riva e poi mi imbatto in piccolo pub all’aperto che diffondeva una musica inebriante: avvicinandomi vedo che i diffusori sonori esterni sono guidati da un bel giradischi che fa suonare un 33 giri dei Rolling Stones ed in particolare mi gusto Paint It Black davanti ad una bella birra gelata. E la cosa affascinante, oltre al posto ed alla musica è che nessuno fotografa niente e tutti si godono il momento incamerando nell’anima i bei ricordi di quel pomeriggio. Ma il tramonto non tarda ad arrivare ed il concerto indie rock mi sta aspettando.
Rientro a Selfie viaggiando lungo i boulevards cittadini ed inizio a sentire musica, segno evidente che il live è già iniziato. Mi dirigo verso il parco di Selfie ed oramai la luce del giorno ha lasciato spazio ad una notte che si preannuncia limpida e di temperatura più che piacevole quando, superata una piccola collinetta all’interno del parco, vedo una cosa incredibile. Sul palco la band si sta esibendo e la performance è molto piacevole mentre nella platea fasci luminosi illuminano la scena quasi a giorno. E l’illuminazione non è né quella del parco né quella propria dell’evento ma bensì è irradiata dalla somma di spumeggianti cellulari, tablet, pc portatile ecc. posizionati in mano a persone che stanno facendo foto e video in continuazione tanto che dal pubblico sembra che parta una ola continua tipo stadio viste le centinaia di mani e braccia audiovisive. E ad un certo punto anche il front man del gruppo si dirige verso il pubblico in delirio e mentre esegue una canzone più lenta e romantica tira fuori di tasca un cellulare e riprende il pubblico in festa. Vabbè, la musica è comunque ok ed ognuno è libero di gustarsi ogni situazione come meglio crede ma io mi godo il live un po’ più da lontano. Terminato il concerto decido di tornare verso il piccolo motel nel quale passerò la notte ma prima, siccome sono un abitudinario, mi fermo a mangiare un boccone nella stessa griglieria dove ho fatto pranzo. Entro, la cameriera della sera mi saluta amabilmente e poi mi chiede di fare una foto insieme a lei per avere un ricordo del mio passaggio nel locale. Io le rispondo che già a pranzo sono stato immortalato con la sua collega ma lei non sente ragioni e ci facciamo un altro roadhouse autoscatto che poi stamperà su carta e posizionerà accanto all’altra foto del giorno. Divoro magistralmente un Michigan pasty (carne e patate in un involucro di pasta sfoglia) e poi me ne vado a nanna.
La notte dormo bene nonostante le tante proteine ingerite durante la giornata e la mattina seguente mi reco in aeroporto e faccio ritorno a Meleta.
Appena arrivato a casa incontro sulla mia strada un nucleo familiare in ferie di provenienza olandese ed il capofamiglia mi chiede di fare loro una foto di famiglia con panoramica sulla verdeggiante Meleta: “ok” dico subito ed il fatto che non sia una foto scattata a Selfie mi rasserena non poco.
Ah, dimenticavo…il cartello stradale che si incontra arrivando a Selfie è quello inserito nell’immagine di questa variopinta e multimediale storia, una storia autocelebrativa del social io ovunque e comunque.

Germania uber alles: tedeschi campioni del mondo e Favi vero numero 10 moderno

untitledGermania uber alles: si conclude così la Coppa del Mondo di Brasile 2014. Una stupenda rete di Mario Gotze al 113′ porta i tedeschi in cima all’olimpo calcistico per la quarta volta nella loro storia al termine di una gara intensa e ricca di occasioni da goal.

Il Favi era schierato sulla sponda dell’albiceleste perché è più bello quando a vincere è la squadra che non gode dei favori del pronostico: e l’Argentina ha disputato una gran bella gara tutta cuore e grinta ma si è mangiata troppe reti con i vari Higuain, Palacio & co. Peccato davvero per i sudamericani e complimenti alla Germania che con questa vittoria raggiunge l’Italia a quattro titoli mondiali.

Che dire, questo Mondiale è stato a mio parere molto divertente (a parte le due semifinali) e mi mancheranno i colori degli stadi brasiliani addobbati a festa ed il tripudio di tifosi rappresentanti le squadre di tutti i continenti del mondo. Così come mi mancheranno le serata in compagnia passate nel rifugio mondiale di Meleta ed in altri luoghi a Meleta gemellati.

Ma c’è una cosa che proprio non riesco a digerire e che mal sopporto: tutta la stampa mondiale e gli addetti ai lavori attendevano con una certa bramosia l’esito della finale di ieri sera per suggellare la Pulce Messi come il nuovo Maradona o come l’eterno numero due argentino proprio dietro al Pibe De Oro. Risultato, Argentina sconfitta e Messi sulla gogna mediatica per non essere riuscito a trascinare l’albiceleste alla vittoria finale. Ma dai!!!
E’ vero, i salotti sportivi fanno parte del mondo del calcio e lo alimentano e nella buona o nella cattiva sorte giornalisti, opinionisti e commentatori sportivi possono fare le fortune di un giocatore o segnare in negativo prestazioni e parole dette a caldo da parte di chi ha corso per 90′ o 120′ minuti.
Messi non è Maradona e non lo sarà mai nemmeno se avesse vinto ieri sera: stiamo parlando di personaggi e personalità completamente differenti e di un calcio che oggi è lontano parente di quello degli anni ’80 e ’90. Maradona era fenomeno in campo e fuori dal campo mentre Messi è uno splendido giocatore ma non un trascinatore come poteva esserlo Dieguito. E questo, secondo il mio modesto parere, era chiaro prima del Mondiale e lo è anche dopo indipendentemente dal risultato finale.
Ed ampliando il ragionamento ma al tempo stesso delimitandolo dentro i nostri perimetri nazionali, Balotelli è sì un buon giocatore ma non ha niente di paragonabile ad un Totti o ad un Del Piero o anche semplicemente ad un Luca Toni o Alberto Gilardino, giocatori per la squadra.
Commenti e digressioni tipo “quel giocatore non ha dato tutto” oppure“quel giocatore non è un vincente” sono secondo me chiacchiere da bar e non dovrebbero trovare spazio in tv e sui giornali perché una squadra vince una grande competizione solo se è squadra e se chi deve gestire i giocatori sa il fatto suo (p.s. complimenti ai Della Valle per le schiette considerazioni su Prandelli).
Scusate il tono polemico ma è sempre più difficile guardare una gara in tv e non sentire commenti su cose che con il calcio giocato hanno poco se non pochissimo a che fare…quanto mi manca la classe di Bruno Pizzul!!!

Tornando ad essere più leggeri il Favi ha riflettuto molto sulle dinamiche calcistiche che hanno invaso la sua mente in questo mese e mezzo di Mundial ed ha stilato le 10 (numero non casuale) cose più belle e quelle più brutte (queste sì, in ordine volutamente casuale) di questa World Cup sudamericana.

Brasile 2014, Favi top ten:
1 – l’acrobazia mondiale di Mario Gotze nella finalissima;
2 – il diluvio che ha colpito La Capannina durante la semifinale tra Olanda ed Argentina;
3 – l’estasi provocata dal primo e dal secondo (e ultimo) goal dell’Italia ai Mondiali;
4 – la romantica generosità della Grecia e l’impavido Costa Rica;
5 – la nascita del blog “Il Favi di Meleta”;
6 – l’atmosfera di festa che si respira ogni sera Mundial;
7 – la spiaggia di Copacabana e lo spray per far rispettare la distanza nelle punizioni;
8 – le centinaia di birre consumate nelle serate Mundial;
9 – il colpo di testa di Van Persie contro la Spagna;
10 – la pubblicità della Fiat con Pizzul e Trapattoni.

Brasile 2014, Favi worst ten:
1 – un Brasile così brutto non l’avevo mai visto;
2 – un’Italia così brutta non l’avevo (quasi) mai vista;
3 – il continuo paragone tra Messi e Maradona che mi manda in bestia;
4 – le liti da terza categoria tra i giocatori dell’Italia subito dopo l’eliminazione al primo turno;
5 – il fatto che Neuer (portiere della Germania) non abbia subito nemmeno un pallonetto da distanza siderale (così stai in porta ogni tanto);
6 – la sigla di Sky “questa sera c’è il delirio al Maracanà”;
7 – il mio amico Spina che non ha organizzato il Mondiale da divano alla playstation (ma è comunque giustificato per cause di forza maggiore, I Love You)
8 – Balotelli capro-ne espiatorio dei mali dell’Italia calcistica;
9 – le scuse di chi perde e la modestia di chi vince;
10 – fondamentalmente, il fatto che il Mondiale è già finito.

E citando il grande Enzo Bearzot si chiude così anche il Mondiale 2014 by Meleta: “il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco”. Chapeau Mr Bearzot!

Adeus Brasil: Germani (reali) in finale e Favi sbalordito dallo sportically correct made in Germany

felipaoProbabilmente c’erano tutti i presupposti per una semifinale Mundial fuori dagli schemi. Certo è che l’organizzazione tedesca era favorita sullo spirito nazionale brasiliano di squadra, per di più orfano di due pezzi da novanta come Thiago Silva e Neymar. Ma quello che è successo ieri sera nella prima semifinale di Brasile 2014 ha veramente dell’incredibile.
I padroni di casa partono col piede giusto: baldanzosi ed agguerriti per cercare di avere la meglio sulla germana formazione che però, sullo 0-0, non fa una piega. Poi fu il primo goal e quindi in rapida successione avvenne la seconda, la terza, la quarta e la quinta rete che già dopo i primi quarantacinque minuti spingono la Germania in finale a suon di goals.

Ma facciamo un passo indietro.
Il Favi, ieri sera, ha fatto uno strappo alla regola ed invece di sistemarsi sul comodo divano di Meleta, decide di spostare la sua persona presso il Parco de La Capannina per una serata all’insegna del cibo tradizionalmete toscano, del vino, anch’esso tradizionalmente toscano, e di una semifinale in allegra compagnia all’ombra del possente proiettore su telo piazzato nel parco.

Durante la cena ho piacevolmente colloquiato con una coppia tedesca di una località non ben specificata (dal nome credo complicato ma posizionata vicino al Mare del Nord ed in particolare nei dintorni di Amburgo) e subito ho notato la loro effettiva e reale tranquillità germanica, per me alquanto strana, prima di una semifinale di World Cup. Ma ognuno vive il calcio e queste emozioni a modo suo e quindi non ho fatto più di tanto caso al comportamento non troppo sportically correct della mia nuova coppia amica.

La gara inizia ed il Parco de La Capannina pian piano si riempie di germanici che dagli agriturismi della zona si riversano nelle panche messe nel giusto ordine per gustare al meglio l’evento sportivo: facendo una sommaria e veloce statistica durante la gara il popolo italico era probabilmente in minoranza rispetto agli alemanni, diciamo possesso palla 40% Italia e 60% Germania.

Visto l’evolversi trionfale della gara pensavo che l’euforia per la schiacciante vittoria portasse qualche amico tedesco ad una sana esagerazione nel post goals ed invece sono qui a documentarvi una cosa, a mio modo di vedere, alquanto particolare. Nel susseguirsi delle prime cinque reti gli amici tedeschi hanno sì esultato ma in maniera molto pacata, quasi insonorizzata se paragonata al grido di un qualsiasi goal dell’Italia. Ebbene i froilen teutonici hanno esultato in maniera più convinta solamente alla sesta ed alla settima rete in un clima di grande rispetto e cordialità proprio di quel profondo senso civico che in Germania è spiccato e che da noi oramai in troppe occasioni è uno sbiadito ricordo.

Ma l’italianità non può passare in secondo piano anche se in campo ci sono solo Germania ed un pò di Brasile (molto poco in verità) ed allora lo spettatore italiano affonda il suo colpo da maestro: prima chiede il risultato della gara perchè aveva perso il conto dei goals e poi, rivolgendosi ad un gruppetto di tifosi tedeschi in festa dopo la settima rete, intona Sono un ragazzo fortunato di Lorenzo Jovanotti e così anche il cielo di Belo Horizonte si colora improvvisamente di azzurro.

Cari brasiliani avrei desiderato vedere una bella finale tutta sudamericana tra verde oro ed Argentina ma lasciatemelo dire: la Germania è sì molto forte ed organizzata ma voi…ma come diavolo avete fatto ad arrivare in semifinale??? La traversa colpita al 120′ dal cileno cagliaritano Pinilla negli ottavi di finale ha avuto la sua dolce vendetta ed a Meleta si alza prorompente l’alba del giorno che stasera renderà eroi olandesi o argentini.

P.S. E nel caso il risultato fosse troppo avverso ad una delle due squadre in lizza…spegnere e riaccendere la Playstation è la miglior cosa da fare.

Il tardivo lancio lungo del Belgio e l’eterna sfida calcistica tra Europa e Sud America mentre il Favi si accomoda sul divano di Meleta.

keep-calm-and-palla-lunga-e-pedalare-3Con la giornata Mundial di ieri si sono concluse le mie personali sfide impossibili alla World Cup Brasile 2014. E come era facilmente pronosticabile le sfide impossibili si sono stoppate bruscamente alle porte delle semifinali.

Ripercorrendo in affannato ordine il mio personale mondiale, nel primo episodio c’è stata la fragorosa uscita di scena degli Azzurri senza neanche poter vivere troppe emozioni e notti magiche (ri-ri-ri mannaggia a voi, ma senza rancore). Poi è stata la volta della Grecia che da quando ha trionfato nell’Europeo del 2004 ha lasciato una traccia indelebile nella mia mente di romantico calciofilo: ma per i discendenti di Zeus fatali furono i rigori negli ottavi. Nei quarti di finale ho così tifato abbastanza veementemente per il Belgio ma la formazione di Wilmots, di fronte alla quotata Argentina de La Pulce, ha utilizzato troppo tardi una delle strategie del calcio secondo Il Favi e cioè la sempre efficace e spettacolare tecnica della “palla lunga e pedalare” che poteva mettere un po’ più alle corde i sudamericani. Risultato? Argentina in semifinale e Belgio a casa anche perché, come ha dichiarato l’amico di un mio amico, “il Belgio non può giocare contemporaneamente con due capelloni a centrocampo” con riferimento al buon Witsel ed al carismatico Fellaini. Della Costarica, dopo che ci ha sconfitti nel girone eliminatorio, preferisco non parlare perché la ferita nazional popolare di azzurro colore sarà in me aperta fino al giorno dopo la fine di questo mondiale.

Eccoci così finalmente arrivati alle semifinali: due gare che riproporranno in campo l’eterna sfida tra le potenze del calcio dei due continenti più storicamente calcistici, l’Europa ed il Sud America.

Guardando il tabellone nei prossimi giorni si giocheranno due gare da leccarsi i baffi: Brasile-Germania (peccato non poter vedere Neymar in azione ma Camillo colombiano è stato un po’ troppo cinghiale nel suo intervento) ed Argentina-Olanda. E dico e sottolineo finalmente perché è sì sempre bello guardare tutte le gare dei Mondiali ma senza la patria italica in lizza io sinceramente non vedevo l’ora di potermi gustare i super match che varranno la finalissima.

Perché queste sono gare che praticamente nessuno si vuole perdere e quindi riecco in campo i maxi schermi, le cene pre e post match ed il clima da “mondiale de noantri” che magicamente rinasce nonostante l’Italia sia da tempo fuori dai giochi.

Buona visione e buon calcio a tutti, a Meleta i divani sono già schierati di fronte ai maxi schermi con Mojito bar in funzione…that’s football life!

Palleggiando al mare con il Favi senza gli ottavi di finale (bah ed ancora bah)

calcio_oldstyle2Sinceramente lo devo confessare: fino a che i Mondiali di Brasile 2014 non saranno terminati io non avrò pace.
Mi piace il calcio emergente del Costa Rica e dell’Algeria ma non poter respirare l’atmosfera del pre, durante e post gara degli azzurri mi rende irrequieto in queste serate estive di Coppa del Mondo.

Ed è per questo che da buon Favi, nel weekend appena trascorso, mi sono regalato una bella giornata di relax al mare. In particolare ho visitato in dolce compagnia le bellezze naturalistiche del Parco della Sterpaia che fa parte del più ampio sistema dei Parchi della Val di Cornia e che si trova nel golfo che da Follonica porta i bagnanti a sconfinare nel livornese nel comune di Piombino. Un oasi di pace con un bel mare, un’ottima pineta per il dopo pranzo e servizi niente male seppur costosissimi a mio parere (parcheggio a tariffe da multipiano situato a La Rascasse ma sorvoliamo…)
L’aria di mare e la succulenta ombra della pineta hanno così sfumato la mia delusione calcistica, resa ancora più lontana dagli splendidi mojiti trangugiati nell’ora (o meglio nelle ore) dell’aperitivo.

E qui casca l’asino. Durante l’aperitivo gustato in un locale del lungomare la tv del locale stesso è sintonizzata sul primo ottavo di finale di Brasile 2014. I padroni di casa del Brasile sfidano il Cile e la formazione andina mette alle corde i verdeoro: dopo una clamorosa traversa colpita dal cileno-cagliaritano Pinilla si va ai rigori. Pian piano molti avventori del locale lasciano le comode postazioni aperitiveggianti e si spostano all’interno per assistere alla lotteria dei calci di rigore. Poco prima dell’inizio dei penalty il locale è inaccessibile dall’esterno perché i tifosi si sistemano anche sulla porta d’ingresso rendendo difficoltoso il passaggio di spaghetti all’astice e fritture di paranza.
Il primo pensiero che mi balza alla testa è “che sport fantastico è questo!” mentre il secondo è “xxxxx xxxxxx noi dobbiamo aspettare altri quattro anni prima di rivivere questi momenti!”.
Come la maggior parte del pubblico presente anche io spero nella vittoria del piccolo Cile contro i pentacampeon ma Julio Cesar è in serata strepitosa ed il piccolo grande Neymar è freddissimo dal dischetto. Onore al Cile (giustamente festeggiato in pompa magna al rientro in patria) e festa brasiliana al Mineirão di Belo Horizonte ed in tutta la nazione brasileira.

Dopo Brasile-Cile è la volta della Colombia che fa un sol boccone dell’Uruguay privo del simpatico addentatore Suarez mentre ieri l’Olanda ha tenuto a galla l’Europa calcistica sconfiggendo in extremis il Messico (Robben è si fenomeno ma anche un po’ furbetto…). Nel dopo cena in programma un gustoso ed inedito mach tra Costa Rica e Grecia. La romanticità calcistica della Grecia è enorme e gli Ellenici riagguantano la gara al 91′ costringendo i Costaricani, passati in vantaggio con un chirurgico Ruiz, ai rigori. Alla fine sorride il Costa Rica ed io maledico il temporale che ieri sera si è abbattuto su Meleta e mi ha impedito di vedere gli ultimi venti minuti regolamentari, supplementari e rigori!

Tra pochi minuti in campo Francia-Nigeria ed a seguire  Germania-Algeria: pronostici in favore delle formazioni europee ma il Mondiale è bello perché è vario e mai scontato.

Ed anche se guardarlo non è come viverlo con la propria nazionale il Favi non si perde d’animo perché alla fine “ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio” (Jorge Luis Borges).

Italia fuori dal Mondiale: meno male che ci sono la Grecia e Casiraghi (che ha un appartamento a Meleta)

ITALY V BULGARIAStento ancora a crederci ma finisce qua (o meglio è finita ieri sera intorno alle ore 20) l’avventura azzurra ai Mondiali di Brasile 2014. Una spedizione partita con i migliori propositi ma che alla fine ha delineato in italica maniera il groviera di personalità all’interno di un gruppo che probabilmente squadra non è mai stato se non per brevi momenti.
La prima gara di questa Coppa del Mondo mi e ci aveva fatto ben sperare visto che avevamo vinto la nostra partita d’esordio, chi doveva segnare aveva segnato e chi doveva correre correva per lo meno alla stessa velocità ed intensità dei nostri avversari inglesi. Poi arrivò il Costarica che zitto zitto aveva già sconfitto l’Uruguay ed inguaia anche gli azzurri in una gara dove l’Italia è stata brillante per poco più di dieci minuti creando due nitide palle goal non sfruttate a dovere: ma alla fine l’1-0 dei costaricani ci poteva stare. Sulla nostra strada si è poi presentata ieri la Celeste, formazione di media forza come del resto noi ma con un reparto offensivo di tutto rispetto anche se mordace.
E qui mi fermo perché sarebbe troppo facile puntare il dito contro uno, due, tre o quattro singoli giocatori o contro l’allenatore sempre più vittima sacrificale nel calcio moderno. E non è nemmeno corretto sparlare dell’arbitro visto che il tipo messicano è stato sì poca roba ma se realizzi due reti in tre gare in una manifestazione come il Mondiale credo che sia giusto fare le valigie e rientrare mogi mogi a casa.

Ieri sera, dopo aver smaltito la sportiva delusione (non tanto per la sconfitta ma per il fatto che le notti mondiali azzurre sono finite con largo anticipo rispetto ai miei desideri) mi metto a fare zapping in tv prima di guardare i secondi tempi delle due gare conclusive del Girone C ed ascolto mille e mille valutazioni e commenti sulla spedizione italiana nello stato di Copacabana.
In particolare mi imbatto su un’analisi che sposa in pieno il mio pensiero: il calcio in Italia (chiaro, anche in altri paesi) è ormai una giungla di interessi economici dove l’ente che dovrebbe tutelare e salvaguardare il calcio del Bel Paese è ricattato o scende a patti con i grandi club che fanno il bello ed il cattivo tempo. Le società della massima serie dovrebbero essere obbligate (sì, obbligate) a destinare una buona parte dei loro investimenti nei settori giovanili. Dovrebbe inoltre essere messo un tetto massimo agli stranieri che si possono schierare in campo e nelle rose per far sì che le formazioni italiani siano effettivamente formate in larga parte da giocatori italiani. Questo permette per prima cosa a tutti i tifosi di riscoprire lo spirito territoriale del calcio ed in secondo luogo consente di avere un ventaglio di scelte più ampio e quindi la possibilità di chiamare a vestire i colori della nazionale i migliori giocatori. Ma soprattutto i migliori uomini.

Tornando al calcio giocato sempre ieri notte mi sono gustato tutto il secondo tempo di Costa d’Avorio vs Grecia: due squadre che si sono equivalse per tutta la gara, un po’ come noi e l’Uruguay a mio giudizio. Ecco, la Grecia passa in vantaggio, colpisce tre pali ma a dieci minuti dal fischio finale Gervinho fa il Gervihno e serve a Bony l’assist per l’1-1: africani col passaggio del turno in tasca e Grecia ad un passo dall’eliminazione e stremata dalla fatica. Gli Ellenici si riversano stoicamente in avanti lasciando ampi spazi ai contropiedi ivoriani che padellano una grande occasione quasi al novantesimo. Entriamo nei minuti di recupero e la Grecia fa il miracolo: azione insistita sulla sinistra di Holebas (mi pare), cross basso in mezzo all’area e grossolano fallo di Soi su Samaras che stava per scoccare il tiro verso la porta africana. Rigore e lo stesso Samaras porta una nazione intera agli ottavi di finale.

Una sola parola: emozionante. Emozionante come ti può emozionare un gruppo di uomini che forma una vera squadra, magari con tante lacune tecnico/tattiche ma con un grande cuore (lo stesso cuore messo dal gruppo degli Azzurri nel Mondiale 2006 in Germania per capirci).

Ripongo bandiera tricolore e trombetta nel mio rifugio di Meleta, mi addormento sognando le acrobazie (e le testate) di Casiraghi e tutto mi sembra più bello.